Uno scintillio di oro, luci, gioielli, decorazioni, pietre preziose, scrigni, sarcofagi che risaltano su sfondi neri immersi in un’atmosfera di mistero: tutto questo e ancora molto di più si trova nella mostra presente alle Scuderie del Quirinale fino al 6 maggio 2026 intitolata “I tesori dei Faraoni”, in cui i 130 capolavori esposti provengono principalmente dal Museo Egizio del Cairo, dal Museo di Luxor e dal Museo Egizio di Torino.
Curata dal Dr. Tarek El Awady, questa mostra è la seconda in assoluto autorizzata dal museo egiziano dopo quella di Palazzo Grassi a Venezia nei primi anni del 2000. “Portare l’anima dell’antico Egitto nel cuore di Roma” – come ha affermato il curatore-rappresenta davvero un grande impegno soprattutto per le storie e le curiosità mai raccontate in precedenza, ma anche per l’opera di collaborazione effettuata dall’Ambasciata Italiana al Cairo e dal Consiglio Supremo delle Antichità Egizie.

Il percorso della mostra “I tesori dei Faraoni”

Strutturata cronologicamente in un percorso diviso in 6 sezioni, dall’inizio della civiltà egizia, fino al Nuovo Regno e al Terzo Periodo Intermedio. I pannelli esplicativi, molto chiari e ben leggibili, orientano lo spettatore tra magnifiche sculture, come ad esempio quella della Triade di Micerino – di 4.500 anni fa – il sarcofago in oro massiccio della regina Ahnotep– nel Nuovo Regno-, la Collana delle Mosche d’oro– attributo onorifico militare-, il sarcofago d’oro di Thuya- antenata di Akhenaton-, le statue di Ramses VI, Thutmose III, come pure i loro gioielli reali e gli oggetti sacri.

Statua di Nimaatsed
Le peculiarità della mostra “I tesori dei Faraoni”
Interessante in particolare la sezione dedicata alla Città d’Oro, comparsa in un recente scavo archeologico che ha riportato alla luce un insediamento del regno di Amenhotep III e Akhenaton e che permette di avere maggiori e preziose informazioni sulla vita quotidiana, sugli usi degli artigiani al servizio della corte, sui riti sacri praticati dal popolo. Inediti anche il Vaso Canopo– trovato vicino ad Alessandria– che avevo lo scopo di contenere le viscere di Tuya, genitore della sposa di Amenhotep III– il poggiatesta in pietra, che fungeva da cuscino all’interno dei sarcofagi- e la Stele funeraria– che rappresentava il defunto in un banchetto pieno di cibi da presentare agli dei. Di particolare fascino sono poi i papiri- come quello della Cantatrice di Amon– e le decorazioni sui sarcofagi.

Una statua-cubo
La vita quotidiana nella mostra “I tesori dei Faraoni”
Da questa mostra si evince con chiarezza quali fossero le condizioni della popolazione egiziana. Scribi, soldati e classe intermedia erano costantemente incentivati a produrre oggetti artistici d’eccellenza per testimoniare la straordinaria arte che fioriva ai loro tempi, come pure la celebrazione di Osiride e Iside con il famoso Occhio di Horus strappato dal malvagio Seth e poi recuperato. Se dunque la vita quotidiana della parte umile della società egiziana pullulava sempre di attività pratiche, le famiglie reali invece banchettavano, invitando gli amici a prendere parte ai loro simposi, accompagnati da musiche e canti. Non poteva mancare però il “Faraone d’oro”, scoperto da Zahi Hawass nel 2021: Tutankhamon scoperto nel sito di Luxor. L’insediamento era una vera e propria fabbrica con quartieri separati dai muri a zig zag, officine per produrre amuleti e mattoni crudi, botteghe di artisti e scultori e anche un centro direzionale per assicurare una zona amministrativa delle varie attività. Infine non potevano mancare i riti religiosi dedicati al culto di Iside, con Amon-Ra, il toro Apis, le famiglie in adorazione del dio Aten, le Statue-Cubo, collocate di fronte alle statue divine, in cui un uomo è seduto a terra e si cinge le gambe con le braccia, mentre è avvolto in una lunga vesta da cui fuoriescono solo le mani, ad indicare appunto la devozione in vita ma anche nell’al di là da parte del defunto alle proprie divinità.
Insomma andare a visitare questa mostra significa lasciarsi incantare dall’atmosfera egizia che, fin dai tempi di Antonio e Cleopatra, ha da sempre costituito un continuo richiamo del mondo romano verso la regione del Nilo, sempre tanto affascinante quanto misteriosa.