Per anni il dibattito sulla sostenibilità nell’editoria si è concentrato quasi esclusivamente sulla carta. Oggi, però, la transizione ecologica delle case editrici riguarda invece l’intero ciclo di vita del libro: scelta delle materie prime, progettazione, stampa, tiratura, imballaggi, trasporto, gestione dei resi e fine vita delle copie invendute. Il cambiamento più interessante è proprio questo, non basta più stampare su carta certificata per definire sostenibile un processo produttivo, serve capire dove si genera l’impatto e intervenire prima che il libro arrivi in libreria.
Il settore sta andando verso un approccio più misurabile e, proprio qualche mese fa, la Green Book Alliance ha lanciato un calcolatore gratuito dell’impronta carbonica del libro, pensato per editori, stampatori e operatori della filiera. Lo strumento permette di stimare le emissioni prima della produzione oppure di registrarle a tiratura conclusa. È un passaggio importante perché sposta la sostenibilità dalle dichiarazioni ai dati e formato, carta, stampa e logistica diventano variabili da confrontare, non semplici scelte di comunicazione.
La transizione ecologica delle case editrici non riguarda solo la carta certificata
La carta resta comunque uno dei nodi principali. Le certificazioni FSC e PEFC consentono di verificare la provenienza delle fibre e la gestione responsabile delle foreste, mentre le nuove regole europee contro la deforestazione hanno accelerato il lavoro sulla tracciabilità. Penguin Random House, per esempio, ha dichiarato di aver aggiornato sistemi e processi per garantire una maggiore trasparenza sulle fonti della carta lungo la supply chain. Hachette Livre riferisce che nel 2025 il 99,9% della carta utilizzata dal gruppo era certificata FSC o PEFC.
Anche in Italia il tema è entrato nei piani industriali. Gruppo Mondadori indica tra le proprie priorità ambientali l’uso esclusivo di carta certificata e ha avviato uno studio Life Cycle Assessment per misurare l’impronta ambientale del libro lungo l’intera catena del valore. Feltrinelli, invece, ha fissato al 2027 l’obiettivo del 99% di carta FSC o PEFC per i libri dei marchi editoriali italiani, escluse le coedizioni.

La vera sfida è stampare meglio
La transizione ecologica dell’editoria passa però soprattutto dalla quantità di libri prodotti. Una tiratura sovrastimata significa carta, energia e trasporto impiegati per copie che potrebbero tornare indietro e finire al macero, per questo le pratiche più interessanti riguardano la previsione della domanda, le ristampe più rapide e il print on demand. Hachette utilizza soluzioni di stampa su richiesta e sistemi automatizzati di ristampa per adeguare la produzione alle vendite; inoltre, tra il 2019 e il 2025 il gruppo ha inoltre ridotto del 12% il numero delle novità.
Feltrinelli offre un altro dato utile per capire quanto il tema dei resi sia concreto: nel 2025 la carta avviata al macero è scesa da 800 a circa 549 tonnellate, una riduzione superiore al 31%. Il gruppo collega il risultato a una gestione più attenta delle tirature, alla previsione della domanda e alla scelta di prolungare, dove possibile, la vita commerciale dei libri. È un modello che ribalta una vecchia abitudine del settore, quella di considerare la sovrapproduzione quasi inevitabile.
Eco-design, imballaggi e logistica
Un libro può ridurre il proprio impatto anche prima di essere stampato e l’eco-design interviene su formato, grammatura, numero di pagine, materiali di copertina e componenti accessori. Hachette dichiara di lavorare su formati e pesi della carta più efficienti e di limitare gli elementi non essenziali. Persino la tipografia può incidere: una progettazione che mantiene la leggibilità riducendo il numero complessivo di pagine diminuisce il consumo di carta senza modificare il contenuto editoriale.
Poi c’è tutto ciò che circonda il libro: ridurre la plastica negli imballaggi, rendere più efficienti i magazzini, accorciare le distanze di trasporto e coinvolgere stampatori e fornitori nei criteri ESG sono azioni meno visibili al lettore, ma decisive. Hachette segnala una riduzione del 47% della plastica nei cofanetti e del 25% nelle operazioni logistiche tra il 2019 e il 2025. Feltrinelli ha introdotto un codice di condotta ESG e una mappatura dei fornitori che considera tra le categorie più rilevanti stampa, rilegatura, carta, logistica e trasporti.
Quando la best practice diventa sistema
Gli esempi virtuosi mostrano che non esiste una singola soluzione capace di rendere verde un libro, la strada più credibile combina carta tracciabile, progettazione più efficiente, tirature calibrate, riduzione degli scarti, logistica meno impattante e misurazione delle emissioni. La differenza la fa soprattutto la capacità di estendere questi criteri ai fornitori, perché gran parte dell’impronta ambientale di un editore nasce fuori dai suoi uffici.
La transizione ecologica delle case editrici sta quindi entrando in una fase più matura, le certificazioni restano fondamentali, ma non bastano più come etichetta. La domanda si sta spostando da “su quale carta è stampato questo libro?” a “quanto è stato efficiente l’intero processo che lo ha portato fino al lettore?”. È probabilmente qui che si giocherà la prossima parte della trasformazione del settore, meno promesse generiche, più dati comparabili e decisioni editoriali capaci di considerare l’impatto ambientale già nel momento in cui un libro viene progettato.
Sono Valeria, SEO copywriter, social media manager e travel writer. Scrivo di viaggi, territori e libri, con un’attenzione particolare alla Campania e alle storie che abitano i luoghi. Sono la voce dietro Storie in pausa, uno spazio dedicato alla letteratura e alla divulgazione culturale, e I viaggi di Vale, il mio progetto editoriale dedicato ai viaggi.