Qual è il modo migliore per celebrare i 2500 anni dalla fondazione di Napoli, se non omaggiare la vita e la genialità comica di uno dei personaggi più iconici dello spirito stesso della città come il grande Totò?
E infatti una delle iniziative più importanti per commemorare il prestigioso anniversario è la grande esposizione inedita allestita presso il Palazzo Reale: “Totò e le sua Napoli”.
La mostra
Inaugurata il 31 ottobre scorso, si protrarrà sino al 25 gennaio 2026, nella sala Bel Vedere della storica dimora neoclassica dei reali borbonici. Tutto il materiale dell’esposizione sarà in seguito trasferito a New York in primavera.
Nato nel centralissimo Rione Sanità, Antonio De Curtis in arte Totò (1898-1967) non ha bisogno di presentazioni. La sua verve, l’avanspettacolo dei primi tempi, gli innumerevoli personaggi paradossali, ironici e romantici, interpretati a teatro e nei tantissimi film, hanno fatto della sua “maschera” sorniona e scaltra non solo l’archetipo della filosofia partenopea, ma lo specchio in cui si è riconosciuta un’Italia di gente semplice e spontanea.

Un artista completo, non solo un comico e insieme, una persona capace di umanità e comprensione verso i suoi simili e le loro sofferenze.
Curata da Alessandro Nicosia e Marino Niola, l’esposizione è organizzata dal C:O:R (Creare, Organizzare Realizzare), promossa dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura), con la partecipazione degli Eredi dell’artista.

Presenta varie sezioni nelle quali la vita e la carriera artistica di Totò sono esplicate con filmati originali, fotografie, manufatti, costumi, ricordi, nonché testimonianze di chi lo ha conosciuto e ha lavorato fianco a fianco con lui.
In primo piano è sviscerato naturalmente, l’importante legame indissolubile con l’humus che permea la straordinaria città che egli ha saputo esprimere appieno, regalandoci le sue indimenticabili interpretazioni.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.