La finzione ha sempre avuto un debole per i ricchi. Ma non parliamo del classico magnate col sigaro, parliamo di quei personaggi che hanno trasformato il patrimonio in qualcosa di completamente diverso: un’identità, un destino, quasi una maledizione.
Di seguito parliamo di 3 figure cinematografiche che mostrano come il denaro, quando entra nella narrativa, smette di essere solo numeri e diventa molto altro.
Tony Stark: il miliardario che ha fatto dell’ego una virtù
Iron Man vanta un patrimonio stimato sui 43,4 miliardi di dollari. Ma è impossibile ridurre Tony Stark a una cifra e basta.
Le Stark Industries producono di tutto: armi, tecnologie, soluzioni energetiche. La classica multinazionale che potrebbe salvare il mondo o distruggerlo, a seconda dell’umore del CEO. E poi ci sono le ville, le auto, l’armatura che da sola vale miliardi (e che lui si ostina a migliorare continuamente, perché l’eccellenza non conosce vacanza, ndr).

Tony Stark
Stark rappresenta una versione quasi commovente del capitalismo redento. Usa i soldi per giocare al supereroe, o forse gioca al supereroe per giustificare i soldi. Il confine è labile, e probabilmente nemmeno lui lo saprebbe dire. Un miliardario con la coscienza sporca e l’ego intatto: un mix tanto amato dal cinema contemporaneo.
Bruce Wayne: l’erede maledetto che picchia i criminali di notte
Bruce Wayne è l’opposto di Stark. Dove uno ostenta, l’altro nasconde. Patrimonio stimato tra i 9 e i 12 miliardi di dollari (cifre conservative che salgono vertiginosamente se contiamo immobili, tecnologie e quella caverna sotto casa che farebbe impallidire qualsiasi bunker militare).
La Wayne Enterprises è una copertura perfetta: rispettabile, filantropica, noiosa. Dietro, un uomo che ha trasformato il trauma infantile in una crociata personale contro il crimine. Ogni notte indossa la maschera e va a menare delinquenti per le strade di Gotham. Di giorno finge di essere il playboy scemo che tutti si aspettano.

Bruce Wayne
C’è qualcosa di profondamente disturbante (e affascinante, ndr) in ciò che fa Batman: usare i soldi di famiglia per giocare al giustiziere. Wayne incarna il privilegio che cerca redenzione, solo che la cerca con i pugni, non con gli assegni benefici. Un aristocratico con problemi irrisolti e un budget illimitato: cosa potrebbe andare storto?
Aquaman: i tesori sommersi che mandano in tilt Wall Street
Arthur Curry merita una categoria a parte. Dimentichiamo i miliardi: qui si parla di centinaia di trilioni di dollari. Tesori antichi, risorse marine inesplorate, segreti custoditi negli abissi da millenni.
Aquaman non è un businessman, è un sovrano. La sua ricchezza non sta in borsa o in conti offshore, ma in un regno intero, con tutto quello che comporta. Relitti carichi d’oro, tecnologie atlantidee, accordi diplomatici con creature marine. Prova a mettere tutto questo in un bilancio aziendale.

Arthur Curry
È il promemoria perfetto che la ricchezza può assumere forme che sfuggono alla nostra economia terrestre.
Perché amiamo i ricconi immaginari?
Analizzare i patrimoni di personaggi inesistenti può sembrare un passatempo bizzarro, ma in realtà svela molto su come vediamo denaro, potere e responsabilità.
Stark ci dice che l’innovazione può (forse) giustificare l’accumulo di ricchezza. Wayne che il privilegio porta con sé una specie di debito morale che non si estingue mai. Aquaman che esistono forme di abbondanza che la nostra logica economica non sa nemmeno catalogare.
Questi personaggi hanno una cosa in comune: incarnano la fantasia universale di trasformare i soldi in qualcosa che conta davvero. Che sia salvare il mondo, vendicare i morti o regnare sui sette mari, poco importa. Ciò che ci affascina è l’idea che la vera ricchezza stia nel diventare e non nel possedere.
Da bambina mi chiamavano “la piccola scrivana”, forse perché stavo sempre con carta e penna in mano. Soprannome profetico? Chi sa. Intanto porto in borsa biro e taccuino, non si sa mai.