Serena Rossi torna a Napoli e lo fa al Teatro Diana con la sua SereNata a Napoli, spettacolo scritto e interpretato dall’artista stessa, con il quale non porta semplicemente in scena la musica napoletana, ma in abito bianco, eterea e angelica, porta sul palcoscenico una città intera, con le sue contraddizioni, le sue ferite, la sua ironia, la sua capacità di amare e quella, altrettanto straordinaria, di trasformare il dolore in canto.

E lo fa attraverso la musica, accompagnata dalla piccola orchestra di SereNata a Napoli, alternando canzoni antiche, racconti e parole che appartengono alla storia della città.

Lo spettacolo

Si parte da “Santa Lucia luntana” e dalla nostalgia di chi è costretto a lasciare Napoli, per arrivare a “Lacreme napulitane”, dove la lontananza diventa dolore. Eppure, come ricorda Serena citando Massimo Troisi, noi napoletani sappiamo anche soffrire con ironia:

“Lasciatemi soffrire tranquillo…”

È una Napoli che festeggia e piange nello stesso momento. La Piedigrotta, festa popolare per eccellenza, diventa così anche il luogo della tragedia: dietro la musica di “Dove sta Zazà?” c’è la storia di una ragazza rapita e mai più ritrovata. Perché Napoli è proprio questo: la tragedia che si veste a festa.

E poi il Vesuvio, il terremoto, la forza di un popolo. “Non siamo come gli altri, abbiamo un vulcano piantato nel sistema nervoso”, Serena Rossi cita Erri De Luca. È una frase che sembra racchiudere tutta Napoli: una città che trema, ma che continua a cantare. Da “Scetate uagliù” a “Bammenella” di Raffaele Viviani, fino alle Quattro Giornate, ai bambini, alla guerra e alla vita che continua.

La storia diventa poi personale quando Serena racconta di sua nonna Concetta, partita sui treni della felicità verso il Nord. E insieme alla sua storia entrano in scena le donne, la libertà e il coraggio di figure come Ria Rosa, zia di Serena Rossi, grande interprete della canzone napoletana, antesignana del femminismo ma anche narratrice dell’emigrazione italiana. Una donna che  più di cento anni fa, faceva parlare.

Poi arriva la seconda parte e Napoli torna a respirare con “Torna maggio” di Vincenzo Russo, “Passione” di Libero Bovio , il desiderio, l’amore. Quello che forse non si riesce nemmeno a dire e allora bisogna affidarlo agli altri come nella bellissima “Dicitencello vuje”, una dichiarazione d’amore indiretta, in cui il cantante chiede a un’amica di riferire i suoi sentimenti alla donna amata, per poi svelare alla fine la verità.

E in mezzo a tutto questo c’è Serena Rossi. Una presenza enorme. Una voce profonda, dolce, potente, capace di passare dalla malinconia alla gioia, dalla storia all’ironia, senza mai perdere autenticità. Serena non interpreta semplicemente Napoli, la sente, la vive e la fa vivere.

SereNata a Napoli non è soltanto uno spettacolo sulla musica napoletana. È un viaggio dentro l’anima di una città che sa soffrire, amare, ridere, perdere, partire e ricominciare. Una città che, come Partenope, continua a sedurre con il suo canto.

Lo spettacolo SereNata a Napoli sarà al Teatro Diana fino al 18 ottobre.

You May Also Like

Il Teatro Olimpico di Vicenza, l’ultimo capolavoro del Palladio

Gioiello di prospettiva, primo teatro stabile coperto dell’epoca moderna, venne inaugurato nel 1585 e fu meta persino della delegazione giapponese di Oda Nobunaga.

Lo scopo del teatro: dalle origini a oggi

Dalle forme più antiche del teatro a quelle contemporanee, un percorso attraverso la storia di un’arte affascinante e del suo messaggio.

Il teatro di Eduardo De Filippo: la verità oltre la vita

Eduardo De Filippo ha saputo meglio di chiunque altro rappresentare il disagio della società italiana del dopoguerra, specie quella napoletana.