“Sì, viaggiare…” cantava Lucio Battisti e in effetti quando si viaggia, al di là della meta da raggiungere, si scoprono tanti valori persi nella routine della quotidianità e che normalmente trascuriamo. Infatti un viaggio può arricchirci di nuovi mondi, farci conoscere nuove realtà geografiche, nuove persone, certo, ma può anche farci riscoprire un filo con il passato e con la memoria.
Ad esempio capita spesso che dopo un viaggio riusciamo a dare dei significati particolari alla nostra vita sui quali non avevamo mai riflettuto. Talvolta un viaggio ci permette di realizzare quelle sfide con noi stessi che avevamo deciso di fare chissà quando, ma che poi sono sfumate e sono state dimenticate perché trascinate con tutto ciò che la famiglia, il lavoro e gli impegni di tutti i giorni ci richiedono. Ecco allora qui di seguito 5 libri dedicati ai viaggi nei quali gli autori hanno riscoperto lati di se stessi impensabili o dimenticati e che possono servire a tutti noi per recuperare ad esempio il gusto per l’avventura, il ritorno alla spiritualità, la crescita interiore, il contatto diretto con la natura incontaminata e l’incontro con culture e realtà totalmente diverse dalla nostra.
1. “Patagonia Express” di Luis Sépulveda
Scritto da Luis Sépulveda nel 1995, questo libro rappresenta il suo diario di viaggio di quando dalla Patagonia è arrivato alla Terra del Fuoco. È una miscellanea di appunti di viaggio, riflessioni personali, incontri con vari personaggi che gli hanno rivelato leggende e saggezza di quei popoli. Prendendo appunti su un taccuino, racconta la vita ai margini di vari personaggi- tra cui l’uomo che torna nella sua casa ma solo per morire o il contadino che trasporta il cadavere di un suo amico – spesso ai limiti della realtà, che ci fanno apprezzare la capacità di essere resilienti e di trovare un senso anche quando la vita ci presenta le situazioni più difficili da affrontare. Il titolo si riferisce alla ferrovia che da sempre trasporta merci e passeggeri nel luogo più a sud del mondo. Chi lo legge avrà la sensazione di poter trovare, attraverso incontri e leggende assurde e paradossali, la scoperta delle proprie radici e di se stesso, quando la distanza lontanissima dalle terre “della civiltà” e il clima impietoso determinano caratteri e personalità drastiche, abituate a una solitudine spietata, in cui l’isolamento da geografico diventa spirituale e interiore, ossia “un paesaggio dell’anima”- come afferma l’autore stesso. I suoi personaggi infatti perseverano, anche se sconfitti, senza perdere la propria dignità. Così anche noi, quando siamo viaggiatori, possiamo imparare da questo libro a non avere mai paura, a non temere le distanze, a non avere neppure paura che accada l’imponderabile, essendo preparati già ad affrontare ogni novità.
2. “Viaggio in Portogallo” di José Saramago
Pubblicato nel 1981 per la prima volta, “Viaggio in Portogallo” ha l’aspetto di un réportage narrativo, in cui non è importante la meta ma il continuo movimento tra il perdersi e il ritrovarsi intorno alla sua amata terra. In realtà è un viaggio nell’arte, nella storia, nel popolo della Spagna, dove poi finirà per autoesiliarsi – a Lanzarote, in particolare-per riscoprire il valore più recondito della sua terra, quello che si tramandano le persone del posto di madre in figlia come segreti imperscrutabili. Oltre ai luoghi più famosi – Mafra, Alcobaca, Sintra, Vila Real, Lisbona- ci sono anche quei paesini sperduti sulle propaggini delle coste oceaniche, con chiese e conventi nei quali si covano i segreti del culto popolare, ma anche leggende e aneddoti del passato, in un excursus che percorre la nazione da sud a nord, la sua storia, le sue tradizioni. Infatti per Saramago “il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione”.
