Inaugurata il 24 settembre a Palazzo Reale la mostra “Dalì e la Moda” durerà fino al 31 gennaio 2027, regalandoci un’esposizione particolarmente originale che racconta il rapporto tra Salvador Dalì e l’alta moda, in cui l’abito è riuscito a diventare simbolo di un carattere e di una identità. Curata da Montse Aguer, Laura Bartolomé Roviras e Judith Clark, questa mostra a tutto tondo coinvolge pittura, scultura, fotografia, sartoria e spettacolo, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di sperimentazione surrealista.

Ritratto di Dalì con i baffi - Mostra Dalì e la moda
Finalità della mostra su Dalì
La vera rivoluzione che Dalì applicò alla moda fu quella di considerarla non soltanto come la creazione di vestiti o di accessori da indossare, ma come un’arte che può arrivare persino a trasformare la realtà, grazie all’immaginazione e alla forza creativa degli stilisti e degli ideatori che devono ideare una nuova linea di moda! Questo presupposto non stupisce chi conosce bene Dali’: pittura, cinema, fotografia, teatro, pubblicità, arredamento, gioielleria, cataloghi editoriali raccontano proprio quella costante metamorfosi in cui tutti i materiali creati si trasformano l’uno nell’altro trasferendo forme, colori e significati da un oggetto all’altro nel flusso della nostra società, in cui il tempo “liquido”, fluido e molle riesce quasi a sciogliere i suoi celebri orologi!
La fluidità del Surrealismo nella mostra su Dalì
Influenzato inizialmente dalla pittura contemporanea impressionista, cubista e metafisica presente a Madrid, e’ quando Dali’ entra in contatto con Andre’ Breton del salotto parigino nel 1924 che imprime una svolta originale al Surrealismo, caricando le immagini fotografiche di continue metamorfosi e trasformando un oggetto in un altro, secondo il metodo paranoico-critico. Analogamente anche nella moda come nel museo la passerella e l’arte confluiscono l’uno nell’altra, trasformando, mescolando e confondendo un’identità nell’altra.

Modello di scarpa- Mostra Dalì e la moda
La collaborazione con Vogue nella mostra su Dali’
E’ nel 1934 dopo l’incontro con la stilista Elsa Schiaparelli che Dali’ crea una svolta memorabile nella sua arte: l’eleganza deve sorprendere; l’abito non riveste soltanto il corpo, ma racconta una storia, provoca reazioni e destabilizzare lo spettatore. Nel 1937 nasce il celeberrimo Abito Aragosta, lungo vestito di seta bianca sul quale Dalí dipinge un’enorme aragosta rossa. Indossato da Wallis Simpson, futura duchessa di Windsor, per il servizio fotografico che Cecil Beaton creò per Vogue pochi giorni prima del matrimonio con Edoardo VIII, quell’abito da sera diventò una vera e propria opera d’arte destinata a entrare nella storia.
Così nasceranno anche opere come il cappello-scarpa e l’abito a cassetti, in cui le immagini nascoste della mente diventano dei cassetti in cui si nascondono i sogni più reconditi. L’incontro con Freud nel 1938 a Londra fu quindi determinante per imprimere un significato sempre più evocativo alle sue opere. Ne sono un esempio le copertine della rivista Vogue che Dalí ideò personalmente, in cui la fotografia si riveste di una dimensione onirica e gli oggetti assumono un’anima visionaria alludendo a realtà “altre” evocative o distopiche.
Attualità della mostra su Dalì
A quasi quarant’anni dalla morte del maestro catalano, non esiste più la differenza tra l’arte maggiore (pittura,scultura) e quella minore (moda, immagini cinematografiche o televisive): tutto può diventare arte, purché contenga una matrice profondamente creativa in grado di sorprendere e meravigliare l’uomo contemporaneo. Nonostante la ricostruzione storicamente precisa e rigorosa che hanno attribuito a questa mostra i curatori Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí di Figueres, e i massimi studiosi internazionali dell’artista, Laura Bartolomé Roviras e Judith Clark, storica della moda e curatrice di fama internazionale, Dali’ continua a sorprendere, per il sensazionalismo e l’eccentricità delle sue opere che emerge in qualsiasi prodotto, sia esso sua ideazione personale che nato da collaborazione con grandi artisti e stilisti. Celebre è rimasta quella con lo stilista francese Christian Dior che riconobbe nell’artista una straordinaria capacità di trasformare la fantasia in oggetto concreto, trasferendo la concezione del lusso dal valore monetario alla capacità evocativa di immagini e racconti che può avere qualsiasi oggetto.
Così le stanze di Palazzo Reale diventano un atelier vivente e metamorfico: lo spettatore entra e inizia a farne parte, interrogandosi sul significato di quelle opere e poi riconoscendosi e quasi immedesimandosi pur senza volerlo nel loro valore attuale!