Nel panorama dei grandi nomi dell’arte contemporanea italiana si è fatto conoscere Jago, pseudonimo di Jacopo Cardillo, scultore dalle incredibili abilità che attraverso le sue opere sta riscuotendo successo e ammirazione in tutto il mondo.

 

Jago esprime la sua arte principalmente attraverso la scultura ed è in grado di plasmare il marmo come fosse creta, animandolo di una vitalità incredibile e di un estremo realismo. Secondo l’artista, la scultura è il linguaggio attraverso cui riesce ad esprimere emozioni e soprattutto riesce a comunicare concetti contemporanei attraverso un’arte senza tempo.

 

Lookdown, l’opera di Jago in piazza del Plebiscito

 

Nella notte tra il 4 e 5 novembre 2020 Jago, documentandolo attraverso un video sulla sua pagina Instagram, ha depositato al centro di Piazza del Plebiscito a Napoli la sua scultura intitolata “Lookdown“, raffigurante un neonato in posizione fetale legato con una catena che lo tiene inchiodato a terra.

 

L’opera simboleggia gli ultimi, gli emarginati e i meno fortunati tanto che il bambino è stato chiamato Homeless (tradotto “senzatetto”). Il piccolo è dunque simbolo di fragilità e incertezze. Il titolo provocatorio fa leva sull’assonaza tra “Lockdown” e “Look Down“, guarda in basso, ovvero accorgiamoci di chi sta male, dei più deboli, messi in ginocchio dalla crisi economica derivata dalla pandemia.

 

Jago a Napoli: provocazione e invito a riflettere

 

L’arte è anche provocazione e Jago lo sa perfettamente. Ha depositato “Lookdown“, con un valore stimato sul milione di euro, in mezzo a una piazza alla mercé di possibili atti vandalici, sguardi curiosi e commenti fuori luogo. Ma l’arte è anche questo, l’arte fa riflettere e fa discutere e visto il profondo significato dell’opera, ogni eventuale gesto assumerà un significato e una chiave di lettura sulla società alla quale è stato affidato.

 

Un opera per dare voce a chi voce non ne ha.

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