La Mostra del Cinema di Venezia 2025 si è appena conclusa, lasciando dietro di sé un intreccio di emozioni, sorprese, premi e inevitabili polemiche. Dal 27 agosto al 6 settembre 2025, il Lido si è trasformato nella capitale mondiale del cinema, ospitando anteprime attesissime, divi internazionali, registi di culto e giovani talenti alla ricerca di consacrazione.

A dirigere la manifestazione è stato ancora una volta Alberto Barbera, mentre la cerimonia di apertura e quella di chiusura hanno visto la conduzione ironica e pungente di Emanuela Fanelli, madrina di quest’edizione. La giuria internazionale, presieduta dal regista americano Alexander Payne, ha avuto il compito di selezionare i vincitori in un concorso particolarmente ricco e variegato.

Il ritorno del maestro: Jim Jarmusch e la poesia dell’ordinario

Jim Jarmusch è tornato a farci innamorare del cinema con Father Mother Sister Brother. Il Leone d’Oro 2025 è andato proprio a lui, e stavolta se l’è meritato tutto.

Il trittico familiare che ha conquistato la giuria presieduta da Alexander Payne mette insieme Cate Blanchett in versione spettrale, Adam Driver sempre più a casa sua nei ruoli tormentati, e Tom Waits che trasforma ogni scena in poesia pura. Jarmusch ci ha ricordato perché il cinema d’autore non è morto, ha solo avuto bisogno di respirare un po’.

Questo Leone d’Oro conta davvero perché riporta al centro la narrazione intimista, dimostra che il cast stellare può servire la storia (e non il contrario, ndr) e conferma Jarmusch come poeta visivo del disagio americano. In un mondo saturato di blockbuster e franchise, vedere premiato un film che si prende il tempo di raccontare tre storie familiari senza fretta è quasi rivoluzionario.

L’Italia che conquista: Sorrentino e Servillo, coppia d’oro

Paolo Sorrentino ha inaugurato il festival con La grazia, e Toni Servillo ha fatto quello che sa fare meglio: rubare l’anima allo schermo. La Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile è arrivata meritatissima, perché quando Servillo recita, il resto del mondo sparisce.

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Sorrentino e Servillo a Venerzia 2025 - Foto: Il Fatto Quotidiano

Ma l’Italia non si è fermata qui. Gianfranco Rosi con Sotto le nuvole ha conquistato il Premio Speciale della Giuria, continuando la sua poetica sui confini che ci ha già regalato capolavori come Fuocoammare. Il documentario diventa narrazione universale, e Rosi questo lo sa fare come pochi altri al mondo. C’è qualcosa di profondamente italiano nella capacità di trasformare storie locali in riflessioni globali, e tanto Sorrentino quanto Rosi lo dimostrano ancora una volta.

The Voice of Hind Rajab: la settima arte non dimentica

Il Leone d’Argento a Kaouther Ben Hania per The Voice of Hind Rajab non è un mero premio, è una dichiarazione di intenti. Venezia dimostra ancora una volta che il cinema può essere specchio politico senza perdere la sua forza artistica.

La storia della bambina palestinese intrappolata tra le macerie di Gaza ha commosso il Lido, e la performance di Lina Soualem ha lasciato tutti senza parole. Quando il cinema diventa testimonianza, la settima arte tocca il suo apice più alto. Non è facile raccontare tragedie contemporanee senza scivolare nel pietismo o nella propaganda, ma Ben Hania ha trovato il modo di trasformare il dolore in arte senza tradirlo.

Le sorprese che nessuno si aspettava

Chi avrebbe mai pensato di vedere Dwayne Johnson in veste drammatica? Benny Safdie con The Smashing Machine ci ha regalato una delle sorprese più belle del festival. The Rock nei panni del lottatore Mark Kerr ha dimostrato che anche le star action sanno recitare.

E Emily Blunt? Semplicemente perfetta nel restituire profondità emotiva a una storia che poteva facilmente scivolare nel cliché sportivo. Il Leone d’Argento per la miglior regia conferma che i fratelli Safdie continuano a essere tra i registi più interessanti della loro generazione. Prendere un gigante come Johnson e farlo recitare davvero, non solo esistere sullo schermo, richiede talento e coraggio.

Altri trionfi che meritano attenzione

La Coppa Volpi per la miglior attrice è andata a Xin Zhilei per The Sun Rises on Us All, un dramma cinese che esplora la resilienza femminile con una delicatezza rara. Il cinema cinese continua a stupire quando riesce a liberarsi dalle convenzioni e a raccontare storie universali attraverso sguardi locali.

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Xin Zhilei a Venezia 2025 - Foto: Ansa

Il Premio Marcello Mastroianni a Luna Wedler per Silent Friend segna l’ascesa di una promessa del cinema europeo, mentre il Premio per la miglior sceneggiatura a Valérie Donzelli e Gilles Marchand per À pied d’œuvre dimostra che la Francia sa ancora come si scrive cinema intelligente. Virginie Efira protagonista è sempre garanzia di qualità.

Gelo in sala stampa: Ayo Edebiri non le manda a dire

Ma veniamo al piatto forte delle polemiche. La conferenza stampa di After the Hunt di Luca Guadagnino è diventata virale per tutti i motivi sbagliati. Una giornalista ha posto una domanda che avrebbe fatto meglio a lasciare sul taccuino: cosa rimane di Hollywood dopo la fine dei movimenti Me Too e Black Lives Matter?

Il momento di imbarazzo ha visto Julia Roberts spiazzata chiedere a chi fosse rivolta la domanda, Andrew Garfield ribadire che quei movimenti sono tutt’altro che conclusi, e Ayo Edebiri rispondere con una classe che ha fatto scuola. La replica dell’attrice è stata un masterclass di eleganza sotto pressione: “Non credo affatto che sia finita, il lavoro di attivisti e persone comuni continua ogni giorno“. Boom. Lezione servita.

L’intervistatrice, travolta dalle critiche online, ha parlato di linciaggio digitale e ha difeso la propria professionalità. Ma il danno era fatto, e la scena è diventata un caso studio su come non si fa giornalismo nel 2025. Julia Roberts, da professionista navigata, ha colto l’occasione per ribadire il senso del film: After the Hunt non vuole demolire i valori femministi, ma stimolare la conversazione su temi difficili.

Moda, glamour e tutto il resto

Il tappeto rosso ha brillato come sempre. Emma Stone con Yorgos Lanthimos per Bugonia, il cast stellare di Jarmusch, e persino Dwayne Johnson in versione glamour. Sorprendente Jason Momoa in total pink, comprese Birkenstock e smalto ai piedi: very cute, very pretty. Venezia conferma il suo status di passerella privilegiata per il cinema e per tutto quello che ruota attorno al mondo dello spettacolo.

Ma al di là dei vestiti firmati e delle pose studiate, quello che conta davvero sono i volti. Vedere Toni Servillo emozionarsi per il premio ricevuto, Jarmusch sorridere timidamente durante la premiazione, o Ayo Edebiri mantenere la calma durante una conferenza stampa scomoda: sono questi i momenti che rendono Venezia molto più di un festival.

Il cinema non è solo intrattenimento, è specchio del mondo, strumento di riflessione, provocazione continua. E quando una rassegna riesce a mettere insieme tutto questo, vuol dire che la settima arte è più viva che mai.

Venezia 2025 ci ha ricordato perché il cinema continua a essere la forma espressiva più potente che abbiamo. E noi, da spettatori privilegiati, non possiamo che esserne grati.

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