Una vita da fotoreporter, fermando con la sua macchina fotografica l’Italia, il mondo che stavano cambiando. La collaborazione con vari periodici del ‘900, politici e d’inchiesta come “Il Mondo” di Mario Pannunzio che ne fu lo storico direttore, o “Il Tempo”, occupandosi degli aspetti sociologici e di reportage da tutto il globo. Paolo Di Paolo (1925-20023) rimane uno dei fotografi più interessanti e prolifici per poter capire la dinamica della società dagli anni post bellici sino alla fine degli anni sessanta del secolo scorso.
L’autore

Fonte foto: Archivio Fotografico Paolo di Paolo
Arrivato alla fotografia da “dilettante” o come soleva dire: “Fotografare per diletto”, si appassionò non tanto al mezzo quanto alle possibilità di documentare che il mezzo possedeva. Già introdotto negli ambienti culturali romani e nel mondo dell’editoria, scelse di occuparsi sia della cronaca rosa, dei fatti di costume, sia di cronistorie della gente comune o dei resoconti degli eventi internazionali, viaggiando con i più prestigiosi giornalisti dell’epoca dal Giappone agli Stati Uniti, Dall’Unione Sovietica all’Iran.
Quando, passato il tempo dei grandi settimanali illustrati con il progressivo successo della televisione, Il Mondo e Il Tempo chiusero i battenti, anch’egli si ritira dalla sua attività fotografica, nascondendo il suo archivio di duecentomila negativi, che verrà poi riscoperto e catalogato solo dopo mezzo secolo, dalla figlia Silvia. Poco prima della sua morte, nel maggio del 2023, l’Università La Sapienza di Roma gli conferirà la “Laurea ad Honorem” in Storia dell’Arte, quale “fotografo italiano più importante del XX secolo”.
La mostra

Fonte foto: Archivio Fotografico Paolo Di Paolo
Oltre 300 scatti del fotografo molisano, molti inediti, sono ospitati, sino al 6 aprile 2026, presso Palazzo Ducale a Genova, in collaborazione con Marsilio Arte che ne pubblica il catalogo.
“Paolo Di Paolo. Fotografie ritrovate” è il titolo della grande retrospettiva, nel centenario della sua nascita, che vuole raccontare l’opera di documentazione e le immagini d’archivio di questo artista rimasto a lungo dimenticato. Curata dalla figlia Silvia Di Paolo e da Giovanna Calvezzi, l’esposizione è ulteriormente affiancata da documenti originali e riviste d’epoca e presenta una sezione particolare dedicata a Genova e alla Liguria, terra della quale Di Paolo ha saputo ritrarre gli scorci poetici e l’operosità.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.