La Fondazione Pastificio Cerere di Roma ospita la mostra collettiva della quarta edizione del RE:HUMANISM Art Prize, intitolata Timeline Shift, dal 19 giugno al 30 luglio 2025. Le tematiche trattate dalle diverse installazioni riguardano la connessione fra AI e arte contemporanea, sottolineando quanto la prima sia in grado di alterare le nostre percezioni sensoriali, nonché il modo in cui ci approcciamo al mondo concreto.

Lo scopo della mostra è dunque quello d’invitare lo spettatore a riflettere sullo sviluppo sempre più invasivo che l’intelligenza artificiale sta percorrendo al fine di riprodurre in maniera quanto più fedele possibile il reale, e ad interrogarsi sulla possibilità d’implementazione di modelli tecnologici alternativi, più ecologicamente sostenibili e miranti a sradicare una formazione prettamente meccanizzata e capitalistica dell’individuo.

Le opere in mostra

Si tratta principalmente di video installazioni, multimediali ed interattive, che combinano diversi linguaggi tanto artistici quanto informatici, quali il game design, la scultura digitale e la scrittura algoritmica.

Nello spazio principale troviamo i MAIN PRIZE di questa edizione di RE:HUMANISM e, a colpire subito l’occhio, troviamo Concept Drift, un videogioco sviluppato da Francois Knoetze e Amy Louise Wilson, che indaga la capacità dell’AI di riprodurre attraverso la programmazione videoludica, arricchita da dati incapsulati in archivi visivi, le dinamiche del colonialismo applicate ad un contesto storico-territoriale ben specifico: il Sudafrica.

Timeline Shift

Fonte foto: Luca De Marinis

Il secondo premio è stato assegnato all’opera One Day I Saw the Sunset Ten Thousand Times dell’artista Isabel Merchante. La tematica che si può evincere dalla particolare installazione consistente in un proiettore riproducente immagini AI generated di una serie di tramonti è proprio la capacità dell’intelligenza artificiale di produrre, tramite processi di standardizzazione operati su dati visivi online, immagini realistiche di un fenomeno naturale, mettendo così in discussione la nostra capacità di percezione nel distinguere il vero dal falso e, dunque, anche un certa nostra complicità nella costruzione di un processo che è alimentato dalle nostre foto sui social media.

La terza classificata è Minne Atairu con Da Braidr, un’opera nata dalla necessità di aggiungere al database delle immagini AI la possibilità di generare ritratti realistici di donne nere, con particolari trecce colorate, esponendole in maniera a dir poco peculiare, come se fossero parte di un pannello promozionale posto al di fuori di un parrucchiere. Viene dunque denunciata l’evidente matrice etnocentrica dell’intelligenza artificiale, monopolizzata dai paesi occidentali, rivendicando un spazio di autonomia economico-culturale per questa categoria sociale (le donne nere), ancora fortemente esclusa dall’ambito digitale.

Tra i finalisti rientrano anche Federica di Pietrantonio con la sua opera “indossabile”, Net Runner 01, un’imbracatura sulla quale è stato posto un piccolo schermo sul quale compaiono messaggi di una comunità virtuale in tempo reale, concernenti tematiche relazionali, identitarie e temporali.

Timeline Shift

Fonte foto: Cristina Massi

Poi abbiamo Ever, l’opera di Amanda E. Metzger, la quale può essere ammirata stendendosi su un tappeto bianco, fornito di cuscini, in modo tale da poter osservare sul soffitto un diario creato dall’intelligenza artificiale addestrata sugli scritti personali della stessa artista.

Infine, abbiamo tre opere straordinariamente creative: Screen Tests di Esther Hunziker, AI-Ludd del collettivo IOCOSE e Cloud Scripts di Kian Peng Ong.

La prima presenta una serie di ritratti generati con l’AI nei quali figure umane e strane entità pelose si fondono creando dei soggetti ibridi ed estremamente instabili.

Timeline Shift

Fonte foto: www.pastificiocerere.it

La seconda, invece, è un’installazione video nella quale ci vengono presentate una serie di chat fra degli individui ignoti e questa intelligenza artificiale luddista che invita a sabotare lo sviluppo delle macchine e dell’AI, istigando all’abbandono del posto di lavoro per dedicarsi al proprio tempo libero in totale libertà, senza più essere soggetti alla logica capitalistica della produzione automatizzata.

In conclusione, Cloud Scripts ci offre l’opportunità di ripensare il legame fra intelligenza artificiale e religione, grazie a questa macchina che riproduce su un foglio di carta apparentemente infinito talismani privi di un significato linguistico o pittorico specifico, ma che si caricano di una forte componente spirituale, reinterpretando la macchina in chiave ritualistica, con forti richiami al taoismo.

Il Premio APA – DATALAKE:CONTINGENCY di Franz Rosati

Timeline Shift

Fonte foto: www.re-humanism.com

L’opera è visibile nel cortile interno della Fondazione Pastificio Cerere e colpisce per la sua capacità di combinare immagini di notiziari iperrealistici e un’impostazione da falso documentario. La temporalità del tutto è relativa ed indefinibile, avente lo scopo di aprire una riflessione su natura, tecnologia e la loro stretta connessione con la realtà spazio-temporale del presente.

Spazio Molini con The Pit e Me vs. You

Nel sotterraneo della Fondazione sono esposte le opere The Pit di Daniel Shanken, la quale riflette sull’erosione del paesaggio naturale a seguito dell’estrazione delle materie prime atte a realizzare le infrastrutture per programmare le AI, e Me vs. You di Adam Cole e Gregor Petrikoviĉ, che indaga la fluidità delle identità queer partendo da sequenze di wrestling che vengono trasformate in una compenetrazione di corpi indistinguibili dall’intelligenza artificiale. 

Timeline Shift

Fonte foto: Carlo Romano
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