Al suo esordio letterario come scrittrice di poesie, con “Certe donne”, edito da Altrimedia edizioni  nel luglio 2025 Stefania Martani ci regala una raccolta intensa in tutte le variegate sfumature di sentimenti e coraggiosa, in cui le sue esperienze sono anche quelle di tante donne, “certe donne” appunto, che lottano, combattono, si disperano e riescono a trovare soluzioni alla banale ma critica quotidianità  in cui sono spesso lasciate sole. E’ la linea di galleggiamento quella che fa la differenza: tra sprofondare negli abissi del dolore e della disperazione quotidiana e riemergere con affanno per restare a galla attimo dopo attimo.

I temi trattati e lo stile in Certe donne

Nei versi sembra potersi intravedere un tremolante filo, una rara luce all’orizzonte – chiederebbe Montale: “Il varco è qui?”– che è quella della tematica dell’amore. Un amore a tutto tondo- come lo definisce Chiara Gambino nella Prefazione– che “con metafore, simboli e immagini vivide [..] trasmette le sfumature dei sentimenti umani”. Aggiungerei però anche  come  si tratti di una trama intessuta di fili dorati e impreziosita da pennellate di colore che cola mescolandosi al tutto e ci proietta improvvisamente  nel dolore secolare dell’umanità: è quello dell’atomo opaco pascoliano come anche quello della solitudine di Umberto Saba e della noia montaliana.

 

L'autrice di "Certe donne", l'esordiente scrittrice di poesie Stefania Martani

L'autrice di "Certe donne", l'esordiente scrittrice di poesie Stefania Martani

Così tra i temi più ricorrenti c’è l’amore, che però diventa una raffica di ferite inferte “per amore”– che tale è solo detto, ma non provato o dimostrato, nell’uomo-Narciso o nel “Narciso ubriaco”, tutto apparenza o opportunismo- perché “l’incanto del tuo sempre/mi sprofonda”. Poi c’è la poesia degli affetti più cari: l’uomo ispiratore della sua volontà di fermare su carta l’amore provato nella sua vera intensità a 50 anni; ma anche l’amore per il gatto Denny, irrinunciabile compagno silenzioso con cui condividere la quotidianità più buia tra le pareti domestiche– “Il mio amore felino”- quello per i genitori, ma in particolare per il padre scomparso in “Portami le scarpe”- e quello più profondo per il figlio Giuliano, affettuosamente chiamato “Giuly”, a cui è dedicata tutta la terza parte del libro.

 Le sezioni tematiche di “Certe donne”

In questa raccolta ci sono tre sezioni principali: la prima che è intitolata “Varie”; quella centrale definita “I miei Lari, il padre”  e quella conclusiva “Amoroso giglio”: sono i tre perni attorno ai quali ruota vorticosamente “all’impazzata” la bussola dei sentimenti di Stefania Martani. La prima sezione “Varie” rappresenta una ricerca indeterminata di varie tematiche da trattare. Qui si rilevano maggiormente gli influssi letterari – come in Macbeth- che influenzano l’autrice a domandarsi quale sia il ruolo del poeta oggi: tra analogie e illuminazioni,  ecco che il poeta è “solo musica” oppure “il sudario che traspira/ e leva aromi là dove credevi/il nulla”, o infine “il sonnambulo improvviso” – che ci ricorda  il “funambolo” di A. Palazzeschi come si legge in “Poesia?”. La seconda sezione è quella dedicata agli affetti familiari, al “nido” della sua famiglia d’origine, con un’adolescenza difficile, con una madre per cui ancora oggi è la caregiver principale e con la nostalgia sempre presente- forse irrisolta?- per un padre scomparso troppo presto che lei ha visto spegnersi “come un agnello col suo belato” – in “Portami le scarpe”- straziato dalla malattia. E poi c’è la famiglia scelta, con il padre di suo figlio “che mi hai lasciato nella/disperazione/padre disperato” a cui chiede di porre fine al rancore e al tormento ma senza fare male al figlio – “Lettera a un padre”. Da qui- come dice l’autrice stessa- si rovescia sul suo mondo  e parimenti nel libro di poesie tutto il dolore della sua vita: l’isolamento per il figlio che per le sue difficoltà ha avuto un’adolescenza estremamente difficile; l’abbandono del coniuge, che ha riversato su di lei tutto il carico delle difficoltà quotidiane; la sua difficoltà nell’accettarlo e la sua continua ribellione contro il mondo per averle dato la gioia di un figlio, ma che non può essere autonomo; il lavoro e le difficoltà di essere un’insegnante di lettere oggi, la cui cultura non interessa affatto, i cui ideali di uguaglianza sociale e di ribellione contro qualsiasi ingiustizia le innalzano davanti un muro di gomma ad ogni protesta o ad ogni reclamo dei suoi legittimi diritti; infine il nuovo blocco a pubblicare le sue poesie arriva quando è venuta  a conoscenza della sua malattia, nel dicembre 2024, che l’ha “mutilata” al seno – come afferma lei stessa: seno  che è al contempo parte di intimo appagamento e di gioia, come pure organo di nutrimento del figlio e simbolo di maternità. Da qui però è rinata – novella Araba Fenice  di cui parla in “Grandi pulizie”- anche per avere compreso il significato della solidarietà femminile di tante donne che, come lei, affrontano la malattia, le sue fasi, la guarigione e si confrontano, sostenendosi a vicenda, in gruppi e iniziative di profonda solidarietà.

