A Roma e su Roma esistono angoli e leggende peculiari, storie e racconti, che si perdono nelle secolari vicissitudini della città eterna e particolari anche minimi che però sottolineano la ricchezza culturale e sociologica dell’urbe.
1. Le statue parlanti

Oltre al più conosciuto Pasquino (piazza Pasquino), esistono, posizionate in diverse parti della città, altre cinque statue dette “parlanti” : l’Abate Luigi (piazza Vidoni), Madama Lucrezia (piazza San Marco), il Marfoglio (Musei Capitolini) e due fontane dette il Babbuino (via del Babbuino) e il Facchino (via Lata). Le sculture, di epoche diverse, sono dette appunto “parlanti” perché per molto tempo, e in particolare tra il XIV e il XVI secolo, su di esse venivano affisse anonime motteggiature, spesso in vernacolo e in versi, indirizzate alle classi dominanti, con l’intento di palesare la storture del potere e il malcontento della popolazione.
2. Il Testaccio
La collina che da il nome all’intero quartiere Testaccio ha un’altezza di circa 36 metri. In realtà è una altura artificiale detta anche Monte dei Cocci (Testae è cocci in latino) perché costituita da milioni di cocci di anfore. Era infatti una discarica a disposizione del vicino porto fluviale Emporium, dove venivano accatastati i cocci delle anfore che contenevano alimenti e quindi non più utilizzabili per altri scopi. Ancora oggi nell’area, solitamente chiusa al pubblico, si cammina tra la vegetazione cresciuta sui cocci di terracotta di epoca romana.
3. Basilica di Santa Sabina

Sul colle Aventino troviamo la chiesa paleocristiana di Santa Sabina, costruita tra il 422 e il 432 proprio dove sorgeva la casa della matrona romana Sabina (di cui rimane una colonna), deceduta in odore di santità. La basilica possiede anche 24 colonne che facevano parte del tempio di Giunone Regina. Un’altra particolarità consiste nel portale ligneo situato in fondo al portico che era un tempo composto da ventotto formelle a bassorilievo. Oggi ne rimangono solo diciotto. Guardando in alto, la raffigurazione iniziale è la crocefissione di Cristo e dei ladroni ed è la prima rappresentazione in assoluto della scena sul Golgota. Ma nella scena mancano proprio le croci, perché allora erano ancora considerate un marchio di infamia.
4. Chiesa di sant’Ignazio di Lojola

Dedicata al fondatore dell’ordine religioso dei Gesuiti la chiesa di Sant’Ignazio di Lojola (piazza sant’Ignazio) fu ampliata nel periodo barocco intorno al 1620. Ospita tra le altre, la tomba di un grande gesuita: San Luigi Gonzaga. Interamente affrescata dal monaco pittore Andrea Pozzo (1642-1709) ha avuto all’epoca problemi di budget (come si direbbe oggi), tali da non poter permettere alla costruzione l’innalzamento della cupola. A tale inconveniente pensò appunto il geniale Pozzo con una delle due simulazioni prospettiche presenti nel soffitto: al centro della navata si può ammirare una cupola perfetta, di diciassette metri di diametro che sovrasta la chiesa.
5. La prospettiva di Palazzo Spada

Sede del Consiglio di Stato e della Galleria Spada, il Palazzo Spada (piazza Capo di Ferro) è un palazzo in stile Barocco costruito a partire dal 1550. Oltre all’architetto Bartolomeo Baronino (1511-1554) ha contribuito alla sua costruzione anche Francesco Borromini (1599-1667) ed è sua la “Galleria Prospettica” una breve galleria colonnata (8,8, metri) all’interno di quello che era un “giardino segreto” che grazie ad una splendida illusione prospettica sembra raggiungere la profondità di 35 metri.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.