Fonte foto: Wikipedia

Le prime immagini del trailer ufficiale Jumanji: Open World ci lasciano già senza parole. In una Los Angeles innevata, i ragazzi che nel 2017 avevano trovato la vecchia console di Jumanji incontrano in un bar gli avatar con i quali erano entrati nel videogioco e che ora sembrano essere diventati persone reali. “Inizio a pensare che non ci troviamo più a Jumanji” confessa sospettoso ai suoi compagni il professor Sheldon “Shelly” Oberon. All’improvviso la città viene invasa da animali di ogni specie, creando il caos più assoluto. Gli avatar devono intervenire, ma si muovono in modalità demo, come se fossero nel videogioco e le loro piene capacità non fossero ancora sbloccate. Alla fine del trailer, i ragazzi tornano a Jumanji nelle sembianze dei loro avatar (forse per recuperare qualcosa) ma anche questa volta, come nel capitolo del 2019 (Jumanji: the next level), c’è uno scambio di identità tra i vari giocatori.

Il titolo in inglese (Open world) allude a qualcosa di ancora più ambizioso rispetto agli episodi precedenti, aprendo le porte a un mondo più vasto e strizzando l’occhio al primo film del 1995, diretto da Joe Johnston e interpretato da Robin Williams. Ma “Open world” non è utilizzato a caso. Si tratta di un termine ben preciso della cultura videoludica, che significa “mondo esplorabile liberamente”, lasciando intuire un aspetto molto importante: il nuovo Jumanji si espanderà oltre i suoi confini.

Le novità rispetto al passato

Anche il nuovo film, come i due precedenti, è diretto da Jake Kasdan, e l’uscita è stata annunciata per il 25 dicembre 2026, almeno negli Stati Uniti. Le novità introdotte nel terzo capitolo della saga moderna sembrano creare un punto di continuità con il passato. Nel 2017 (Jumanji: benvenuti nella giungla) quattro adolescenti (Alex Wolff, Morgan Turner, Ser’Darius Blain e Madison Iseman) trovano per caso una vecchia console, dalla quale vengono risucchiati, finendo così in Jumanji nelle sembianze degli avatar che avevano scelto. Nel film del 2019 (Jumanji: the next level) i ragazzi tornano nel gioco, ma questa volta vengono seguiti anche dai due anziani Eddie e Milo, interpretati rispettivamente da Danny DeVito e Danny Glover. I giocatori reali finiscono negli avatar degli altri giocatori, compresi i due anziani, generando confusione e momenti di pura comicità. Nel 2026 le regole del gioco sembrano cambiare ancora una volta: Jumanji e gli elementi del videogioco entrano nel mondo reale, creando così un legame evidente con il film del 1995, che fondava la sua idea sull’invasione di Jumanji nel mondo reale attraverso il gioco da tavolo.

Nel cast tornano Dwayne Johnson (Dr. Xander “Smolder” Bravestone), Kevin Hart (Franklin “Mouse” Finbar), Jack Black (Professor Sheldon “Shelly” Oberon), Karen Gillan (Ruby Roundhouse), Nick Jonas (Jefferson “Seaplane” McDonough), Awkwafina (Ming Fleetfoot), Danny Glover (Milo Walker) e Danny DeVito (Eddie Gilpin) insieme ai ragazzi che avevano iniziato l’avventura nel 2017 in Benvenuti nella giungla. Nel cast figurano inoltre Rhys Darby, Bebe Neuwirth, Marin Hinkle e Lamorne Morris, mentre Burn Gorman e Nasim Pedrad sono tra le new entry.

Un omaggio a Robin Williams

Ma Open world non vuole essere soltanto l’elemento che completa e chiude la trilogia iniziata nel 2017. Si presenta anche come il quarto film della lunga storia di Jumanji che dura da più di trent’anni. Sembra che la produzione abbia voluto introdurre molti riferimenti al film interpretato da Robin Williams, come è stato annunciato dai vari spot promozionali, tra cui i dadi originali di Jumanji. Lo stesso Dwayne Johnson, che è anche uno dei produttori del film, ha espresso il desiderio di rendere omaggio a Robin Williams a più di dieci anni dalla sua scomparsa.

Quindi ci si aspetta di vedere anche una sfumatura nostalgica da questo nuovo e (forse) ultimo capitolo della saga, e non è cosa da poco. Se oggi possiamo ancora godere di nuove avventure del mondo di Jumanji, lo dobbiamo soprattutto alle sue origini, che non vanno affatto dimenticate. Sembra ieri che il ragazzino Alan Parrish (interpretato da Robin Williams) ha trovato un misterioso gioco da tavolo nel quale, durante una partita con un’amica, viene risucchiato restandoci intrappolato per decenni. Molti anni più tardi, due bambini, Judy e Peter, ritrovano il gioco, tirano i dadi e la partita riprende da dove Alan si era fermato. Il problema è che in questo modo hanno riportato nel mondo reale non solo il ragazzo ormai diventato un adulto, ma anche Jumanji. La rappresentazione cinematografica vintage degli anni ‘90 è un vero e proprio gioiello dell’adattamento cinematografico dell’omonimo libro per ragazzi scritto e illustrato da Chris Van Allsburg. L’idea centrale del libro si fonda su un gioco da tavolo da cui si può uscire solo dopo aver finito la partita. Ma gli ostacoli che i giocatori trovano sulla mappa diventano reali e pericolosi.

E in questo contesto è geniale la trasformazione che viene fatta del gioco, che si adatta alle preferenze delle nuove generazioni e si evolve insieme alle stesse: da gioco da tavolo, diventa un videogioco con avatar e scambi di ruoli. In particolare, la versione del 1995 mostra un aspetto misterioso di Jumanji, quasi una dimensione tribale, un mondo primordiale e inesplorato. Mentre la versione moderna parla a un pubblico generazionale cresciuto con videogiochi e mondi virtuali, che preferisce assistere più a una commedia d’avventura, senza però lasciare andare completamente il carattere pericoloso del “mondo perduto”. Malgrado tutte queste diversità, Jumanji cambia, si adatta, ma non perde mai la propria identità. Il concetto fondamentale per cui una “volta iniziata, la partita va terminata” resta in piedi ed è l’elemento fondamentale che permette al gioco di essere riconoscibile agli occhi del pubblico. Alan Parrish è rimasto intrappolato per ventisei anni in Jumanji, fino a quando qualcun altro non ha ripreso la partita. Intanto lui ha dovuto sopravvivere, ha sacrificato la sua infanzia e perduto la famiglia. Quando torna nel modo reale, è un uomo cresciuto nella giungla, ma nonostante il tempo trascorso, ha dovuto di nuovo fare i conti con la partita che aveva iniziato anni prima.

Jumanji ci fa capire una cosa molto importante. Quando un’opera d’arte ha un valore universale, non scompare mai davanti al progresso, ma trova sempre il modo di sopravvivere, adattandosi e arricchendosi con le novità del futuro, senza però perdere la propria identità.

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