La casa in cui visse Totò a Napoli sta cadendo a pezzi. L’allarme sull’appartamento situato al civico 109 in via Santa Maria Antesaecula era stato già lanciato nel 2017, a causa di finestre e imposte del balcone mancanti, pavimenti rotti, polvere, calcinacci e fili penzolanti della luce; ora, a distanza di tre anni, la situazione non appare migliorata.

 

L’abitazione apre soltanto il 15 di febbraio e il 15 di aprile di ogni anno, rispettivamente nell’anniversario della nascita e della morte del “Principe della risata“. Il palazzo nel quale si trova l’appartamento, però, resta sempre visibile durante tutto l’anno, mostrando gli evidenti segni del tempo e dell’incuria tra cassonetti della spazzatura, facciate senza intonaco, pareti imbrattate e balconi fatiscenti. Antonio de Curtis in fondo è rimasto fino alla morte un ragazzo per quello spirito da fanciullino giocoso che in realtà nascondeva un’amarezza profonda dovuta al rifiuto del padre nobile e alla madre troppo giovane per crescerlo con cura. Non a caso il Principe (che fu riconosciuto dal padre solo da adulto) fu diceva “Io sono Antonio, Totò è quello che mi dà da vivere”.

 

Fino al 2001, quello che potrebbe essere a buon diritto un monumento nazionale, è stato occupato senza titolo da una coppia di anziani, che in cambio di una mancia lo lasciavano visitare a chiunque. Una parte di quegli 80 metri quadrati però era stata accorpata illecitamente a un altro appartamento. E se ora riggiole ottocentesche in cotto rosso sono accatastate in un angolo e le pareti sono semplicemente imbiancate in attesa di tintura, tutto questo è frutto di un pantano burocratico in cui sono affondati i proprietari. Quando madre e figlio comprarono per 15.000 euro l’appartamento, dopo 11 battute d’aste andate a vuoto, si scatenarono le polemiche per il timore che volessero ridurre quel luogo della memoria in un bed and breakfast. Si arrivò al punto che la Soprintendenza mise un vincolo demo-etno-antropologico alla casa di Totò. De Chiara e la madre, avendo fondato l’Associazione Il principe dei sogni, intendevano piuttosto fare di quella casa un ritrovo culturale. Si trovarono invece a combattere sia con gli occupanti abusivi perché andassero via, sia con l’intero quartiere per riappropriarsi della camera con bagno e una porzione di corridoio che era stata inglobata da un altro appartamento. In questi due decenni hanno aspettato che le numerose promesse delle istituzioni partenopee e campane che si sono succedute al governo di città e regione, si trasformassero in azioni. Purtroppo di iniziative permanenti dedicate a Totò a Napoli se ne parla da decenni senza risolvere nulla. E così De Chiara stanco  di aspettare le  risposte istituzionali che in 20 anni non sono arrivate (nemmeno dal sindaco de Magistris, bravo a promettere senza compiere nulla), ha deciso di muoversi direttamente con la sovrintendenza, che ha dato un primo ok per presentare un progetto di ristrutturazione. L’idea è di riproporre una casa tipica del tempo, creando un percorso di memoria che alla Sanità esiste solo nella suggestione, nel cuore della gente, negli angoli di memoria e non nei fatti.

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