Nevermind: cosa ci resta 31 anni dopo?

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Nevermind è stato sicuramente uno dei dischi del secolo, uno di quelli che ti ricordi perché ha fatto parte, ed è tuttora pezzo rilevante della musica mondiale. Fu il secondo album dopo il successo di “Bleach” dei Nirvana, di Grohl e Cobain e, oltre ad essere una perla immensa nell’oceano musicale nel quale in questi ultimi anni siamo purtroppo sprofondati, è stato uno di quei capolavori odiati ed amati allo stesso tempo.

Prodotto da Butch Vig ed inciso nei leggendari Sound City Studios in California, fu un immenso e inaspettato successo, finendo poi per diventare una pietra miliare della storia della musica. Sicuramente il brano che più ci ricordiamo è Smells Like Teen Spirit, divenuto poi un vero e proprio inno generazionale, per tutti i rockettari grunge della fanbase del gruppo anni ’90 e non.

Tutto ciò fu la strada in discesa, ma soprattutto in ascesa per dirottare l’intero album al primo posto delle classifiche americane e non nel gennaio del 1992, scalzando dal trono nientemeno che sua maestà il re del pop Michael Jackson e arrivando a vendere oltre 30 milioni di copie. Insomma un vero successo per Kurt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl in quegli anni.

Circa un’ora di pezzi tecnicamente semplici al primo ascolto, resi veri e propri capolavori del rock dalla voce tremolante, rauca e, a tratti, quasi timorosa di uno spietato Cobain nel far arrivare le sue emozioni all’ascoltatore. Per i critici non si poteva assolutamente dire che i Nirvana furono degli ottimi musicisti, ma nonostante ciò le sensazioni che questo disco offriva e offre a chiunque si immedesimi nella rabbia di Cobain sono impossibili da descrivere.

Le canzoni di questo album, ci portano nel baratro vissuto dallo stesso Kurt, miste sicuramente ad una rabbia quasi incondizionata verso qualcosa o qualcuno, che viene scaricata tutta in pezzi come “Breed“, canzone carica di adrenalina. In questo pezzo, la batteria di Grohl ricorda uno schiacciasassi! Saltare sul letto o ovunque vi troviate all’ascolto è quasi d’obbligo, cosi come lo è mentre si ascolta pogando (per finta, perché questa canzone non è mai stata suonata ad un concerto) su “Stay Away“.

Cobain in questo disco vuole sostanzialmente raccontare i giorni che ha passato sotto un ponte, cacciato di casa e in preda a uno sconforto inimmaginabile dovuto alla depressione e alla grande assunzione di sostanze stupefacenti. Le tracce si spengono sull’ultima canzone “On A Plain” e dopo 10 minuti di silenzio c’è una ghost-track. Una registrazione di chitarre dilaniate e annientate in studio, con distorsioni tremende. “Endless, Nameless” è il titolo appropriato di questi travolgenti “suoni  e urli apparentemente senza senso”. Una “cosa-canzone” di sette minuti composta da  urla selvagge e dissonanze tremende che fanno pensare alla rabbia, non solo come musica ma come personificazione della cattiveria omicida e suicida insita in ognuno di noi, in certi momenti

Qualche curiosità

L’indimenticabile copertina del cd ritrae un bimbo di quattro mesi di nome Spencer Elden. Un neonato nudo in acqua che inseguiva una banconota da un dollaro. Immagine suggestiva e provocatoria che da subito ha fatto il giro del mondo rendendo ancor di più l’album del gruppo grunge uno dei più ascoltati nel magico mondo della musica bella, anche quando sembra non esserlo.

Elden nel venticinquesimo anniversario dell’uscita di “Nevermind”, si è fatto fotografare (con il costume) nella stessa posa, della copertina del cd. Una magra consolazione, anche se non siamo del tutto certi, che Cobain se fosse ancora tra di noi, avrebbe visto il tutto di buon occhio.

Inaspettatamente, però, il protagonista della cover più grunge di tutti i tempi lo scorso anno ad agosto ha deciso di far causa ai Nirvana per sfruttamento sessuale. Si diceva che per quella foto di nudo, Elden fosse stato vittima di pornografia infantile. Per di più, sottolineava il suo avvocato, i suoi genitori non hanno mai firmato una liberatoria che autorizzasse l’uso della sua immagine nell’album. Risultato: una richiesta della modica cifra di 2. 250.000 dollari.

Il 3 settembre scorso il caso si chiude ufficialmente. Un giudice federale degli Stati Uniti Fernando Olguin ha definitivamente respinto la causa, evidenziando come nel tempo Elden abbia comunque tratto profitto dall’essere il ‘Nirvana Baby’.

Sicuramente, Nevermind a chi ha buon orecchio, sa raccontare e suonare il fatto suo, senza bisogno di nessuna spiegazione iconografica. Solo musica ed emozione.

 

 

 

 


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