L’etichetta di “venduti” è da sempre uno dei marchi più infamanti che si possano affibbiare a una rock band. Oggi, però, questo fenomeno è molto meno sentito, complice una maggiore fluidità tra i generi musicali come pop e rock. Fino a qualche anno fa, invece, anche solo modificare l’impostazione melodica di un brano poteva essere interpretato come il primo passo verso una vera e propria popizzazione. Un accordo più dolce, un ritornello più aperto e orecchiabile o un riff meno aggressivo erano sufficienti a incrinare il rapporto tra una band e alcune fasce del proprio pubblico.
Tutto ciò è figlio dell’atteggiamento purista del rock anni ’70 che vedeva nel pop una stortura, un ascolto facilone che annacquava l’identità sonora di una band. Essere popoular significava vendersi alla massa e di conseguenza fare musica di bassa qualità secondo la percezione dei fan della prima ora. Vedere una band emergere, crescere, raggiungere l’apice e aprirsi a sonorità più melodiche per alcuni era un incubo a occhi aperti.
In molti casi, una rock band raggiunge un successo talmente grande da rendere quasi inevitabile una svolta di questo tipo. È così che anime profondamente rock finiscono per addolcire il proprio sound e, molto spesso, anche la propria identità, ritrovandosi con l’inevitabile etichetta di “venduti” incisa sulla fronte. Ma quanto è davvero netto il confine tra evoluzione e compromesso?
Vediamo quindi 5 svolte melodiche di band dall’anima rock.
One More Light (2017) – Linkin Park
Tra i primi anni duemila e gli anni dieci i Linkin Park erano considerati gli dei salvatori del nu metal e dell’hard rock. Dischi come Meteora, Hybrid Theory o Minutes to Midnight erano e sono tutt’ora considrati capisaldi del rock alternativo. Il gruppo di Chester Bennington e Mike Shinoda era in grado di mescolare le atmosfere dure e cupe del metal alle nuove tendenze musicali come il rap creando uno stile unico e fortemente identitario.
Si sa, un gruppo all’apice del successo quando cade fa più rumore degli altri e così è stato anche per Bennington e soci. Il 19 maggio del 2017 esce One More Light disco che già dal titolo preannuncia una certa luminosità anche nelle melodie, e infatti il settimo disco dei Linkin Park è una svolta totalmente melodica con sonorità che oscillano tra il pop rock e l’elettropop. Una scelta che nell’idea della band mirava a rinnovare esperimentare il loro sound, probabilmente figlia anche di una tendenza di mercato di quel periodo, che però non è piaciuta a pubblico e critica.
Un disco totalmente privo degli iconici scream di Chester Bennington e con ritornelli apertissimi bollato fin da subito come disco commerciale. Nonostante questo il disco è noto soprattutto per essere l’ultima pubblicazione con l’amatissimo frontman Chester Bennington suicidatosi proprio pochi mesi dopo l’uscita del disco.
Completamente Sold Out (2016) – Thegiornalisti
Negli anni dieci nel sottobosco della musica alternativa italiana succede qualcosa di unico. Emergono sempre più frequentemente cantanti e band che propongono un rock alternativo figlio dell’esperienza alternative degli anni novanta-duemila. Diventano successori involontari e volontari di gruppi come i Verdena, i Diaframma, i Baustelle o gli AfterHours. Quella scena diventerà nota successivamente con il famigerato termine di indie italiano, perchè tutti nati e cresciuti sotto etichette totalmente indipendenti.
E nel 2011 quando un gruppo chiamato Thegiornalisti rilasciò un progetto emo rock dalle tinte lofi chiamato in maniera minimalista Vol.1 nessuno poteva prevedere quello che sarebbe accaduto dopo. La band di Tommaso Paradiso infatti era inizialmente destinare a diventare una di quelle band di culto dal successo privato e lontano dai grandi palcoscenici. Ma col tempo qualcosa inizia a cambiare: quei riff ricercati e minimalisti lasciano progressivamente spazio a synth più aperti, con evidenti rimandi agli anni Ottanta.
Un passaggio tutt’altro che netto, ma graduale, che trova il suo punto di svolta nel 2016 con Completamente Sold Out. Un disco che ancora oggi passa in radio e che è diventato un piccolo culto per gli amanti dell’itpop, ma che i Thegiornalisti hanno pagato con il caro prezzo di perdere una parte del pubblico legata al rock alternativo degli esordi. E se il salto da una ballad introspettiva e dal cuore spezzato come Io non esisto a Riccione, hit estiva per eccellenza, può ancora oggi fare un certo effetto, bisogna riconoscere che proprio quella svolta pop ha rappresentato anche la più grande fortuna della band.
Amo (2019) – Bring Me to The Horizon
Overexposed (2012) – Maroon 5
All’inizio i Maroon 5 sembrano avere tutto ciò che serve per diventare una grande rock band. Songs About Jane è un disco fatto di chitarre, groove funk, anima soul e una scrittura pop sì, ma ancora profondamente legata alla dimensione della band. Poi qualcosa comincia a cambiare.
Le chitarre arretrano, la produzione si fa sempre più lucida e i ritornelli iniziano a sembrare costruiti per occupare contemporaneamente radio, classifiche e palazzetti. Overexposed del 2012 è il momento in cui questa trasformazione diventa impossibile da nascondere. Payphone, One More Night e Daylight hanno ancora il nome Maroon 5 sulla copertina, ma della band di dieci anni prima rimane ormai soprattutto la voce di Adam Levine.
Il pop non è più una componente del loro sound: è diventato il sound. E quello che per una parte del pubblico rappresenta il definitivo tradimento delle origini è, allo stesso tempo, il passaggio che consegna i Maroon 5 al pubblico mondiale.
Mylo Xyloto (2011) – Coldplay
Con i Coldplay la storia è più lenta, quasi impercettibile. Perché non c’è un momento preciso in cui Chris Martin decide di buttare via le chitarre e diventare una pop star: sono quelle chitarre che, disco dopo disco, iniziano semplicemente a lasciare spazio a qualcos’altro. Parachutes aveva il passo malinconico dell’alternative britannico, A Rush of Blood to the Head ne aveva amplificato l’ambizione, mentre con Mylo Xyloto del 2011 il cambiamento diventa finalmente visibile.
I colori si accendono, arrivano synth, elettronica, cori giganteschi e melodie costruite per esplodere davanti a un pubblico sterminato. Paradise è forse il simbolo perfetto di questa nuova fase: il Coldplay intimista di Yellow sembra ormai lontanissimo, ma al suo posto c’è una band capace di trasformare la propria malinconia in un inno pop.
Per qualcuno è il disco della definitiva “svendita”, per altri semplicemente quello della consacrazione. Di certo, dopo Mylo Xyloto, i Coldplay non sono più soltanto una rock band che ha avuto successo: sono diventati un fenomeno pop mondiale.