Dedicata alle donne, quelle famose e meno famose, che hanno vissuto gli albori del cinema, non solo come spettatrici, ma anche come attrici, registe, tecniche, sceneggiatrici, produttrici: questo è il taglio totalmente innovativo – perché tutto al femminile – della mostra “InVisibili. Le pioniere del cinema”.
Come nasce la mostra “InVisibili”
Dopo attenti studi su fonti e materiali cinematografici, anche del cinema muto, con film perduti e casualmente ritrovati, attraverso sceneggiature e riviste d’epoca, documenti conservati in cineteche o nelle anagrafi e restituiti alla memoria dagli eredi, è nata l’idea di riproporre i nomi di queste eroine e delle prime cineaste al pubblico. A cura dell’ Archivio LUCE, del Ministero della Cultura e di Cinecittà, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Cineteca di Bologna, la mostra, che resterà aperta fino al 28 settembre prossimo, si svolge nell’Istituto Centrale per la Grafica, a due passi da Fontana di Trevi, in via della Stamperia: una chicca per tutti quei turisti di cui Roma è piena specialmente in questo periodo, sia per il Giubileo che per le vacanze estive!

Maria Giacobini in "Giovanna d'Arco"
Il percorso della mostra “InVisibili”
Il percorso, diviso in varie stanze, alcune che immettono l’una nell’altra, inizia con i ritratti e i pannelli esplicativi delle primissime registe e attrici anche comiche, come Nilde Baracchi– che con Marcel Fabre interpretò Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola (1913)– e Maria Jacobini – che debuttò nelle parti di Lucrezia Borgia e Beatrice Cenci (1910) – per passare poi alle sceneggiatrici e scrittrici come Francesca Bertini – che debuttò anche in ruoli maschili, ma anche nel famoso film Assunta Spina del 1915 e che diede vita dal 1918 come produttrice alla Bertini Film.
Ma il percorso si snoda dando valore a tutte quelle attrici che hanno svolto ruoli diversi non solo nei film ma anche nella vita: è il caso di Lea Giunchi, che fu anche acrobata, ballerina circense e attrice, a cui si deve il ruolo di Licia in Quo vadis? del 1913 e soprattutto quei ruoli legati ai primi film per i piccoli, come la Fata Turchina in Pinocchio (1911). Seguono Mary Cleo Tarlarini, la prima vera e propria “diva” del cinema italiano che fondò la Cleo Film a Milano; Gigetta Morano, la cui interpretazione di Lucia nei Promessi Sposi del 1913 è rimasta famosa. Ci sono poi ancora Costamagna, Frieda Klug, Bianca V. Camagni– donna di talento e acutezza non comuni- e ancora Gemma Bellincioni – altra donna versatile che fu pure cantante lirica, compositrice, attrice, regista e sceneggiatrice, come anche Giulia Cassini-Rizzoto, che fu anche insegnante di recitazione, scrittrice e produttrice.

Gigetta Morano che interpreta Lucia nei Promessi Sposi
Gli Anni Venti e Trenta nella mostra “InVisibili”
Si arriva poi agli Anni Venti con Lotte Reiniger che fu la pioniera della tecnica di animazione cinematografica soprattutto per la tecnica della silhouette ritagliata e in movimento con cui produsse il suo capolavoro: Achmed, il principe fantastico (1926). Ancora più in là c’è Tina Lattanzi, doppiatrice e attrice che ha dato voce sia alla regina Grimilde – la strega cattiva- nel film della Disney Biancaneve e i sette nani (1937) che a moltissime star americane, tra le quali Greta Garbo, Rita Hayworth, Marlene Dietrich. Accanto a lei Rosetta Calavetta, che doppiò proprio Biancaneve e altri protagonisti nei film prodotti dalla Disney. Tra le star da lei doppiate ricordiamo anche Lana Turner, Marilyn Monroe, Ava Grdner, Brigitte Bardot. Questo a riprova di come le donne siano sempre pronte a una stratificazione di lavori, ruoli, ad un continuo progresso nella carriera, forse perché da sempre abituate a giocare più ruoli nella vita, come quello di lavoratrici, madri, mogli!

Rosetta Calavetta, doppiatrice tra le altre attrici anche di Marylin Monroe
Il fine della mostra “InVisibili”
Il progetto delle pioniere del cinema rappresenta insomma un modo per colmare il vuoto nella memoria collettiva e per dare voci e volti a quelle donne che hanno saputo inventare un proprio ruolo – ma spesso più di uno! – con i registi, i produttori e nei film più famosi. Farle uscire dall’ombra non è solo una necessità storica, ma anche un modo per apprezzare donne che si sono date da fare per tutta la vita, giocando spesso più ruoli contemporaneamente, in un orizzonte caratterizzato dalla versatilità, dall’esigenza di mutare lavoro, parti, ruoli e di ingegnarsi per emergere, rispetto ai produttori o agli attori, per i quali bastava un solo ruolo a dare loro fama e gloria. Per le donne, come sempre, occorreva una marcia in più: è quanto testimonia anche lo splendido catalogo edito da Mondadori Electa, in cui compaiono, oltre ad un inedito firmato da Margaret Mazzantini, anche vari articoli di prestigiose firme del giornalismo italiano contemporaneo, per stimolare ulteriori riflessioni e letture sulle protagoniste.
Mostra raccomandata a tutti!