È vero, l’espressione artistica contemporanea è alquanto ostica, talvolta incomprensibile, quasi mai volta alla ricerca della crescita umana. Nella nostra era consumistica è spesso il mercato a determinare il valore di un’opera o la fama dell’artista, il più delle volte senza un vero criterio di merito o, qual si voglia, filosofico, ma basandosi sulla possibile vendibilità dell’opera o sul riconoscimento di una “firma” ormai nota.

L’inventiva così prorompente, provocatoria e irriverente del secolo scorso è andata via, via  perdendo la spinta creativa, arenandosi nelle secche della rivisitazione, della didascalia o nelle trovate gigionesche che vorrebbero sembrare idee nuove.

Gli artisti

Così i “Ready Made” come lo “Scolabottiglie” del 1918 (ripeto 1918) di Marcel Duchamp (1887-1968) con i quali l’artista voleva affermare che “l’oggetto non aveva valore artistico in sé, ma lo assumeva con il giudizio formulato da un soggetto” (Argan), si “evolvono” ora nella “Banana” di Maurizio Cattelan del 2019: una banana, appunto, attaccata a una parete con il nastro adesivo grigio, venduta per svariati milioni e accompagnata da un certificato di autenticità  (ed è quindi questo, la firma, il vero attestato valoriale) e le istruzioni per sostituirla quando sarebbe marcita (?). qualcuno l’ha definita un’opera immortale appunto per la possibilità illimitata di sostituire il frutto, ma per quanto mi riguarda la trovo solo un’operazione di marketing, basata sulla capacità dei mercanti di vendere il nome dell’autore e sulla superficialità dei danarosi compratori.

arte contemporanea

E che dire delle “Sculture invisibili” di Salvatore Garau un “vuoto” delimitato che, secondo le intenzioni dell’autore, poteva accogliere una scultura invisibile, immateriale, uno “spazio poetico  fatto di aria e di spirito” ma che assomiglia tanto alla favola del “Re nudo”, anche questa “idea” venduta a fior di quattrini. Nulla a che vedere con la sintesi di “Bianco su bianco” del 1918 di Kazimir Malevich (1878-1935)  con cui l’artista chiude il cerchio della ricerca pittorica. O i “Tagli” di Lucio Fontana (1899-1968) che dal 1958 inizio una serie controversa di “Concetti spaziali” che includevano lo spazio, appunto, nella lettura dell’opera e quindi una riflessione filosofica sulla natura dello spazio stesso.

Le interpretazioni più vicine a una vera evoluzione dell’arte nel nostro secolo, possono essere invece, le elaborazioni, spesso con un sottile quanto potente richiamo sociale, della Steet art in particolare i murales, comparsi in tutto il mondo, dell’inglese Banksy. Ma anche, e di tutt’altra natura, le esperienze immersive nelle quali il fruitore si trova a essere in qualche modo solo con le proprie sensazioni ed emozioni.

Credo che il compito dell’arte in questo nuovo millennio sia quello di risvegliare le coscienze e far in modo che ognuno si debba chiedere chi sia veramente e quale sia il proprio ruolo nell’evolversi dell’umanità.

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