Quando nel 2001 arrivò nelle sale Il diario di Bridget Jones, tratto dal romanzo di Helen Fielding, pochi avrebbero scommesso che quella single londinese impacciata, ossessionata dal peso e dall’amore, sarebbe diventata simbolo generazionale capace di attraversare oltre un decennio di cinema romantico. E invece Bridget è rimasta. Con le sue sigarette, i suoi buoni propositi puntualmente disattesi e quell’irresistibile miscela di vulnerabilità e autoironia.

Ma dietro il successo della trilogia (Il diario di Bridget Jones, Che pasticcio, Bridget Jones! e Bridget Jones’s Baby, ndr) si nascondono curiosità sorprendenti, aneddoti di set e dettagli produttivi che raccontano molto del metodo e della dedizione degli interpreti. 

Ecco 7 chicche che forse non conosci.

Renée Zellweger ha fatto la stagista sul serio

Per prepararsi al ruolo, Renée Zellweger non si è limitata a studiare l’accento. È andata oltre. Per tre settimane ha lavorato sotto copertura in una vera casa editrice londinese, la Picador, con lo pseudonimo di “Bridget Cavendish”.

Obiettivo? Imparare davvero come parlano e si muovono gli inglesi in quell’ambiente. I colleghi la prendevano per una stagista un po’ strana. Sulla scrivania teneva persino una foto del suo allora fidanzato, Jim Carrey. Nessuno immaginava di avere accanto una futura candidata all’Oscar.

Le sigarette di Bridget non erano “vere”

Bridget fuma tantissimo. Nelle crisi, nelle pause, nei momenti no. Fa parte del personaggio.

Peccato che Renée Zellweger, nella vita reale, non fumi. Sul set ha usato sigarette alle erbe, senza tabacco. Una scelta quasi obbligata, visto quante scene la vedevano con una sigaretta in mano.

Piccolo dettaglio? Forse. Ma racconta bene l’equilibrio tra finzione e realtà.

La rissa tra Darcy e Daniel? Quasi tutta improvvisata

La scena della rissa tra Mark Darcy (Colin Firth, ndr) e Daniel Cleaver (Hugh Grant, ndr) è diventata leggendaria. Scoordinata e imbarazzante si, ma irresistibile.

bridget jones

La lotta improvvisata di Colin Firth e Hugh Grant

Non era una coreografia perfetta studiata al millimetro. I due attori hanno deciso di renderla il più goffa possibile, improvvisando e lasciando spazio all’imprevedibile. Niente pugni da film d’azione. Solo due uomini adulti che non sanno nemmeno da dove cominciare per picchiarsi.

Ed è proprio questo il bello.

L’accento britannico… fino alla fine

All’inizio molti britannici storsero il naso: un’americana nei panni della single inglese più famosa? Davvero?

Renée ha risposto con i fatti. Ha mantenuto l’accento britannico per tutta la durata delle riprese. Sempre. Anche fuori dal set.

Si dice che abbia rivelato il suo vero accento americano solo alla festa di fine produzione, davanti a Hugh Grant. Un colpo di scena degno di Bridget.

Dopo l’uscita del film, le critiche si sono sciolte come neve al sole.

I genitori di Bridget hanno frequentato Hogwarts

Un dettaglio che farà sorridere i fan del fantasy: diversi membri del cast di Bridget Jones hanno fatto parte della saga di Harry Potter.

Jim Broadbent, che interpreta il padre di Bridget, è il Professor Lumacorno. Gemma Jones, la madre, è Madame Pomfrey. E Shirley Henderson, l’amica Jude, è nientemeno che Mirtilla Malcontenta.

Tra una cena imbarazzante e una pagina di diario piena di calorie, si nasconde mezzo cast di Hogwarts. Un ponte ideale tra due universi narrativi molto diversi, ma accomunati da una forte identità britannica.

Il maglione di Darcy è stato studiato (fin troppo)

Il maglione natalizio con la renna indossato da Colin Firth è ormai storia del cinema romantico. Brutto? Certamente, ma chi se lo scorda?

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Il maglione natalizio di Mr Darcy

Pare che per trovare il modello perfetto siano state coinvolte circa 30 magliaie. Doveva essere imbarazzante al punto giusto. Non troppo trash, ma nemmeno elegante. Un equilibrio sottile.

Quel maglione dice molto più di quanto sembri: dietro l’avvocato impeccabile c’è un uomo capace di mettersi in gioco. E Bridget, in fondo, si innamora proprio di quello.

Tre film, tre registe donne

C’è un primato di cui si parla poco: la trilogia è stata la prima composta interamente da film diretti da registe donne.

Il primo e il terzo capitolo sono firmati da Sharon Maguire, il secondo da Beeban Kidron. Non è un dettaglio da poco, considerando il fatto che l’industria cinematografica è dominata da registi uomini.

L’occhio femminile si sente. Bridget non è mai trattata come una macchietta. È fragile, sì. Ma anche ironica, complessa, capace di rialzarsi. Imperfetta. E orgogliosamente tale.

Perché Bridget ci parla ancora?

A distanza di anni, continuiamo a guardarla perché Bridget ci ricorda una cosa semplice: non serve essere perfette per meritare una grande storia d’amore.

Anzi, spesso è proprio nei pasticci, negli eccessi, nei momenti di autoironia che troviamo la parte più autentica di noi.

E allora la vera domanda è questa: oggi, tra filtri, feed patinati e vite sempre in ordine… abbiamo ancora il coraggio di essere, come lei, splendidamente imperfetti?

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