Malala Yousafzai: Premio Nobel per la pace

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Fonte foto: gradozero

 

Malala è una ragazza pakistana, che si batte per i diritti civili e il diritto all’istruzione delle donne nei paesi musulmani. È stata insignita del Premio Nobel nel 2014, all’età di diciassette anni, ciò fa di lei la più giovane vincitrice del prestigioso riconoscimento.

 

È balzata agli onori – o sarebbe meglio dire, i disonori – delle cronache nel 2012, quando, mentre era sull’autobus che la riportava a casa da scuola, fu vittima di un attentato da parte di un talebano che le sparò in testa.

 

Perchè quell’attentato?

 

Mingora, il paese dove ha vissuto, era, durante la sua infanzia, un’attrazione turistica, conosciuta soprattutto per i suoi festival estivi. Era felice in quel periodo della sua vita, frequentava volentieri e con profitto la scuola fondata dal padre, Ziauddin Yousafzai. Quando i talebani hanno preso il potere, c’è stato un radicale cambiamento, in particolar modo per le donne. Infatti di li a poco le è stato impedito di continuare gli studi, motivo per cui tenne un discorso nel 2008 (undici anni, badate bene) a Peshawar, in cui sfidava i talebani:”Come possono portar via il mio basilare diritto all’educazione?”

 

La popolarità fu immediata, tant’è che la BBC – l’emittente nazionale britannica – le propose di diventare corrispondente, curando un blog in cui descriveva le condizioni di vita del suo paese sotto il regime dei talebani. Lei accettò di buon grado, usando lo pseudonimo Gul Mukai. Nel dicembre del 2009, qualcuno svelò la sua identità e il blog fu oscurato. La ragazza non fu per nulla scoraggiata e continuò la sua battaglia, cosa che le valse l’International Children’s Peace Prize nel 2011. Il riconoscimento provocò l’indignazione dei talebani che la condannarono a morte; come detto prima, l’esecuzione avvenne sull’autobus che la stava riportando a casa da scuola.

 

Fu salvata per miracolo e fu trasferita a Birmingham, dove venne curata gratuitamente. Subì numerosi interventi chirurgici che le fecero recuperare la funzionalità di una parte del volto, rimasto paralizzato. Si dice che, mentre stava lottando tra la vita e la morte, era circolata una lettera di un talebano,  destinata a lei, in cui la informavano che, nel caso si fosse salvata, avrebbero riprovato a eliminarla; questo perché era un simbolo di quelli che loro consideravano infedeli.

 

Per fortuna questo non è avvenuto e così Malala ha potuto continuare le sue battaglie più forte di prima.

 

Il discorso all’ONU

 

Il 12 luglio 2013, giorno del suo sedicesimo compleanno, ha tenuto un discorso all’ONU; fa specie vedere una ragazzina che, nel silenzio assoluto dell’aula magna, ha calamitato l’attenzione dei presenti, parlando con sicurezza, con lo sguardo determinato e con la calma tipica dei leader.

 

Vediamo i passi più significativi:

 

Pensavano che i proiettili ci avrebbero messi a tacere, ma hanno fallito. Anzi, dal silenzio sono spuntate migliaia di voci. I terroristi pensavano di cambiare i miei obiettivi e fermare le mie ambizioni. Ma nulla è cambiato nella mia vita, tranne questo: debolezza, paura e disperazione sono morte; forza, energia e coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Le mie speranze sono le stesse. E i miei sogni sono gli stessi.

 

Voglio un’istruzione per i figli e le figlie dei talebani e di tutti i terroristi e gli estremisti. Non odio nemmeno il talebano che mi ha sparato.

 

Oggi invitiamo i leader mondiali a cambiare le loro politiche a favore della pace e della prosperità. Chiediamo ai leader mondiali che i loro accordi servano a proteggere i diritti delle donne e dei bambini. Accordi che vadano contro i diritti delle donne sono inaccettabili.

 

Noi crediamo nella forza delle nostre parole. Le nostre parole possono cambiare il mondo, perché siamo tutti insieme, uniti per la causa dell’istruzione. 

 

Non voglio vendetta contro nessuno, né contro i talebani, né contro altri gruppi terroristici.

 

Sono qui per difendere il diritto all’istruzione per ogni bambino.

 

Il Nobel per la pace

 

Come già riportato all’inizio, Malala, nal 2014 ha vinto il premio Nobel per la pace, anche grazie alla petizione che aveva raccolto migliaia di firme in tutto il mondo.

 

Questo premio non è solo per me. – ha dichiarato la giovane attivista in uno dei passaggi più significativi del discorso –  È per i bambini dimenticati che vogliono un’istruzione. È per i bambini spaventati che vogliono la pace. È per i bambini senza voce che vogliono il cambiamento. Sono qui per i loro diritti, per dare loro voce. Non è il momento di averne compassione. È il momento di agire, per fare in modo che sia l’ultima volta che a dei bambini è sottratta l’istruzione.

 

Nel 2015 è uscito un film documentario di David Guggenheim, dal titolo My name is Malala, in cui da uno sguardo sulla vita quotidiana della ragazza. Nel 2017 è stata eletta messaggero di pace delle Nazioni Unite, con l’incarico di promuovere l’educazione femminile. Nel giugno del 2020 si è laureata a Oxford in filosofia, politica ed economia, un altro sogno che si è avverato. Ha dichiarato che non sa che cosa succederà nel suo futuro, per ora dormirà, leggerà e guarderà Netflix.

 

Una dichiarazione spontanea di una ragazza come tutte le altre, con i suoi sogni e le sue aspettative, ma che ha già dimostrato di essere un gigante con la voglia di continuare a crescere.

 

Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono cambiare il mondo.


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