Il periodo della guerra ha visto contrapposti due modi di concepire il fare arte. Se da una parte il regime ha utilizzato la creatività artistica come strumento di propaganda, molti furono gli artisti che invece sposarono la causa partigiana, divenendone parte o condividendone i sentimenti.

La propaganda di regime

Pittura, scultura, grafica  e architettura furono, durante il periodo fascista, utilizzate per magnificare la grandezza del regime con opere monumentali e apologetiche. Specialmente nella costruzione di edifici pubblici la risonanza prima Neoclassicista e  successivamente Razionalista hanno caratterizzato gli interventi urbanistici del ventennio. Ma anche le opere scultoree e pittoriche erano sostanzialmente volte ad una didascalia solenne verso quei valori di forza e eroismo, il lavoro e la guerra enfatizzati dall’ideologia del regime.

Massima espressione di tale tendenza è da ricercarsi nel lavoro, se pur tecnicamente meritevole, di   artisti come Mario Sironi (1885-1961) e nel movimento “Novecento”, di cui hanno fatto parte  tra gli altri  Carlo Carrà (1881-1966), Felice Casorati (1883-1963), Emanuele Rambaldi (1903-1968), che tendeva a riportare l’espressione figurativa come “ritorno all’ordine” rispetto alle “degeneri” avanguardie  dei primi del secolo (Futurismo e Cubismo).

La protesta e resistenza

arte e guerra

Il dissenso e la partecipazione attiva alla Resistenza ha invece coinvolto molta parte del mondo intellettuale e artistico prima e durante la guerra. Già nel 1939 si forma a Milano  il gruppo “Corrente” fondato da un giovanissimo Ernesto Treccani (1920-2009) che si contrapponeva al conformismo dei “novecentisti” per promulgare un’arte dai contenuti libertari e sociali.

arte e guerra

Molti componenti del gruppo aderirono alla lotta partigiana come Emilio Vedova (1919-2006) e Renato Guttuso (1911-1987), documentando nelle loro opere le atrocità della guerra.

Salvaguardia dei monumenti

Priorità di molte città italiane durante il conflitto è stata quella di salvaguardare i monumenti storici e i capolavori  artistici con diverse strategie. Sia proteggendo con strutture di legno e sacchi di sabbia statue e facciate, sia trasferendo le opere d’arte trasportabili in luoghi sicuri e lontani dai siti sensibili a bombardamenti. Anche se si sono verificati danneggiamenti di chiese ed edifici storici in tutta la penisola, queste strategie hanno permesso di salvare la maggior parte del patrimonio artistico della nostra nazione.

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