3. “La lunga strada di sabbia” di Pier Paolo Pasolini
È il racconto voluto da Pier Paolo Pasolini nell’estate del 1959 sul viaggio effettuato su una Fiat 1100 da Ventimiglia a Palmi per risalire poi la costa orientale e arrivare fino a Trieste. Il viaggio gli fu commissionato dalla rivista “Successo”- che pubblicò il viaggio in tre puntate– e racconta del suo incontro non solo con le maggiori città italiane, ma soprattutto con amici, intellettuali e personaggi noti, come anche con il popolo dei paesini meno noti, di cui esplora con entusiasmo le qualità– belli, forti, dolci- nonostante la delusione post-boom economico e il sogno irrealizzato di ricchezza che ognuno coltivava inutilmente nei propri pensieri. Già a La Spezia l’autore immagina che il suo viaggio sarà tra i più bei momenti passati ad ammirare l’Italia. Di Livorno loda il lungomare, pieno di ragazzini in festa, liberi e felici; infine del Circeo dirà: “Solo, con la mia millecento e tutto il Sud davanti a me. L’avventura comincia!”…per poi finire a Lerici, il comune siciliano più a sud dell’Italia.
4. “Controvento” di Federico Pace
Già il sottotitolo “Storie e viaggi che cambiano la vita” fa presagire come Federico Pace creda che i viaggi segnino davvero la vita degli esseri umani, riuscendo a far emergere il modo di cambiare e di trasformarsi quando ci si trova a confrontarsi con culture e luoghi diversi. Viaggiare, infatti, per Pace è anche uscire dall’adolescenza ed entrare nella giovinezza, ma anche iniziare un’amicizia, oppur rompere o concludere un legame pensato come indissolubile. E’ infatti proprio quando usciamo dalla nostra “confort zone” che iniziano ad accadere gli eventi davvero importanti della vita, che inizia il nostro percorso di maturazione, ossia quando la vita ci mette alla prova. E’ allora che dobbiamo essere pronti al cambiamento, a trasformarci, ad avere fiducia nell’altro inteso come persona ma anche come posto in cui risiedere. E trasformarci vuol dire adeguarci, sopravvivere, imparare a riadattarci. Così Pace esplora l’India, come anche il Monte Athos; la cordigliera delle Ande senza fine fino alla silenziosa Siberia; la Moldavia fino al Pacifico. Così Pace racconta di Oscar Niemeyer, il famoso architetto brasiliano, che arriva da Rio de Janeiro a Brasilia percorrendo oltre 1200 km; il cammino di Van Gogh tra il Belgio e la Francia; le avventure di Frida Kahlo; l’addio di Joni Mitchell alla sua storia d’amore con Graham Nash e il viaggio di Albert Einstein dall’Europa agli Stati Uniti per sfuggire alla persecuzione nazista. Voci che raccontano paesaggi.. che raccontano tante persone e tante generazioni!
5. “L’alchimista” di Paulo Coelho
Pubblicato nel 1988 in Brasile, ne “L’Alchimista” Paulo Coelho racconta la storia del pastore Santiago che viaggia per due anni alla ricerca del tesoro nascosto sepolto ai piedi delle Piramidi egizie. In realtà, dietro il viaggio c’è la volontà di rincorrere sogni ricorrenti che lo porteranno in Andalusia, in Egitto per finire sotto le grandi piramidi. Un viaggio iniziatico, dunque, dove ogni tappa della sua crescita per aderire al culto sarà una prova durissima da affrontare. Tra gli altri personaggi, ricordiamo l’alchimista che incontrerà nell’oasi di El Fayum che insegnerà al protagonista a “parlare al sole e al vento” per portare a termine la propria “Leggenda Personale”, ossia la propria missione di vita. Nell’oasi Santiago incontrerà anche Fatima, una ragazza araba di cui si innamorerà, ma che dovrà lasciare per completare la sua missione e arrivare fino alle piramidi. Dopo lo scontro con i predoni del deserto, viene a sapere proprio dal capo dei predoni che anche lui aveva fatto un sogno simile anni prima, ma non gli aveva dato alcun peso: nel suo caso, però, il tesoro era nascosto nei pressi di una chiesa abbandonata in Andalusia. Da questi particolari Santiago capirà che il luogo è la sua terra d’origine in cui un tempo pascolava le pecore. Dunque il tesoro è sempre stato con lui e il viaggio gli servirà proprio a prendere coscienza della sua vera e profonda ricchezza interiore. Il tutto si conclude con un lieto fine.
E allora buon viaggio in queste letture a tutti!