Quando i titoli di coda scorrono sull’ultima puntata di Squid Game 3, rimani lì, davanti allo schermo, con la sensazione di aver assistito a qualcosa che va ben oltre l’intrattenimento. Hwang Dong-hyuk ha scelto la strada più difficile: quella che non ti lascia il sapore dolce della vittoria, ma il retrogusto amaro di una realtà che preferiresti negare. La bambina Player 222 ha vinto 4.56 miliardi di won, ma chiamarla “vittoria” sarebbe riduttivo.

Quando finisci Squid Game 3, resti con un senso di inquietudine addosso: questa serie è lo specchio spietato della nostra epoca, un’opera che non offre consolazione.

L’eroe che diventa padre in Squid Game 3

La morte di Seong Gi-hun colpisce perché arriva nel momento in cui aveva trovato finalmente uno scopo che andava oltre la vendetta. Quando la madre della bambina 222 muore, Gi-hun le fa una promessa che gli restituisce l’umanità persa tre stagioni fa: si prenderà cura della piccola e la proteggerà, dandole la possibilità di vivere.

Questo giuramento è trasformativo: da sopravvissuto traumatizzato della prima stagione, Gi-hun diventa padre nel senso più profondo del termine. E proprio come ogni buon padre farebbe, è disposto a tutto pur di proteggere sua figlia. Ciò che lo nobilita ulteriormente è che la bambina non è biologicamente sua.

squid game 3

Una scena di Squid Game 3

La scelta di far morire il protagonista nell’ultimo episodio potrebbe sembrare un colpo di scena fine a se stesso ma, guardando più a fondo, diventa chiaro che non c’era altro modo per concludere l’arco del personaggio. Gi-hun aveva già perso tutto nella prima stagione: la moglie, la figlia, la dignità. Le stagioni successive non sono state altro che la sua ricerca disperata di un significato, di una ragione per cui valesse la pena sopravvivere. E l’ha trovata, nel momento esatto in cui ha preso in braccio la neonata: è qui che capisce che l’amore vale più della sopravvivenza.

La neonata nata dal sacrificio

Player 222 vince Squid Game, ma possiamo davvero considerarla una vittoria? La bambina è appena nata e già lascia alle sue spalle una scia di sacrifici, a partire da quello della madre Jun-hee.

Il gioco finale, con le sue tre torri geometriche che si ergono verso il cielo, è una metafora fin troppo chiara della nostra società: devi scalare per sopravvivere. Ma vedere una neonata che trionfa senza capire cosa stia calpestando, è devastante. La piccola non sa che sta vincendo soldi insanguinati. Non sa che ogni won del suo premio è costato una vita. È innocente, e proprio questo la rende la vincitrice più crudele che la serie potesse offrirci.

Vedere una bambina portarsi a casa il premio tocca in modo inaspettato. Non è giustizia, né redenzione: è la dimostrazione che il sistema è così perverso da trasformare anche la più pura delle creature in complice inconsapevole della sua brutalità.

Un dono avvelenato dall’altra parte del mondo

L’epilogo americano di Squid Game 3 è forse la parte più dolorosa di tutta la serie: il Front Man va a Los Angeles a consegnare gli effetti personali di Gi-hun alla figlia e a comunicarle con freddezza che suo padre è morto. È una scena che sembra tranquilla, ma che in realtà nasconde un veleno sottile.

Subito dopo, infatti, poi arriva il “dono speciale”: la bambina 222 con una carta di credito carica di miliardi. Il fratello di Jun-ho non sta solo eseguendo le volontà di un morto, sta perpetuando un ciclo. Sta passando il testimone di un trauma da una generazione all’altra, dall’Asia all’America, come se la distanza geografica potesse in qualche modo purificare quei soldi.

squid game 3

Una scena di Squid Game 3

Los Angeles, infatti, è la città dei sogni e in questo contesto diventa il luogo dove il denaro sporco degli Squid Game cerca di trovare una nuova innocenza. Ma il denaro ha memoria, e quella bambina crescerà ignara con i soldi vinti attraverso il sangue.

Il Front Man che consegna personalmente l’eredità è un dettaglio che fa la differenza: lui non è un postino qualunque, è l’architetto di quella macchina di morte che si presenta come un benefattore. Il suo gesto, apparentemente gentile, è in realtà un ultimo atto di violenza sotto forma di dono.

Quando vincere significa perdere tutto

Squid Game 3 si conclude con una verità pungente: in un mondo costruito sulla competizione spietata, anche la vittoria dell’innocenza è, in fondo, una sconfitta. La bambina Player 222 ha vinto tutto e ha perso tutto nello stesso momento, diventando l’erede di un impero costruito sulla sofferenza altrui.

Hwang Dong-hyuk non ci concede il lusso della catarsi. Ci costringe invece a guardare in faccia una realtà scomoda: alcuni sistemi sono così marci da corrompere persino chi li combatte. Gi-hun, nel suo ultimo sacrificio, non distrugge il gioco. Lo alimenta con la sua stessa morte, consentendogli di continuare sotto nuove forme.

Quella bambina ricca e innocente che crescerà in America con i soldi sporchi di sangue diventa simbolo di come l’umanità riesca a trasformare ogni tragedia in opportunità, addirittura la morte in profitto.

La vittoria artistica di Squid Game 3 risiede proprio in questo: in un’epoca in cui le storie sono rassicuranti, questa va controcorrente e sceglie di disturbare. Come? Ponendo domande anziché fornire risposte e offrendo un finale che è tutt’altro che consolatorio.

You May Also Like

Baby: la vera storia di cronaca della famosa serie

Baby: tra finzione e realtà delle lolite della Roma bene.

La classifica dei dieci film più visti al mondo

La classifica dei film più visti al mondo: scopri quali sono le pellicole che hanno registrato i maggiori incassi al botteghino.

Le migliori coppie di attori delle Serie TV

Sarà capitato anche a te di guardare una serie tv e pensare: “questi due personaggi hanno una chimica incredibile”. Quali sono le coppie più celebri?

I più grandi flop della Disney

La lunga vita della Disney ha dato origine a tanti film, ma non tutti sono diventati successi indimenticabili. Vediamo qui quali sono i film con meno incassi.