Federico Santaiti è il nome che è sbucato almeno una volta nella vita nella sezione “ricerca” di Instagram di chiunque abbia a che fare con i gatti, che sia di un appassionato, uno spettatore compulsivo di video felini, o semplicemente un follower. Santaiti ha tutta l’aria del bravo ragazzo, con la semplicità e spontaneità di un gattaro come tanti, ma che con le parole e con i social ci sa fare, come pochi.
Oltre 200 mila follower su Instagram, 325 mila like alla pagina Facebook e quasi 300 mila iscritti su Youtube. Un cat influencer, se proprio volessimo definirlo – “Forse è un’esigenza molto italiana quella di voler etichettare, incasellare i ruoli per rendere più semplice l’identificazione, ma nel mio caso tutto è sempre stato molto naturale” – mi dirà. Federico infatti, non si accontenta di una sola etichetta che lo definisca. Il suo curriculum parla e spazia dai social, tra reel e dirette da migliaia di visualizzazioni, alla regia di video di artisti, fino ad arrivare alla scrittura oggi, per la seconda volta: “Che si tratti di un video per i social, di un videoclip musicale, di uno spot o di un romanzo, per me tutto parte sempre dalla scrittura. È lì che nasce l’idea, il tono, il ritmo. Poi cambia il mezzo, cambiano le regole, ma l’urgenza creativa è la stessa. E questo, per me, è il filo che tiene tutto insieme” mi racconterà.
Al nostro incontro alla presentazione del suo secondo libro “Il gatto dai sette nomi“, edito da Bur, (il primo “Fatti i gatti tuoi” è uscito nel 2019), l’impressione è la stessa che oltrepassa il display del telefono: non importa i successi collezionati alla regia di videoclip da milioni di views di Annalisa, non importa il numero di follower accumulati e le copie vendute dei suoi ue libri. Federico Santaiti rimane con i piedi per terra.
Ma sarà merito dei gatti che riesci a non montarti la testa nonostante tutti i tuoi successi?
I gatti ti riportano sempre con i piedi per terra, perché diciamolo è impossibile anche solo illudersi di “raggiungerli”. Restano creature inarrivabili, indipendenti, misteriose… e a modo loro superiori. E poi è risaputo: se in una foto o in un video ci sono un uomo e un gatto, tutti i like e le attenzioni vanno al gatto. Sempre. L’ego umano con loro non ha chance, ed è proprio questo che li rende un meraviglioso antidoto a qualsiasi forma di presunzione.
In “Fatti i gatti tuoi”, il tuo primo libro, si parte dalla tua esperienza personale di gattaro. Ne “Il gatto dai sette nomi” siamo di fronte ad un vero e proprio romanzo. Come è cambiato l’approccio alla scrittura, dal primo al secondo libro?
Con Il gatto dai sette nomi ho avuto finalmente la possibilità di raccontare una storia in cui il gatto è il filo conduttore, ma che fosse svincolata dal personaggio di Federico Santaiti. Un vero e proprio romanzo, con una trama corale e personaggi autonomi. Sicuramente, se ho potuto concedermi questa libertà creativa, lo devo al successo di Fatti i gatti tuoi, che mi ha aperto la strada e mi ha permesso di fare un passo in avanti, anche come autore. L’approccio a Il gatto dai sette nomi è stato molto istintivo. A parte il primo e l’ultimo capitolo, che avevo già ben chiari fin dall’inizio, il resto della storia si è costruito un capitolo dopo l’altro, in modo graduale. Non c’è stata una trama strutturata a monte: ho lasciato che fossero i personaggi, le emozioni e il gatto stesso a guidarmi, passo dopo passo. È stata una scrittura molto libera, quasi “in ascolto” della storia che voleva prendere forma
Da follower ho una certa familiarità con la tua quotidianità e con i tuoi mici. Ti si immagina facilmente a scrivere sulla tua poltrona nera, ormai comodo tiragraffi protagonista di numerose stories con Blacky. Avevi un tuo momento fisso dedicato alla scrittura o quando arrivava l’ispirazione mollavi tutto e ti ci dedicavi?
Ci sono stati momenti in cui ho aspettato l’ispirazione, certo, ma per la maggior parte del tempo ho scritto nelle ore serali e notturne, quando tutto intorno si fa silenzio. Era il mio momento preferito: luci basse, musica emozionale o colonne sonore di film in sottofondo… e Blacky, tra i miei tre gatti, è stata la vera compagna di scrittura. Sempre accoccolata accanto a me — o direttamente sulla tastiera. Se nel testo c’è qualche virgola o punto di troppo, probabilmente è merito (o colpa) delle sue zampette.
