Giovedì 12 marzo 2026 a La Feltrinelli di Via S. Caterina a Chiaia 23, Donato Zoppo ha presentato il primo libro mai scritto su Lucio Corsi, il cantautore toscano diventato l’artista più cercato su Google in Italia nel 2025, in dialogo con il giornalista musicale Michelangelo Iossa

Il volume, pubblicato da Aliberti Compagnia Editoriale, ricostruisce la formazione, la poetica e la carriera di un musicista che ha fatto dell’eccentricità una cifra d’identità.

Donato Zoppo, giornalista e saggista campano, arriva a questo libro dopo una tetralogia dedicata ai grandi della musica rock e cantautorale italiana, pubblicata sempre per Aliberti: Lucio Battisti, CSI, Litfiba. Con Volevo essere strano si misura per la prima volta con un artista non ancora storicizzato, una scommessa dichiarata. 

Il libro non è una biografia nel senso tradizionale – l’autore stesso lo definisce un “psico-fanta-saggio” – ma un ibrido tra analisi critica, racconto e narrazione surreale, coerente con il mondo immaginativo di Lucio Corsi. A condurre il dialogo è stato Michelangelo Iossa, giornalista del Corriere della Sera e del Corriere del Mezzogiorno, docente all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, autore di numerosi volumi su Beatles, Rino Gaetano, John Lennon e Michael Jackson

libro lucio corsi

Cosa racconta Volevo essere strano

Il volume di 144 pagine, pubblicato il 25 febbraio 2026, parte dalle radici: la Maremma toscana, Vetulonia, una casa colonica, la madre pittrice che firma la copertina del suo primo disco. Ricostruisce gli ascolti giovanili di Lucio Corsi (David Bowie, T. Rex, Ivan Graziani, Paolo Conte, Lucio Battisti, i Genesis della fase progressiva), il trasferimento a Milano, gli esordi nei locali, la collaborazione con i Baustelle che gli aprì le porte dei teatri nel 2017. Segue poi l’ascesa: i quattro album in studio, il riconoscimento della critica con Cosa faremo da grandi? (2020, prodotto con Francesco Bianconi dei Baustelle) e La gente che sogna (2023), fino a Sanremo 2025.

La prefazione è di Francesco Bianconi, che racconta il primo incontro con Lucio Corsi e la loro frequentazione artistica. Definisce la sua poetica come uno “sguardo di meraviglia”, lo inquadra come un “surrealista popolare” più che un neorealista, e ammette che il rapporto ha influenzato anche i Baustelle. La copertina è di Alessio Vitelli, grafico storico di Corsi.

Un intruso sul palco dell’Ariston

Uno dei temi centrali del libro è il senso di Lucio Corsi in relazione a Sanremo. Non un’anomalia, argomenta Donato Zoppo, ma l’ultimo anello di una catena lunga, quella degli intrusi del Festival, artisti che non appartenevano al canone classico ma vi sono passati lasciando un segno. Adriano Celentano nel 1961 che voltò le spalle al pubblico portando il rock al Festival, Rino Gaetano con il cilindro e l’ukulele nel 1978, Vasco Rossi penultimo nel 1983 con Vita spericolata, Elio e le Storie Tese con le teste dipinte d’argento nel 1996. Lucio Corsi si è inserito in questa genealogia portando all’Ariston il volto dipinto di bianco, le spalline imbottite, il duetto con Topo Gigio su Nel blu, dipinto di blu di Domenico Modugno. Ha guadagnato il secondo posto ed è uscito dal Festival proprio come vi è entrato: rimanendo sé stesso.

Lucio Corsi ha poi rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest 2025 a Basilea, classificandosi quinto con 256 punti e ha chiuso il 2025 con due Targhe Tenco per miglior album e miglior canzone. Il suo Volevo essere un duro ha debuttato al primo posto in classifica FIMI e raggiunto il sesto posto nella Spotify Global Album Debut.

Perché un libro su un artista ancora in corsa

La scelta di Donato Zoppo è esplicita: scrivere di Corsi ora, prima che la storia sia chiusa, è un atto critico, significa tracciare una traiettoria in divenire, identificare le coordinate di un’identità artistica che Sanremo ha reso visibile ma non ha creato. L’autore la chiama “la sua prima vigorosa falcata rock”. 

La musica, scrive Zoppo nel testo, è per Corsi “come lo yoga: è buona quando si esprime in purezza, quando è libera dalla zavorra del risultato, dall’assillo del consenso. Onesta e leggera. Strana, ma neanche tanto”. È il filo conduttore del libro capire come si costruisce, e si mantiene, un’identità artistica in un sistema che premia l’omologazione.

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