Tommy Lee Jones è sempre stato un attore atipico rispetto ai canoni del cinema americano. Un interprete spesso sottovalutato, capace di dare il meglio di sé nei delicati ruoli drammatici, ma anche di vestire i panni di personaggi dalle emozioni e dalle sfumature più diverse.

Jones è uno di quegli attori che non hanno mai avuto bisogno di occupare il centro della scena per dominarla. Lo sguardo severo, la voce ruvida e quell’aria apparentemente imperturbabile hanno costruito negli anni una delle presenze più riconoscibili del cinema americano.

Nato il 15 settembre 1946 in Texas, l’attore ha attraversato più di cinquant’anni di cinema passando con naturalezza dal dramma al thriller, dal western alla commedia, fino ai grandi blockbuster hollywoodiani. Una carriera costruita lontano dai riflettori della celebrità più convenzionale, ma costellata di interpretazioni che hanno lasciato il segno, dal marshal Samuel Gerard de Il fuggitivo all’agente K di Men in Black, passando per alcuni dei ruoli più intensi della sua filmografia.

Un attore inconfondibile che nella sua lunga carriera ha portato a casa l’Oscar come miglior attore non protagonista nel 1994, lavorando con registi del calibro di Oliver Stone, Steven Spielberg e Clint Eastwood, passando per un interpretazione senza tempo nel culto diretto dai fratelli Coehn Non è un Paese Per vecchi. Nelle sue interpretazioni Jones costruisce una galleria di personaggi segnati dal dal peso delle proprie scelte, erosi dal tempo, dalla solitudine e dal cinismo.

In occasione del suo ottantesimo compleanno scopriamo o riscopriamo le sue migliori interpretazioni.

Il fuggitivo (1993)

È il ruolo che ha trasformato Tommy Lee Jones in una star internazionale. L’interpretazione, infatti, gli valse l’Oscar come miglior attore non protagonista, premiando una performance diventata ormai iconica. Diretto da Andrew Davis e interpretato al fianco di Harrison Ford, Il fuggitivo lo vede nei panni del marshal Samuel Gerard, sulle tracce del medico Richard Kimble, accusato ingiustamente dell’omicidio della moglie.

Jones costruisce un personaggio apparentemente duro ma dotato di una sorprendente ironia, trasformando il classico inseguitore in uno dei protagonisti più memorabili del cinema d’azione degli anni Novanta. l’Oscar come miglior attore non protagonista, premiando una performance diventata ormai iconica.

Non è un paese per vecchi (2007)

Con i fratelli Coen Tommy Lee Jones trova una delle interpretazioni più sottili della sua carriera. Nei panni dello sceriffo Ed Tom Bell attraversa il Texas sulle tracce di un uomo e di una violenza che sembrano ormai appartenere a un mondo che non riesce più a comprendere.

Non è il classico protagonista d’azione: Jones recita soprattutto attraverso silenzi, sguardi e pause, diventando il simbolo di un’America al tramonto. Il film avrebbe poi conquistato quattro Oscar, compresi quelli per miglior film, regia e sceneggiatura non originale.

Le tre sepolture di Melquiades Estrada (2005)

È probabilmente il film che meglio dimostra quanto Tommy Lee Jones sia un autore oltre che un interprete. Al suo esordio nel cinema come regista, Jones porta sullo schermo un western contemporaneo ambientato tra il Texas e il Messico.

Interpreta Pete Perkins, un ranchero che decide di mantenere la promessa fatta all’amico Melquiades Estrada, morto in circostanze misteriose. Il viaggio attraverso il deserto diventa una storia di amicizia, vendetta e redenzione, raccontata con uno sguardo asciutto e profondamente umano.

A Cannes il film gli valse il premio per la miglior interpretazione maschile, mentre Guillermo Arriaga vinse il premio per la sceneggiatura.

Men in Black (1997)

Se Il fuggitivo ha consacrato Tommy Lee Jones come star, Men in Black ne ha definitivamente fissato l’immagine nell’immaginario popolare. Al fianco di Will Smith, Jones interpreta l’agente K, veterano dell’organizzazione segreta che controlla la presenza aliena sulla Terra.

Il contrasto tra il suo carattere impassibile e l’energia di Smith è il cuore della commedia. Jones riesce a rendere esilarante anche la sua proverbiale espressione corrucciata, trasformandola in uno dei suoi marchi di fabbrica.

Lincoln (2012)

Steven Spielberg lo porta nella Washington della Guerra Civile per raccontare gli ultimi mesi della presidenza di Abraham Lincoln. Jones interpreta Thaddeus Stevens, politico radicale e strenuo abolizionista, protagonista di alcuni dei momenti più accesi del film.

È un ruolo secondario, ma Jones riesce ancora una volta a lasciare un’impronta fortissima. La sua interpretazione gli procurò una nuova candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista.

Space Cowboys (2000)

Clint Eastwood dirige e interpreta insieme a Jones, Donald Sutherland e James Garner una commedia spaziale che gioca sulla vecchiaia, sull’amicizia e sulla possibilità di avere ancora qualcosa da dimostrare.

Jones interpreta Hawk Hawkins, ex pilota della NASA richiamato insieme ai suoi vecchi compagni per una missione nello spazio. È un film più leggero rispetto ai suoi lavori drammatici, ma perfetto per valorizzare il suo lato ironico e il rapporto con un gruppo di attori della sua stessa generazione.

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