Anticonformismo è la parola che meglio si adatta alla vita e alle opere di Nan Goldin, fotografa statunitense, una delle maggiori artiste del contesto contemporaneo. La sua ricerca verte sempre sulle emozioni umane anche quelle più intime o scabrose, maturate negli ambiti della controcultura americana, dell’amore libero e del dilagare della droga. Il suo racconto fatto di istantanee, che lei definisce “diario pubblico”, è crudo e intimo al tempo stesso, raccoglie un’indagine obbiettiva e disarmante sul dramma di quella generazione segnata dall’uso di droghe pesanti e dall’AIDS.

Fonte foto: Courtesy Gagosian
L’autrice
È la sua vita e quella delle persone vicino a lei che Goldin porta alla ribalta nelle sue fotografie e nei “slide show” (serie di diapositive) in continua evoluzione che mostra sin dagli anni settanta, prima in locali underground di New York o in festival cinematografici d’essai europei, per poi vedere riconosciuto il valore artistico del suo lavoro a metà degli anni novanta con la importante esposizione che il newyorchese Whitney Museum of American Art dedica alla sua produzione. Da allora la fotografa diviene un rilevante punto di riferimento per quanto riguardi l’espressione per immagini fotografiche non solo negli ambiti statunitensi.
La mostra
La grande retrospettiva che Milano le dedica presso gli spazi del Pirelli Hangar Bicocca, dall’11 ottobre prossimo sino al 15 febbraio 2026, ha uno strano titolo:”This will not end well” (non finirà bene) che tuttavia vuol avere una accezione ironica non negativa verso quel mondo passato, dell’idealismo, dell’ingenuità forse, di cui oggi vediamo il futuro.
Organizzata dal Moderna Museet in collaborazione con Pirelli HangarBicocca, Stedelijk Museum di Amsterdam, Neue Nationalgalerie di Berlino e Réunion des musées nationaux – Grand Palais, Parigi, l’esposizione è suddivisa in padiglioni progettati appositamente dall’architetta Hala Wardé, che percorrono ognuno un itinerario specifico del lavoro della Goldin; itinerari accompagnati da una installazione sonora creata appositamente per la mostra.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.