Cinema e streaming sono le due facce speculari della settima arte nel nuovo millennio. Il panorama cinematografico di oggi si divide tra l’esperienza collettiva della sala e l’apparente comodità che offrono i servizi in streaming digitale.  Con l’avvento di Netflix in primis, in Italia dal 2015, e degli altri colossi quali Prime Video o Disney+, a cambiare totalmente, non è solo il medium ma la totale esperienza fruitiva del contenuto cinematografico.

Se, in una fase embrionale, i servizi di streaming avevano come obiettivo principale quello di trasportare sul digitale i contenuti del piccolo schermo, con le serie televisive a rappresentare il loro mercato di riferimento, nel corso degli anni il settore ha progressivamente spostato il proprio baricentro verso il cinema.

Le piattaforme hanno iniziato a investire sempre di più nella produzione di film originali destinati esclusivamente alla distribuzione online, ma anche nell’acquisizione dei diritti di opere appena uscite nelle sale o di grandi classici, ampliando così un catalogo sempre più ricco e competitivo.

L’ascesa dello streaming

L’ascesa dello streaming è stata favorita anche dalla crisi attraversata dal cinema tradizionale. Tra  numerosi fattori indipendenti, figura senza dubbio la pandemia di Covid-19 del 2020 che, con la chiusura prolungata delle sale e le restrizioni imposte a livello mondiale, ha modificato profondamente le abitudini del pubblico.

Proprio in quegli anni le piattaforme hanno conosciuto una crescita senza precedenti, imponendosi come un’alternativa immediata, accessibile e conveniente. Un’espansione che ha trasformato i colossi dello streaming in concorrenti sempre più temibili per la sala cinematografica.

Gli “embargo” di Netflix in sala

Ad alimentare questa percezione di rivalità contribuisce anche la storica politica di Netflix nei confronti della distribuzione cinematografica. Per anni la piattaforma ha limitato, quando non del tutto escluso, l’approdo in sala delle proprie produzioni, privilegiando un modello basato sull’esclusività dello streaming. Titoli da Oscar come Roma di Alfonso Cuarón, Don’t Look Up di Adam McKay, The Irishman di Martin Scorsese o il più recente Frankenstein di Guillermo del Toro hanno avuto una distribuzione cinematografica assente o estremamente limitata.

Vittima insospettabile anche l’acclamatissimo È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino: il film debuttò de facto nelle sale il 24 novembre 2021 per approdare su Netflix già il 15 dicembre, a meno di un mese di distanza.

Eppure lo storico conservatorismo della “grande enne” sembra destinato a cambiare. Il 12 febbraio 2027 Netflix distribuirà per la prima volta un proprio film seguendo il tradizionale modello di sfruttamento cinematografico, con un’uscita ampia nelle sale e una finestra esclusiva prima dell’approdo in streaming. Si tratta di una svolta significativa per un’azienda che, sin dalla sua nascita, ha spesso considerato il passaggio in sala come secondario rispetto alla distribuzione digitale.

A inaugurare questa nuova strategia sarà Narnia: The Magician’s Nephew, nuovo adattamento delle Cronache di Narnia affidato alla regia di Greta Gerwig, reduce dal successo mondiale di Barbie. Se questa scelta rappresenti un cambio di paradigma o un’eccezione destinata a rimanere isolata sarà il mercato a stabilirlo -si tratta del film più costoso per la piattaforma-, ma il segnale è chiaro: anche Netflix sembra riconoscere che il grande schermo conserva un valore culturale, economico e simbolico difficile da sostituire.

Ripresa del cinema=alleanza con le piattaforme streaming?

Questa inversione di rotta è probabilmente legata anche alla graduale rinascita delle sale cinematografiche, sostenuta da una decisa ripresa degli incassi al botteghino.

Dopo gli anni più difficili segnati dalla pandemia, il pubblico ha ricominciato ad affollare i cinema, spinto non solo dall’arrivo di grandi produzioni capaci di trasformarsi in eventi collettivi, ma anche dal desiderio di tornare a vivere il film come un’esperienza condivisa. I dati degli ultimi anni raccontano infatti di mesi da record per gli incassi, segno che il fascino del grande schermo è tutt’altro che tramontato.

Del resto, il cinema offre qualcosa che lo streaming, per quanto comodo e accessibile, fatica a replicare tra l’immersione totale nella visione e quel senso di ritualità che accompagna ogni proiezione.

La fruizione domestica ha senza dubbio cambiato le abitudini degli spettatori, rendendo il cinema disponibile ovunque e in qualsiasi momento, ma non è riuscita a sostituire completamente il valore dell’esperienza cinematografica. Da un lato lo streaming ha reso accessibile un catalogo monolitico letteralmente spiazzante per il consumatore-spettatore ma dall’altro ha appiattito il desiderio cinematografico.

Con una finestra così breve tra il cinema e lo streaming, tanto che il film sembri avere un piede  in due scarpe, non solo il cinema ha perso appeal con vendite minori al botteghino ma paradossalmente anche lo streaming non sembrava ottenere i numeri attesi.

La disponibilità immediata di un catalogo pressoché infinito ha infatti alimentato un consumo sempre più rapido e frammentato, in cui i singoli film rischiano di essere assorbiti dal flusso continuo delle nuove uscite anziché trasformarsi in eventi unici.

Del resto, più che rivali o alleati in senso assoluto, cinema e streaming sembrano seguire, in molti casi, un modello di mercato ormai collaudato: un film oggi vive due volte, prima nelle sale e successivamente sulle piattaforme streaming. La tensione tra i due media però resta, tra la comodità disorientante dell’attesa e il fascino unico della sala.

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