Una mostra poetica e ricca di significati quella allestita al Palazzo Reale di Milano e dedicata al lavoro dell’artista Valerio Berruti.
Sino al prossimo 2 novembre le sale del Palazzo ospitano l’esposizione: “More than kids” (più che bambini). L’evento, curato da Nicolas Ballario, presenta un’ampia raccolta di opere dell’artista piemontese che, partendo dal tema dell’infanzia, vuole veicolare un messaggio profondo e interlocutore sulla nostra società, sull’identità umana e sulla consapevolezza delle nostre aspirazioni.
I bambini delle sue grandi sculture in cemento armato, dei disegni in sequenza, delle installazioni da attraversare e dei video non hanno fisionomie ben definite, sono simboli archetipici, entità nelle quali ognuno di noi può riconoscere la propria infanzia o l’infanzia negata in molte parti del mondo. Sono inseriti in un percorso sensoriale ed emozionale capace di coinvolgere il visitatore e di farlo pensare se davvero la razza umana sia ancora in tempo per farsi portatrice di quei valori che l’infanzia ancora può rappresentare.
Fonte foto: Tino Gerbaldo
Molto curato e importante apporto per la fruizione delle opere è anche l’aspetto sonoro che accompagna le diverse queste opere che vedono la collaborazione musicale di musicisti contemporanei; come per esempio nell’allestimento della grande scultura del cortile di Palazzo Reale. “Don’t let me be wrong” il cui contributo sonoro con pezzi inediti è di Daddy G dei Massive Attack. O anche nella installazione “La giostra di Nina”, già presentata al MAXXI di Roma, presso la Reggia di Venaria e nella Chiesa di San Domenico ad Alba, una vera giostra colorata su cui si può salire, sonorizzata con brani appositamente realizzati da Ludovico Einaudi.

Fonte foto: Valerio Berruti
Alcune opere inedite sono state realizzate appositamente per questa esposizione come appunto la scultura del cortile o le video-animazioni “Lilith” (con musica di Rodrigo D’Erasmo) e “Cercare silenzio” (accompagnata dai suoni di Samuel Romano dei Subsonica). Che affiancano le sue ormai celebri produzioni create sulle note di Ryuichi Sakamoto e Paolo Conte tra il 2009 e il 2011, dopo il successo avuto da Berruti alla 53° Biennale di Venezia.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.
Fonte foto: Tino Gerbaldo