Le Antisale dei Baroni del Maschio Angioino, a Napoli, ospiteranno dall’11 agosto al 24 settembre la mostra Il Sole Nero, dedicata alla fotografia africana dal periodo delle indipendenze fino ai giorni nostri. La mostra è visitabile tutti i giorni tranne la domenica, dalle 10 alle 17, gratuitamente.

Un progetto bilaterale

Si tratta di un progetto che vuole fare da piattaforma culturale tra Napoli e il continente africano. Mettendo il risalto il ruolo della nostra città, nel suo ruolo nello scenario internazionale, e come crocevia di culture mediterranee.

Centrale quindi il legame tra le due zone del mondo, che non si ferma alla mostra a Napoli, ma che comprende anche la performance musicale in Africa di Enzo Avitabile, concepita come gesto di restituzione e attraversamento simbolico. In questa occasione, presso un Istituto italiano in Africa, sarà proiettato un video con i contenuti della mostra Il Sole Nero. Gli eventi saranno seguiti da una conferenza istituzionale aperta al pubblico, con la partecipazione di Simon Njami ed Enzo Avitabile, presso il Maschio Angioino il 17 settembre.

La mostra

Il Sole Nero raccoglie in 91 cornici più di 250 opere di 44 studi fotografici e artisti, tra cui: Omar Said Bakor, N.V. Parek, Malik Sidibé, Mama Casset, Salla Casset, Seydou Keita, Ambroise Ngaimoko, Jean Depara, Sanlé Sory, Studio Venavi, Tidiani Shitou, J.D. Okhai Ojeikere, Mory Bamba, Oumar Ly, Sanou Bakari, Bassirou Sanni, Cornelius Azaglo, Francis Ahehehinnou, Michel Kameni, Mombasa Studio, Adama Kouyaté, Ricardo Rangel, Adeghola Photo, Clement Fumey, Danisco Studio, Ali Maiga, Photo Sedab, Studio Mehomey, Studio Kwanyainchi, K.W. Ambroise, Studio Begbawa, W.K. Jerome, Islam Photo, M.A. Aliou, Maison Osseni, Photo Belami.

La mostra è stata prodotta da Andrea Aragosa per BlackArt, e curata da Simon Njami, in collaborazione con Carla Travierso e Alessandro Romanini, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Comitato Neapolis 2500, in collaborazione con il Comune di Napoli e le Università Federico II e L’Orientale.

Le parole di Simon Njami

Proprio Simon Njami ha condiviso bellissime parole sulla mostra:

“È impossibile parlare dell’Africa. È impossibile parlarne nei termini convenzionali del mondo dell’arte o dell’Accademia. Perché l’Africa, fin dagli albori dei tempi, è fantasia. Un contenitore fantastico in cui ognuno deposita le proprie angosce, paure o desideri. Come possiamo dunque narrare questo spazio contraddittorio? Come possiamo parlarne nella sua storia e geografia senza rivedere il nostro passato e mettere in discussione ciò che credevamo di aver capito? È fondamentale “disimparare l’Africa”. Ricostruirla con nuovi strumenti. E questi strumenti dipendono dalla contemporaneità. Solo il contemporaneo può tentare di rendere la molteplicità delle dimensioni di un territorio oscuro attraverso la sua trasparenza. Trasparente perché oscuro”.

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