Inaugurata il 22 luglio scorso resterà fin al 18 ottobre la mostra dal titolo “Ercolano. L’arte di vivere” a Castel sant’Angelo a Roma.

Si tratta di reperti archeologici straordinari provenienti dal parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico che rendono protagonista lo spettatore della vita quotidiana che si svolgeva a Pompei e ad Ercolano fino al 79 d.C.. In quell’anno, con l’eruzione del Vesuvio, tutto è finito ma, paradossalmente, grazie alla nube tossica e alla colata lavica, tutto è stato preservato con la massima cura e precisione, consentendo una ricostruzione archeologica accurata non solo del luogo e dell’epoca ma anche del pane, dei semi, dei legumi che si mangiavano, delle stoviglie e degli arredi che venivano usati quotidianamente da tutte le famiglie.

Skyphos, coppa a due anse - mostra su Ercolano a Castel Sant'Angelo

Skyphos, coppa a due anse

La finalità della mostra su Ercolano

La mostra è stata curata da Massimo Osanna, Capo Dipartimento delle Attività culturali del Ministero della Cultura, Federica ColaiacomoDirettrice del Parco Archeologico di Ercolano – Luca MercuriDirettore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo e dei Musei nazionali della città di Roma e da Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La principale novità consiste nell’avere inserito il percorso ercolaneo nello spazio espositivo del Mausoleo di Adriano poi diventato Castel Sant’Angelo. In tal modo sembra quasi che la vita romana e quella ercolanea del I sec.d.C. entrino in relazione diretta, tra la stratificazione storica che ha  trasformato il mausoleo di Adriano in fortezza e residenza papale e la testimonianza dei reperti di Ercolano: entrambe le sedi sono dunque accomunate dall’esigenza della memoria storica e del ricordo corretto del passato. In tal modo i due luoghi si incontrano e si raccontano reciprocamente, l’uno emergendo dalla lava, l’altro dalle continue manipolazioni e trasformazioni storiche.

La distribuzione del pane - Pompei - mostra su Ercolano

La distribuzione del pane - Pompei

Il percorso della mostra su Ercolano

Sono presenti  oltre 70 reperti fino ad oggi custoditi nei depositi del parco La mostra si suddivide in 7 sezioni. La prima è caratterizzata da una Wunderkammer o “camera delle meraviglie”, in cui circa 42 reperti formati da statue, busti, gioielli e oggetti quotidiani raccontano la raffinatezza artistica e l’elevato livello artistico  che caratterizzava la quotidianità ad Ercolano prima dell’eruzione. Un grande schermo con contenuti audiovisivi spiega poi l’eruzione del 79 d.C., con la ricostruzione accurata dei luoghi e degli eventi drammatici che si sono succeduti all’epoca, ma anche con i quadri e le stampe di epoche successive  che hanno cercato di  documentare il terrore che il vulcano ha sempre suscitato- anche con le eruzioni successive – nell’immaginario degli uomini. Ne è un esempio la “Veduta notturna dell’eruzione del Vesuvio del 1779” di Giacomo e Antonio Baseggio (Venezia) che ritraggono in modo suggestivo il colore del fuoco del Vesuvio nell’atmosfera scura e cupa della notte dell’esplosione. La sezione seconda racconta  il passaggio “dal mito alla strada”: i Thermopolia, ossia i luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande da consumare quotidianamente, con i cibi, le focacce  e i legumi rimasti carbonizzati ma intatti, le teglie appartenenti al forno di Sextus Patulcius Felix e 25 stampe ercolanee. Lo spettatore è poi guidato ad entrare all’interno di una vera e propria domus romana con la cucina, in cui compaiono mortai, pentole e anfore con cereali e legumi dell’epoca. Il percorso prosegue con la sezione dedicata al vino – con il famoso Falerno celebrato da Plinio il Vecchio– e al dio che ne era custode, Bacco, con i dipinti che alludono all’ebbrezza, alla ritualità, al culto della vite e dell’uva, infine al culto della fertilità.  La sala dei banchetti invece celebra le tre fasi alimentari degli antichi romani, —ientaculum (una prima colazione veloce e semplice), prandium (il pasto di mezzogiorno, quello principale della giornata) e coena (poi detta cena, pasto spostato al pomeriggio che poteva prolungarsi fino a notte fonda, formato da antipasto, portate principali e dessert), – con le suppellettili in bronzo e rame, ma anche la bottiglia, le anfore e la “larva convivialis”, il piccolo scheletro che, posato sulla tavola, ricordava la brevità della vita e li trascinava a godere del banchetto. Allora di certo tutti i visitatori di fronte a queste meraviglie condivideranno l’opinione di P.B. Shelley che esclamò nel 1819Non avevo idea che fosse rimasto qualcosa di tanto perfetto”!

la Larva convivialis nella mostra su Ercolano

La Larva convivialis

 

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