“Ai Weiwei. Who am I?” è il titolo dell’esposizione che, sino al 4 maggio 2025, è ospitata all’interno dell’impianto medioevale di Palazzo Fava in Bologna.
Le eclettiche opere dell’artista cinese Ai Weiwei, dialogano con gli affreschi cinquecenteschi nelle sale dello storico palazzo della “città dei portici”, lasciando che la tradizione europea e italiana in particolare, si intrecci con gli antichi miti della cultura cinese e con le istanze globali sulla natura umana interpretate dal lavoro di questo singolare personaggio, capace di definire in innumerevoli forme il sentire contemporaneo e le sollecitazioni di quest’epoca in bilico tra drastici e veloci cambiamenti e le paure e i conflitti che tutto ciò genera.
Il titolo
“Who am I?” Chi sono io? È la domanda che l’autore ha voluto porre all’intelligenza artificiale (della quale non si conosce la sentenza); ma è soprattutto la domanda per eccellenza che l’uomo da sempre si pone cercando, di volta, in volta risposte che appagassero l’IO collettivo o, di contro, aumentassero i dubbi sull’esistenza stessa.
Religione, tradizione e logica hanno da sempre provato a rispondere a questo quesito cruciale, senza tuttavia, com’è ovvio, riuscire nell’intento. Ma la domanda resta e dove, se non nella creazione artistica, si può e si deve porre l’accento non tanto sulla risposta ma proprio sulla domanda che risulta spiazzante, a volte scomoda ma anche rigenerante e ricca di speranza.
L’artista

Fonte foto: Palazzo Fava
Da sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani (per il suo impegno sociale è stato anche imprigionato in Cina), Ai Weiwei sposa nella sua arte tutte le varie sfumature dell’espressione contemporanea: dalla fotografia alle installazioni, dai video alle sculture, all’assemblaggio di materiali e concetti.
Passato e presente si fondono nelle sue opere registrando uno sguardo privilegiato verso le istanze di libertà e uguaglianza, di tolleranza e di denuncia dei soprusi che da sempre hanno caratterizzato il suo lavoro.
La mostra

Fonte foto: Palazzo Fava
Prodotta da Fondazione Carisbo nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae e realizzata da Opera Laboratori con il supporto di Galleria Continua e curata da Arturo Galansino, l’esposizione presenta più di cinquanta opere che affrontano temi come il processo di trasformazione culturale avvenuto in Cina: dal “Classic of Mountains and seas”, il più antico testo mitologico e geografico cinese, risalente al III secolo a.C. da cui l’artista rielabora aquiloni-scultura, alla rappresentazione del complesso cambiamento sociologico attuale con la serie di installazioni “Forever Bicycles”, realizzate con assemblamenti di biciclette.
Ma non mancano riferimenti alle migrazioni che avvengono nel Mediterraneo e alle difficili condizioni di quegli uomini che fuggono dalle guerre cercando una nuova patria, e il riferimento è al periglioso viaggio di Ulisse con la carta da parati “Odissey”, composta in fregi come i vasi attici.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.