Napoli sotto shock. Un altro pezzo di cuore va via. Diego Armando Maradona si spegne a 60 anni. Probabilmente in molti non capiranno, ma ancora una volta scendono le lacrime. Dopo Troisi e Pinuccio, un altro pilastro della cultura napoletana va via. Si, perché Diego era cultura. Era un po’ come noi, un ragazzino proveniente dalla strada, con le ginocchia sbucciate e il cuore pieno d’amore. Lo stesso amore che ha dato ai napoletani. Le gioie, le emozioni che ci ha regalato negli anni d’oro del calcio napoletano. E qualcuno si chiederà io cosa ne posso mai sapere di quello scudetto vinto nel 1987 o di quello del 1990. Beh, probabilmente non posso sapere cosa significa gioire per un suo goal, ma chi lo racconta dice che a Napoli quell’incredibile giornata che fu il 10 maggio 1987 nessuno la dimenticherà mai, perché fu una grande festa per tutta la città. Nel 90, invece, io c’ero. Io così piccola, che vestivo già d’azzurro, perché la domenica era del Dio del calcio e l’azzurro era il suo colore. Quel giorno di 30 anni fa Napoli scese per le strade a festeggiare di nuovo, anche grazie a lui, quell’uomo con gli occhi che parlavano e che aveva fatto di Napoli la sua città, il suo modo di vivere. Era essenza, purezza d’animo, era fantasista, genio, napoletano.

 

E poi sono cresciuta, un po’ mi sono appassionata al calcio, un po’ no, perché parliamoci chiaramente, non è più il calcio di una volta. Nonostante ciò, guardando i video, i documentari, i film dedicati a Diego non ho potuto fare a meno di amarlo. Perché è così. Basta guardarlo per rimanere colpiti dalla sua bravura e soprattutto dalla sua passione e dal suo amore verso il gioco del calcio.

 

Nelle scorse settimane Maradona aveva subito un’importante operazione alla testa, ma l’intervento era andato bene e qualche giorno fa era tornato a casa. Qualche ora fa un arresto cardiaco gli ha spezzato il cuore e l’ha spezzato a noi tutti.

 

Dalla Mano de Dios in Argentina-Inghilterra al gol del secolo segnato pochi minuti dopo, quando scartò sette giocatori inglesi prima di battere Shilton. Ha giocato in nazionale con l’Argentina, il Barcellona, il Siviglia e il Napoli, in patria con il Boca Juniors e l’Argentinos Juniors. Per descrivere Maradona, però, non bastano i titoli vinti. Dietro quei goal memorabili, ci sono tante sfaccettature che lo hanno reso indimenticabile. E noi non possiamo fare a meno che ricordarlo con quel pallone tra i piedi e il sorriso pieno di gioia.

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