Dal 15 ottobre al 14 febbraio 2027 si terrà a Palazzo Bonaparte una mostra di portata eccezionale dedicata a Vassily Kandinsky, dopo 25 anni di assenza del Maestro dell’Astrattismo dalla Capitale.
Organizzata da Arthemisia e presentata dalla sua presidente e amministratrice delegata, Iole Siena, la mostra vede la collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi-temporaneamente chiuso “per una metamorfosi” – come afferma Angela Lampe, curatrice delle collezioni d’arte moderna presso il Musée National d’Art Moderne del suddetto centro parigino- e che per questo sta prestando le proprie opere anche ai musei stranieri. Partner che hanno contribuito alla realizzazione della mostra sono la Fondazione Terzo Pilastro– rappresentata dal presidente Prof.ssa Alessandra Taccone-l’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, l’Ambasciata di Francia in Italia, la Regione Lazio, il Comune di Roma con la consulenza scientifica ed editoriale della Prof.ssa Francesca Villanti e con la partecipazione di Trenitalia che offre uno sconto del 25% sul biglietto d’ingresso per visitare la mostra.
Il percorso e le opere più importanti della mostra su Kandinsky
Si tratta di un percorso antologico formato da 70 opere, organizzato grazie alle donazioni e al lascito dell’artista e di sua moglie Nina Kandinsky. Divisa in 5 sezioni, la mostra non si concentra solo su Kandinsky come intellettuale, ma rende conto anche dei dibattiti della sua epoca, del legame tra pittura e musica, della rivoluzione artistica che porterà alla nascita dell’Astrattismo. Si parte dunque dagli inizi a Monaco di Baviera – quando era un avvocato – ai viaggi con Gabriele Munter, sua compagna per un decennio, rimasta in ombra come pittrice finché non sono state riscoperte le sue opere qui esposte per la prima volta in una sala apposita. Sono gli anni del Blaue Reiter a cui segue la terza sezione dedicata all’esperienza in Russia durante la rivoluzione. C’è poi l’esperienza del Bauhaus– in cui riscopre la “pittura fredda” con forme sempre più geometriche e astratte – e infine il ritorno a Parigi negli ultimi anni di vita, quando “i colori cambiano e diventano più acidi” – come afferma Angela Lampe.
La mostra inoltre si arricchisce di documenti, fotografie, oggetti personali e materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky, ma anche album personali da cui, ad esempio, è stata ricostruita la disposizione della sua sala da pranzo. Tutto questo ha la finalità di aiutare il pubblico a comprendere meglio l’arte del Maestro dell’Astrattismo, sottolineandone l’epoca e il contesto, per avvicinare tutti alla comprensione profonda della sua arte.
Il percorso contiene al suo interno anche il rapporto tra arte e geometria e tra arte pittorica e musica, con riferimento al Lohengrin di Richard Wagner nella sua esecuzione al teatro Bolshoj di Mosca: è questo l’esempio più eclatante di come lui volesse equiparare la pittura alla musica, in quanto linguaggi entrambi fortemente evocativi di emozioni, ricordi e immagini interiori. Così nasce nel 1911 Der Blaue Reiter fondato insieme a Franz Marc e a Gabriele Munter: un movimento che basa l’arte sulla dimensione spirituale ed emotiva, ossia sull’interiorità dell’esperienza di ogni uomo. E’ da questo momento in poi che l’arte si libera progressivamente delle sue forme per raggiungere l’apice dell’Astrattismo. Essenziale è ad esempio L’Arco nero del 1912, uno dei capolavori più celebri provenienti dal Centre Pompidou.
Si segnalano inoltre tre importanti novità: il voluminoso Catalogo- fatica redatta con rapidità durante l’estate prima di aprire la mostra; la “sala immersiva” in cui un gioco di specchi proietta lo spettatore nelle opere di Kandinsky e nella musica ad esse più adatta – il “sogno” fortemente rincorso dal maestro stesso perché lui “sperava di vedere le persone coinvolte in modo diretto nei suoi quadri” – come ci suggerisce ancora Angela Lampe; infine l’interessante sezione didattica destinata alle scuole e presente in vari punti al secondo piano della mostra, in cui- ad esempio- colore e forma sono studiati nelle loro relazioni (un triangolo è giallo, un quadrato è verde ecc.) secondo lo schema progettuale del Bauhaus e in cui si chiede ai visitatori di riempire le figure con i colori primari e di rispondere alle domande tratte dall’originale questionario dell’epoca. Infine è particolarmente interessante la collezione dei dischi in vinile del Maestro di cui si possono ascoltare alcuni brani attraverso le cuffie poste a disposizione del pubblico.
Non la “solita” mostra di quadri cronologicamente esposti, dunque, ma una mostra che coinvolge da vicino ogni spettatore e che lo proietta nelle novità che Kandinsky stava creando insieme ai protagonisti di quell’epoca: un’epoca a noi molto vicina, che sollecita la nostra creatività e ci permette di identificarci- almeno sul piano sensoriale- con il concetto di arte globale che noi ancora oggi ricerchiamo.