L’arrivo del gatto protagonista nelle vite di sette persone si rivela decisivo ogni volta in modo diverso per una svolta, un cambiamento, un miglioramento. L’arrivo di mamma Blacky e il figlioletto Thorin prima, e del vivace Ragù, poi, che impatto hanno avuto sulla tua vita?
Hanno cambiato la mia vita sotto ogni aspetto. Prima di tutto sul piano personale ed emotivo: il loro arrivo ha riempito spazi che non sapevo nemmeno di avere vuoti. Poi, inevitabilmente, anche sul piano lavorativo. Se non ci fossero stati loro, probabilmente non sarei diventato quello che sono oggi sul web e, di certo, non avrei mai scritto un libro. Un po’ come il gatto del romanzo, che entra nelle vite delle persone e le trasforma senza fare rumore, anche Blacky, Thorin e Ragù hanno stravolto la mia, rendendola più piena, più autentica, più mia.
Nel tuo romanzo, sette sono le storie diverse che, come hai raccontato, sono arrivate come delle cartoline. Delle immagini da cui poi sono subito venute fuori delle storie, (probabilmente per deformazione professionale di regista). Quale è arrivata per prima?
Mi piace dire che tutto è partito da sette cartoline, sette immagini ferme nella mia mente, come scatti fotografici che racchiudevano un momento preciso. Da lì sono nate le storie. La prima a presentarsi è stata quella di Matilde, una ragazzina bullizzata, che ogni mattina percorreva da sola il tragitto da casa a scuola. In un orario in cui le strade si riempiono di studenti in gruppo, lei era sempre da sola, invisibile agli occhi degli altri. Finché un giorno, per evitare gli sberleffi dei soliti bulli, cambia strada. E proprio lì, lungo un percorso diverso, incontra qualcuno: un gatto. E da quel momento, Matilde non è più davvero sola.
L’ultima storia de “Il gatto dai sette nomi” mi ha particolarmente commossa per la delicatezza con cui racconti il tempo che passa, la solitudine. Ma c’è una storia tra le sette a cui sei particolarmente legato? Ci sono riferimenti autobiografici in una di queste?
Non direi che ci sia una storia autobiografica in senso stretto, mi considero un buon osservatore, e molte delle emozioni e delle situazioni che affronto nel libro le ho vissute magari non in prima persona, ma da figlio, da nipote, da fratello, amico. C’è un po’ di tutto questo nel romanzo: esperienze che ho assorbito, ascoltato, custodito. Quanto al legame con una storia in particolare… è difficile scegliere. Sarebbe come chiedere quale genitore si preferisce: impossibile. Ognuna delle sette storie mi ha lasciato qualcosa, ognuna mi ha insegnato o sbloccato un’emozione. Perciò rispondo senza esitazione: tutte.
Il romanzo attira senza dubbio chi ha dei gatti, ma è rivolto anche e soprattutto a chi non ne ha. Perchè lo consiglieresti anche a chi non è un “gattaro” come noi?
Perché il gatto, in questo romanzo, è soprattutto un pretesto narrativo, un filo conduttore che mi ha permesso di entrare nelle vite di sette persone molto diverse tra loro, ma accomunate dalla ricerca di qualcosa: ascolto, riscatto, affetto, un nuovo inizio. Non è una storia “sui gatti”, ma una storia di vita, fatta di emozioni vere, sogni, fragilità, paure e piccole rinascite. Anche chi non ama particolarmente i felini può riconoscersi in uno dei personaggi, nei loro momenti di solitudine o nei piccoli gesti che cambiano il corso di una giornata. Perché in fondo, questo libro parla più di esseri umani che di animali e di quella scintilla silenziosa che a volte basta per sentirsi meno soli.
Il libro è andato subito in ristampa ed è un successo, meritatissimo. Ma cosa c’è in ballo per i prossimi mesi? Ci sarà ancora la scrittura nel tuo futuro?
La scrittura fa ormai parte del mio quotidiano, quindi sì, continuerà ad accompagnarmi anche in futuro. Un prossimo libro? Forse, me lo auguro… per ora voglio godermi il viaggio appena iniziato con Il gatto dai sette nomi, che sta già regalandomi emozioni incredibili. Detto questo, ho già altri progetti in cantiere uno in particolare molto importante che, se tutto va come previsto, vedrà la luce a settembre. Per sapere cosa bolle in pentola, basta continuare a seguirmi sui miei social… qualcosa mi dice che ci sarà da divertirsi.

Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.