A fine agosto si è spenta ad 80 anni Dolly Parton, icona statunitense famosa in tutto il mondo, regina della musica country, cantautrice, attrice, e imprenditrice. Con la sua simpatia e la sua autoironia si è sempre fatta amare da tutti ed è diventata un pilastro della storia della musica.

Le origini povere

Dolly è nata nel 1946 in Tennesse. E’ cresciuta in “una capanna grande quanto una stanza”, sulle rive del fiume Little Pigeon, con cinque sorelle e sei fratelli. Ha raccontato che da bambina giocava con i polli nel cortile e fingeva che fossero i sui fan.

Ha cominciato a cantare quando era ancora molto piccola in radio e tv locali, finchè a tredici anniha registrato il suo primo singolo. Dopo il liceo si è trasferita a Nashville per cercare fortuna nel mondo musicale, ha cominciato così a scrivere successi per altri artisti, fino a quando è riuscita a pubblicare il suo primo successo da solista: Dumb Blonde nel 1966.

La Parton ha scritto più di tremila canzoni ed era in grado di suonare venti strumenti, come il violino, il flauto, ma anche strumenti più insoliti come il mandolino e il dulcimer. Ha fatto uscire ben quarantuno album nella sua carriera.

I testi delle sue canzoni

Le sue canzoni più famose hanno come oggetto sempre storie drammatiche con protagoniste donne povere, e trattano di temi per niente leggeri: spesso includono aborti spontanei, incendi dolosi, suicidi, alcolismo, tossicodipendenza, omicidi, incesti, e soggiorni in prigione. Infatti uno dei motivi per cui è tanto amata è che ha espresso nella sua musica le storie di dolore e sofferenza di “donne invisibili”.

Una fama che va oltre il country

Dolly Parton non è stata la classica cantautrice country, infatti tra gli anni ottanta e novanta, ha virato verso la musica pop. Non solo, anche negli ultimi anni non ha mai smesso di reinventarsi, con collaborazioni con giovani artisti come Sabrina Carpenter.

Negli anni la sua fama è cresciuta tanto che nel 1986 Dolly ha aperto un parto divertimenti: Dollywood nel Tennesse, a cui negli anni ha aggiunto un parco acquatico e una catena di ristoranti.

L’autoironia l’ha sempre contraddistinta. Le insistenti battute sul suo seno, che lei stessa continuava a fare, sono diventate così iconiche che quando alcuni scienziati hanno clonato una pecora da una cellula di ghiandola mammaria, l’hanno chiamata proprio Dolly.

Ma la Parton si è dedicata anche alla recitazione: indimenticabile il suo ruolo dell’iconica parrucchiera in Steel Magnolias (Fiori d’acciaio). Ha doppiato i Simpson, e ha partecipato alla serie tv Disney, Hannah Montana, infatti era la madrina di Miley Cyrus.

Inoltre pochi sanno che le dobbiamo l’amata serie Buffy l’ammazzavampiri. Nel 1992 era tra i produttori del film che ebbe scarso riscontro, ma nonostante questo la casa di produzione Sundollar, di cui la Parton era cofondatrice, insistette per finanziare la futura serie di successo.

Il rapporto con il mondo politico

Per anni Dolly ha sempre cercato di mostrarsi neutrale, di tenersi lontana da conflitti politici, anche mentre il mondo musicale si schierava contro Trump e la sua politica, lei voleva rimanerne fuori.

Ha anche dichiarato: “Io non faccio politica. Ho troppi fan su entrambi i lati”. Mentre Jane Fonda e Lily Tomlin attaccavno Trump sul palco durante di Emmy Awards 2017, lei accanto a loro cambia argomento con una delle consuete battute sul suo seno. Ha sempre detto che le piaceva essere amata, e per lungo tempo è stata vista come una figura unificante in un’America profondamente divisa.

A quel punto però molti erano pronti ad etichettarla come espressione della destra americana. Ma poi scrive una canzone per Transamerica, un film incentrato sulla vita di una donna trans, e una per Love Rocks, un album di beneficienza LGBTQ, facendo infuriare alcuni dei suoi fan più conservatori. Inoltre ha rifiutato ben due volte la proposta di Trump di consegnarle la Presidential Medal of Freedom.

Ciò che l’ha resa iconica

Un’icona internazionale della musica, l’incarnazione del Sogno Americano, tutti la amano, e lei ha sempre amato tutti. “Sono in giro da molto tempo, quindi credo di essere diventata per molte persone una sorta di famiglia” ha detto sorridendo nel suo documentario Netflix, Dolly Parton: Here I Am, uscito nel 2019. Negli ultimi anni ha dichiarato: “Spero di essere ricordata come una brava autrice, le canzoni sono la mia eredità”.

 

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