Possiamo dirlo chiaramente: il cinema italiano è tornato alla grande. E non parliamo di quei film che fanno ridere solo i nostri nonni o dei cinepanettoni fatti con lo stampino. No, stavolta è diverso. C’è una generazione di giovani registi che sta letteralmente spaccando tutto, portando storie fresche e modi di raccontare che non avevamo mai visto prima.

Per anni abbiamo sentito il solito ritornello: “Il cinema italiano è morto”, “Non sa più cosa dire”, “È rimasto agli anni ’60”. Beh, chi lo diceva evidentemente non stava guardando nel posto giusto. Perché oggi abbiamo una schiera di filmmaker che sa cosa dire e lo dice anche in un modo che fa invidia a mezzo mondo. E la cosa più bella? Lo fanno rimanendo italiani al 100%, ma parlando una lingua che capiscono tutti.

Una generazione che non aspetta il permesso di nessuno

La prima cosa che colpisce di questi nuovi registi è che non stanno lì ad aspettare che qualcuno gli dia il permesso di fare cinema. Hanno capito che con una camera digitale, un computer e tanta creatività si può fare molto di più di quello che facevano i loro predecessori con budget milionari.

Dietro i big Matteo Garrone Paolo Sorrentino c’è una valanga di filmmaker nati negli anni ’80 e ’90 che stanno facendo grandi cose. E sapete qual è il loro segreto? Non si prendono troppo sul serio, ma prendono serissimo quello che vogliono raccontare.

Questi ragazzi sono cresciuti con Instagram, TikTok e YouTube e non usano i social solo per promuovere i loro film: li trasformano in veri e propri laboratori creativi. Testano idee, sperimentano, vedono cosa funziona e cosa no.

Il risultato? Film che nascono già pensando a tutti i possibili device su cui verranno visti. Non si tratta più di fare film per il grande schermo, qui si parla di fare pellicole che funzionano ovunque, dalla sala al cellulare.

Netflix & co. hanno cambiato tutto

Bisogna essere onesti: se oggi il cinema italiano sta vivendo questo momento d’oro è perché Netflix e le altre piattaforme streaming ci hanno messo lo zampino. E non poco.

Prima era un incubo: fai un bel film, magari vince anche qualche premio, ma poi? Poi finiva per essere visto da quattro gatti perché non c’era distribuzione. Ora invece Netflix, Amazon Prime e Disney+ apprezzano il lavoro dei nostri registi e si offrono di smistarlo al mondo intero.

Matteo Garrone

Una scena de Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone

E così abbiamo avuto Suburra, Gomorra, Zero, serie che hanno fatto il giro del mondo partendo da storie italianissime. Il trucco? Raccontare cose che succedono qui ma in un modo che tutti possano capire e apprezzare. Non è facile, ma questi registi ci stanno riuscendo.

I festival, poi, sono diventati il nuovo mercato. Cannes, Venezia, Berlino non sono più solo posti dove andare a sfilare in smoking: qui i nostri registi vanno a fare business, a incontrare produttori da tutto il mondo mostrando cosa sanno fare gli italiani.

Parliamo di cose che contano

E poi c’è la sostanza. Perché va bene essere fighi, va bene avere la tecnologia, ma se non hai niente da dire rimani un bel guscio vuoto.

Invece questi registi di cose da dire ne hanno eccome. Prendiamo Giacomo Abbruzzese, che con Disco Boy ha portato a Berlino una storia di immigrazione e identità che ha conquistato l’Orso d’Argento. Oppure Alice Rohrwacher, che con i suoi film riesce a raccontare l’Italia rurale con uno sguardo poetico ma mai nostalgico. Questi registi parlano di tutto quello che ci sta succedendo intorno, ma senza fare la predica. Anzi, spesso mescolano le carte in tavola: un po’ documentario, un po’ finzione, un po’ realtà, un po’ sogno.

Il bello è che finalmente stiamo raccontando l’Italia per quella che è davvero: multiculturale, complicata, piena di contraddizioni. Basta con pizza, mandolino e mammà. Ci sono film che parlano di seconde generazioni, di ragazzi che si sentono italiani ma vengono trattati come stranieri, di città che cambiano faccia ogni giorno.

Il cinema italiano è tornato e stavolta fa sul serio

Possiamo affermare che il cinema italiano non è più quello di una volta. È diventato qualcosa di nuovo, di fresco, di internazionale ma che sa ancora di casa. Le voci contemporanee stanno costruendo qualcosa che durerà.

La cosa davvero interessante è che stiamo assistendo alla nascita di un nuovo modo di fare cinema, dove si può essere creativi senza morire di fame e dove le buone idee trovano sempre una strada per arrivare al pubblico.

Il futuro del cinema italiano sembra essere in ottime mani, a patto che questi registi continuino a fare quello che sanno fare meglio: raccontare, a modo loro, storie che vale la pena ascoltare.

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