Quattro anni dopo Will of the People, i Muse pubblicano The Wow! Signal, decimo album in studio uscito il 26 giugno per Warner Records. Il titolo richiama un mistero astronomico reale, il segnale radio di 72 secondi captato nel 1977 dalla costellazione del Sagittario, mai spiegato del tutto. Da qui si sviluppa un disco molto promettente che finisce per raccontare, ancora una volta, la crisi personale del suo autore.
Da Will of the People a The Wow! Signal, quattro anni di attesa
La band originaria di Teignmouth aveva chiuso il capitolo precedente nel 2022, con un disco che aveva debuttato al primo posto delle classifiche Billboard nella categoria rock e in quella alternative. Da qui un lungo periodo di silenzio, spiegato dal bassista Chris Wolstenholme in un’intervista radiofonica come una pausa necessaria per ritrovare energie e idee.
I singoli usciti tra il 2025 e il 2026, da Unravelling a Be With You, da Cryogen a Hexagons fino a Nightshift Superstar, hanno anticipato un lavoro costruito attorno a un concept dichiarato, ovvero il rapporto tra la solitudine umana e quella cosmica.
The Wow! Signal come metafora della rottura
Matthew Bellamy ha raccontato di aver scritto l’album pensando al bisogno di non sentirsi soli, come individui e come specie. Dietro l’immaginario fantascientifico, fatto di segnali alieni e teorie sulla foresta oscura, si intravede la separazione del cantante dalla modella e attrice Elle Evans, madre dei suoi due figli.
Tracce come Shimmering Scars e Space Debris parlano apertamente di legami che si spezzano, mentre l’apparato cosmico resta la cornice, non il centro. Diversi critici hanno definito il disco un vero e proprio breakup album travestito da opera concettuale sullo spazio.

Cosa dice la critica su The Wow! Signal
Le recensioni non sono unanime e raccontano un atteggiamento diverso rispetto agli ultimi dischi della band. C’è chi parla di un suono che ritrova una compattezza mancata negli anni scorsi, con chitarre più graffianti e un basso che torna a occupare spazio e chi legge nel disco un ritorno alla forma classica dei Muse, smisurata e ambivalente.
Non manca chi resta scettico e liquida il lavoro come un kolossal kitsch che non aggiunge nulla al percorso della band, pur riconoscendo un mestiere ormai solido. Diversi osservatori notano comunque un cambio di clima nella ricezione critica, con giudizi più generosi rispetto al passato, nonostante la formula resti riconoscibile.
I Muse sono ancora i Muse di sempre?
La risposta onesta è che i Muse di Showbiz e Origin of Symmetry non torneranno e forse non è nemmeno la domanda giusta da porsi dopo dieci album e più di venticinque anni di carriera. Quello che The Wow! Signal restituisce è una band che ha smesso di rincorrere il proprio passato e ha scelto di mettere in scena il presente del frontman Bellamy, con tutta la sua teatralità e i suoi eccessi. Il massimalismo resta intatto, i cori, l’orchestra, le chitarre virtuosistiche, ma la scrittura sembra meno costruita a tavolino e più legata a un dolore reale, quello di un divorzio che filtra tra i riferimenti a Giove e alle foreste oscure.
Dopo l’Europa la band si sposterà in direzione Nord America, a conferma della capacità di riempire stadi anche a distanza di ventisei anni dall’esordio. Manca ancora una data italiana, un vuoto che pesa sui fan del nostro paese, ma i Muse hanno già annunciato nuove tappe nel Vecchio Continente per l’autunno.
The Wow! Signal non è il disco della rivoluzione né quello della resa, è un album che accetta la propria identità ingombrante e la piega attorno a una ferita personale, trovando in questo equilibrio la sua ragione d’essere.
Chi cerca gli stessi Muse di vent’anni fa resterà deluso, chi invece accetta che una band possa invecchiare senza perdere la propria voce troverà in questo decimo capitolo uno dei lavori più sinceri della loro discografia recente.
Sono Valeria, SEO copywriter, social media manager e travel writer. Scrivo di viaggi, territori e libri, con un’attenzione particolare alla Campania e alle storie che abitano i luoghi. Sono la voce dietro Storie in pausa, uno spazio dedicato alla letteratura e alla divulgazione culturale, e I viaggi di Vale, il mio progetto editoriale dedicato ai viaggi.