Fonte foto: Vesuviolive.it

 

“I napoletani non dimenticano”. Quante volte mi sono sentita dire questa frase negli ultimi quattro anni, da quando ho iniziato a scoprire questa straordinaria città, avvicinandomi alla sua cultura, documentandomi, conoscendo persone che Napoli la portano nel DNA. I napoletani non dimenticano, e la cosa più meravigliosa è che lo dimostrano con i gesti. Questa volta toccherà a Diego Armando Maradona essere reso immortale. Al Pibe de Oro verrà infatti dedicata una statua per omaggiarlo. 

 

 

Un simbolo di riscatto sociale
 
 
 
I partenopei lo chiamano semplicemente Diego, come se fosse un amico, un fratello. Perché questo per loro è sempre stato.

 

Nato in Argentina il 30 ottobre 1960, Diego conosceva il significato della vera povertà. C’era però una cosa che da sempre amava fare e per cui sembrava essere nato: giocare a pallone. E fu proprio questo a cambiare la sua vita e quella della sua famiglia, che riuscì a mantenere da solo sin dall’età di 15 anni. Arrivò a Napoli nel 1984, in un periodo di forte crisi economica e sociale. Mai stato in Italia prima di allora, durante le trasferte in settentrione Diego scoprì quanto i meridionali venissero infangati continuamente attraverso cori razzisti e striscioni denigratori. In quegli anni il Napoli rischiava la retrocessione in serie B, e giocando in campo Diego si accorse di quanto fossero spente le speranze dei tifosi e dei suoi compagni di squadra. Ciò nonostante, nel 1987 avvenne il miracolo: il Napoli vinse il suo primo scudetto e successivamente la Coppa Italia. Da quel momento Diego, che già era per tutti un fenomeno per le sue prodezze con il pallone, iniziò a diventare definitivamente un eroe. Arrivarono in seguito anche la Coppa Uefa nel 1989 e il secondo scudetto nel 1990. E Diego vinse anche il Pallone d’Oro alla carriera nel 1995, due anni prima di appendere le scarpe al chiodo.
 
 
Fonte foto: Sportmediaset.it
 

Quelle non furono semplici vittorie in un campo da calcio, ma veri e propri riscatti sociali. Diego diventò a tutti gli effetti un simbolo, colui che pur provenendo dalla povertà fece rialzare la testa ad un popolo infangato e denigrato continuamente. Per i napoletani il calcio è ed è sempre stato motivo di sfogo, un momento di unione per distrarsi e non pensare ai problemi. E quei trofei vinti sul campo sono stati motivo di orgoglio. Un modo per far sentire la propria voce, per dimostrare che da terra ci si può rialzare con le proprie forze. Fu proprio questo che il Pibe de Oro riuscì ad insegnare, in sette anni di carriera calcistica al Napoli: a non arrendersi, a continuare a lottare. E a credere nei propri sogni e nelle proprie capacità, senza dare peso alla propria provenienza sociale.

 

 

 

La candidatura di Domenico Sepe per la realizzazione del monumento
 
 

 

Subito dopo la sua morte improvvisa avvenuta il 25 novembre, la proposta di dedicargli una statua per renderlo immortale a tutti gli effetti. Un’idea che è stata subito accolta positivamente dai cittadini napoletani, che sarebbero anche disposti a pagarla di tasca propria attraverso una colletta proposta da Carmine Sgambati, presidente della Commissione Comunale Sport.

 

Ancora non è chiaro dove verrà posizionata. C’è chi propone allo Stadio San Paolo che presto diverrà “Diego Armando Maradona”, in suo onore. Qualcun altro propone a Largo Baracche ai Quartieri Spagnoli, che potrebbe modificare il proprio nome in Piazza Maradona. Si vocifera anche a Soccavo, al centro Paradiso, che fu la casa sportiva di Diego per tutta la sua permanenza a Napoli.

 

Il monumento molto probabilmente sarà creato da Domenico Sepe, noto scultore partenopeo, famoso per aver creato tra le altre opere anche la Fontana dell’Amore tra i Sassi di Matera.

 

Sepe dichiara: “Ho realizzato tre bozze e desidererei tanto che fossero i napoletani e gli amanti di Diego Armando Maradona a scegliere quale dovrà essere l’opera finale da realizzare“. E aggiunge: “L’opera sarà in dimensioni naturali e ritrarrà Maradona nel periodo del primo scudetto napoletano, con la testa riccioluta, lo sguardo vispo e la fisicità di un grande atleta, rappresentando un simbolo di riscatto del popolo napoletano, che passa attraverso il calcio”.

 

Fonte foto: Vesuviolive.it

 

Bisognerà attendere, quindi, per saperne di più a riguardo. Una cosa però è certa: i napoletani non dimenticano, questa ne è l’ennesima dimostrazione.

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