La motivazione e i destinatari di “Certe donne”

La volontà di pubblicare questo libro nasce anche con un obiettivo sociale, non solo come un semplice atto comunicativo, né tantomeno come linguaggio ermetico e per pochi intimi: irrompe invece in questi versi l’esigenza della poetessa  – che Chiara Gambino ha definito l’ Alda Merini del XXI secolo nella Prefazione – di unire insieme tutti questi singoli fotogrammi nati da momenti di impeto, non più sottovalutandosi, perché non “era all’altezza” rispetto ad altre autrici del nostro tempo, ma per creare un grande ponte con tutte quelle donne che soffrono, che somatizzano le loro condizioni di solitudine e di infelicità, perché tutte diventino invece consapevoli del loro ruolo e del loro valore rispettando appieno se stesse, non permettendo più ad alcuno di farle soffrire – ma nemmeno alla malattia! – né accontentandosi di “simulacri” che diventano “lacrimae rerum” – come nella poesia “Sunt lacrimae rerum” . E’ la vita che irrompe nel “cuore senescente” che non dovrà mai più rinunciare  a cercare il miracolo dietro l’angolo. Una poesia tra donne e per le donne, per risanare a vicenda con la solidarietà le ferite l’una dell’altra, ma soprattutto per guardare al futuro con la speranza di poter affermare se stesse senza paure, senza tabù, con l’orgoglio di chi cammina passo dopo passo, da sola, ma sicura e serena perché nulla o nessuno potrà mai più fermarla. Dietro ogni parola si avverte il respiro di una madre, di una donna, di una figlia gravata dalla difficoltà quotidiane, che si barcamena fino a riuscire a liberare l’anima che è in sé e che ora, come una farfalla, ha finalmente preso il volo trasformando il dolore in poesia e la fragilità nella sua forza. Un libro che lascia il segno, come solo i valori reali e le esperienze concretamente vissute e affrontate sanno fare! Consigliato a tutti!

 

Nota sull’autrice di “Certe donne”: Stefania Martani

Laureatasi in Lettere presso l’Università La Sapienza di Roma, insegna latino e greco presso il Liceo classico “Tacito” della Capitale. Ha sempre coltivato la scrittura, iniziando a scrivere  come giornalista su alcune importanti testate come Repubblica, Artimagazine  ed Europa ma anche per la rivista dell’Università LUMSA di Roma. Continua a coltivare la scrittura sia come saggista che come scrittrice di brevi racconti, tra cui uno pubblicato dalla rivista “Omero” intitolato “Specchio” e altri pubblicati come divertissément letterari. Per queste poesie l’ispirazione  è iniziata a partire dal 2023. Sta scrivendo un racconto di prossima pubblicazione e una serie di novelle.

 

Nota su Chiara Gambino, autrice della Prefazione di “Certe donne”

Psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, Chiara Gambino  si è specializzata in Mediazione familiare, in Operatrice per consultorio familiare e in psicoterapia di coppia con metodo EMDR, lavora attualmente presso  lo studio “LiberaMente” in zona Prati e Balduina a Roma. Ha fondato l’ Associazione Donna e politiche familiari, è tutor-formatrice per Solidea, istituzione di genere della provincia di Roma e docente presso la Scuola di Specializzazione  in Psicoterapia specialistica per lo sviluppo e l’adolescenza. Ha pubblicato diversi articoli per la prevenzione e il recupero del disagio adolescenziale, ma anche libri, tra i quali ricordiamo quello  dedicato alle mamme dal titolo   “Ninna nanna, ninna oh, questa mamma a chi la do” e il saggio intitolato  “Mai più indifesa” sulla violenza di genere.

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