Da sempre il termine “blockbuster” indica un film, o qualsiasi altra opera di intrattenimento, caratterizzato da un elevato budget, una trama semplice e dall’uso considerevole di effetti speciali, con la sola finalità di attrarre e divertire il pubblico. Ma qualcosa ultimamente sta cambiando.

Fonte: sreenrant.com

Come sta evolvendo il cinema mainstream: il fenomeno Barbie

Oggi sempre più registi e sceneggiatori non si limitano a puntare solamente sull’effetto fantastico ed estetico dei film, ma nascondono dietro ogni realizzazione una riflessione che stimola il dibattito del pubblico.  È così che nasce il cosiddetto “blockbuster intelligente”: se prima questo genere spegneva i cervelli, ora li accende. Si consideri uno dei film più amati degli ultimi anni: Barbie” di Greta Gerwig. La regista, molto apprezzata per altre realizzazioni cinematografiche quali “Lady Bird” e “Piccole Donne”, è riuscita a trasformare il film “Barbie” da una commedia pop in un manifesto femminista. Il film racconta la storia di “Barbie stereotipata” (interpretata dalla talentuosa Margot Robbie) che, dopo aver avuto una crisi esistenziale, decide di lasciare la città di BarbieLand per dirigersi verso il mondo reale accompagnata da Ken (interpretato da Rayan Gosling). Una volta arrivata nel mondo reale scopre quanto sia complessa la realtà umana e si confronta con una società dominata da dinamiche patriarcali, che Ken, affascinato dal potere maschile, decide di introdurre a BarbieLand, sradicando l’equilibrio sociale della città. Unendo l’ironia con dialoghi profondi dedicati a temi contemporanei quali il ruolo della donna nella società e le lotte di potere, affiancati anche da un’abilissima mossa di marketing, la Gerwig ha dimostrato che è possibile far coesistere intrattenimento e pensiero critico, ridefinendo anche il concetto di mainstream, capace di dialogare con il pubblico senza sottovalutarlo.

Dune: una metafora del mondo di oggi

Un altro esempio simbolico di blockbuster intelligente è “Dune” di Denis Villeneuve, ispirato ai romanzi fantascientifici di Frank Hebert. Il film, tramite una fotografia solenne, dialoghi asciutti, attori affermati, e un’atmosfera epica narra la lotta per il controllo di Arrakis, un pianeta desertico e la sola fonte della spezia, sostanza che consente di intraprendere viaggi interstellari, visioni profetiche e controllo del potere politico. Il film di Villeneuve è diviso in due parti: nella prima concentra la sua attenzione sulla figura di Paul Atreides (interpretato da Timothée Chalamet); nella seconda parte completa la narrazione del giovane protagonista affrontando temi più disparati come il fanatismo religioso, il colonialismo, la lotta per il potere, il problema ecologico e del messianismo. Il film, utilizzando straordinari effetti speciali, le fotografie di Greig Fraser e le musiche d’impatto di Hans Zimmer, può essere visto come una grande metafora dei vari problemi e difficoltà che il mondo di oggi affronta. Anche “Dune” dimostra come ormai sia cambiata la sensibilità del pubblico. Nelle persone cresce sempre più la necessità di essere trattati come spettatori capaci di cogliere dettagli, simbolismi, abili nell’elaborare un proprio pensiero critico, e non più come meri consumatori di prodotti troppo leggeri e superficiali.

L’importanza della sceneggiatura

Non si tratta solo di stile ma anche di contenuti. Infatti, la sceneggiatura sta tornando ad avere un ruolo fondamentale e gioca mescolando vari toni e stili, sperimentando continuamente. “Oppenheimer” di Christopher Nolan, ad esempio, lo dimostra. Lo sceneggiatore di questo film, che è allo stesso tempo regista, intreccia tre linee temporali affidando al grande pubblico il compito di riordinarle, facendolo così partecipare attivamente in prima persona. In realtà, se si guarda indietro nel tempo, si può notare che anche in passato ci sono state forme di blockbuster intelligente.

Un tuffo nel passato

Si noti come lo stesso Christopher Nolan ha costruito la sua carriera sull’equilibrio tra intrattenimento e riflessione già dai primi film quali “Inception” (2010) e “Interstellar” (2014). Facendo un tuffo ancora più indietro nel passato, un esempio emblematico è invece rappresentato da Steven Spielberg, regista affermato che già dagli anni ’70 e ’80 è riuscito a unire intrattenimento, spettacolarità e ragionamento. “E.T l’extra-terrestre” del 1982 è sicuramente l’esempio che incarna meglio l’idea di blockbuster intelligente: costruito su una sceneggiatura classica divisa in tre atti, in cui il nucleo della storia è il legame che si crea tra un bambino e l’alieno. Questo film parla di empatia, paura del diverso e infanzia. Spielberg è così riuscito a creare un film dal grande successo commerciale, adatto a un vasto pubblico, dai più piccoli ai più grandi, senza rinunciare però al contenuto.

Ritorno a un cinema riflessivo

L’affermarsi, o il ritorno, del blockbuster intelligente segna un momento di svolta per l’età contemporanea. Non è solo una tendenza commerciale, ma un segnale culturale: si ha la voglia di un cinema che emozioni, che faccia staccare dalla realtà ma che allo stesso tempo ci faccia riflettere su ciò che ci circonda. Il futuro del cinema dipenderà dalla sua capacità di farci sognare e pensare.

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