Mentre il mondo brucia sotto il peso di guerre e divisioni, Pixar sceglie di guardare verso le stelle. Elio, il 29° lungometraggio dello studio di animazione, porta sul grande schermo la storia di un ragazzino di 11 anni che si ritrova catapultato nello spazio e scambiato per l’ambasciatore terrestre presso il Comuniverso, un’organizzazione galattica. Diretto da Adrian Molina, Domee Shi e Madeline Sharafian, questo film rappresenta molto più di un’avventura fantascientifica per famiglie.
La pellicola racconta di Elio Solis, un bambino orfano che vive con la zia Olga (doppiata da Zoe Saldana, ndr), una maggiore dell’aviazione americana. Il protagonista sogna da anni di incontrare un alieno e la sua difficoltà ad integrarsi lo porta addirittura a tentare di mettersi in contatto con lo spazio chiedendo di essere rapito. Quando il destino esaudisce il suo desiderio nel modo più inaspettato, inizia un viaggio che diventa metafora della ricerca di appartenenza che ogni bambino, e adulto, conosce intimamente.
Un messaggio di pace in tempi difficili
Nonostante l’ottimo lavoro svolto da Pixar, le critiche non sono mancate. Eppure, dietro queste ultime, si nasconde un’opera che arriva al momento giusto per trasmettere un messaggio di comunicazione, comprensione e pace.
Il film affronta tematiche universali con una delicatezza che solo la Pixar sa padroneggiare. Incomprensione familiare, solitudine, bullismo e il desiderio di sentirsi accettati sono i fili conduttori di una storia ricca di emozioni. Glordon, il piccolo alieno figlio del guerriero Lord Grigon, diventa il doppio perfetto di Elio: entrambi i bambini cercano il proprio posto in un universo che sembra non comprenderli, entrambi appartengono a nuclei familiari incompleti.
In Elio, essere speciali e unici non vuol dire essere soli, anzi: esiste un universo più ampio, ricco e vivo di quanto crediamo.
Una Pixar che cambia pelle
Lo studio di animazione Pixar sta attraversando una fase di transizione profonda, cosa che non è sfuggita all’occhio attento degli spettatori di Elio.

Una scena di Elio
La produzione del film ha vissuto momenti travagliati. Fino al 2023 la regia è stata seguita da Adrian Molina, ma in seguito alla decisione del direttore creativo Pixar Pete Docter di far rimaneggiare tutto il film, la regia è passata a Domee Shi e Madeline Sharafian. Questo cambio di rotta ha comportato uno slittamento dell’uscita dal marzo 2024 al giugno 2025, dimostrando la volontà dello studio di non scendere a compromessi sulla qualità.
Il risultato è un film che, pur mantenendo l’eccellenza tecnica che contraddistingue Pixar, abbraccia una narrazione più semplice e diretta. Al netto di qualche battuta e qualche scena eccessivamente stucchevoli, Elio è capace di fondere organicamente due piani di lettura: quello adulto e quello a misura di bambino.
Il paradosso del successo mancato
Elio ha registrato il peggior debutto nella storia di Pixar con soli 21 milioni di dollari in Nord America nel weekend di apertura, nonostante un punteggio dell’84% dei critici e del 91% del pubblico su Rotten Tomatoes.
Con la sola eccezione di Inside Out 2 dell’estate scorsa, Pixar ha faticato a riconquistare lo slancio commerciale che aveva caratterizzato il suo dominio negli anni 2000 e 2010. Il confronto è impietoso: mentre Inside Out 2 ha incassato 1,69 miliardi di dollari in tutto il mondo, Elio ha faticato a superare i 100 milioni globali dopo tre settimane di programmazione.
Tuttavia, la storia del cinema ci insegna che i grandi film spesso trovano il loro pubblico nel tempo. Elemental aveva vissuto una situazione simile durante il weekend di apertura, ma è riuscito a raggiungere quasi 500 milioni di dollari grazie al passaparola positivo. Elio potrebbe seguire un percorso analogo, sostenuto da recensioni entusiastiche e da un messaggio che tocca corde profonde nell’animo umano.
L’arte oltre i numeri
Oggi l’industria cinematografica sembra ossessionata dai franchise e dai sequel garantiti: in questo contesto, Elio rappresenta un atto di coraggio creativo. È un film che sceglie di parlare ai bambini di oggi delle stesse paure e speranze che hanno sempre accompagnato l’infanzia: la ricerca di un posto nel mondo, il bisogno di essere compresi, la scoperta che la diversità può essere una ricchezza.
Forse il vero successo di questa pellicola non si misurerà nei numeri del botteghino, così come il valore di un bambino non si misura nella sua capacità di conformarsi alle aspettative del mondo adulto. Come il piccolo protagonista che guarda le stelle sognando di trovare la sua famiglia tra gli alieni, anche questo film potrebbe trovare il suo pubblico in modi che i freddi calcoli commerciali non sanno prevedere. In fin dei conti, l’universo è molto più grande di quanto le nostre piccole esistenze lascino supporre.
Da bambina mi chiamavano “la piccola scrivana”, forse perché stavo sempre con carta e penna in mano. Soprannome profetico? Chi sa. Intanto porto in borsa biro e taccuino, non si sa mai.