Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un “incontro” tra due anime, mi incanta e mi fa sentire parte di un tutto.

                      

Giovanni Gastel si svela nella sua più intima autenticità e consacra il “ritratto” opera artistica d’eccellenza. Gastel restituisce valore all’uomo e dignità al soggetto autonomo e, attraverso i suoi 200 ritratti in mostra, documenta una parte importante del suo lavoro d’artista in oltre quarant’anni di attività. Da Barack Obama a Marco Pannella, da Germano Celant a Ettore Sottsass, da Bebe Vio a Luciana Littizzetto, da Monica Bellucci a Miriam Leone, da Vasco Rossi a Tiziano Ferro e molti altri.

 

Al MAXXI di Roma, in prima assoluta, oltre 200 “ritratti dell’anima” del maestro fotografo alle persone che più lo hanno colpito. I ritratti non sono percepiti come rappresentazioni della fisionomia umana, ma lasciano trasparire un significato interiore su ciò che va aldilà dell’esteriorità cogliendo la complessità del soggetto.

 

Al centro sempre l’anima che traspare dalla posa, dall’espressione del volto e dalla sua teatralità, per un ruolo centrale che non si ferma all’analisi fisica, ma scava nella sfera psicologica del personaggio. Pareti mobili di 3 metri d’altezza disposte in diagonale sembrano dialogare l’una con l’altra, in percorsi casuali che invitano lo spettatore a orientarsi secondo il suo istinto.

 

Sono tutti ritratti in grande formato, per le misure 130×90, in bianco e nero, mentre nella parte finale del precorso espositivo trovano spazio, in una sorta di quadreria, 80 immagini della serie dei colli alti neri. Un click, un attimo, un istante, un gioco sottile che suscita un brivido, un contatto tra due entità distinte.

 

Una sensazione volutamente riprodotta dal curatore Uberto Frigerio e dall’architetto Piero Lissoni che ha ideato l’allestimento, anche nella scenografia e nella disposizione delle immagini esposte.

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