Avrà inizio il 17 ottobre e proseguirà fino al 28 febbraio 2027 la mostra dal titolo “Renato Guttuso. Anima mediterranea”, presso il Museo Storico della Fanteria a Roma. A 40 anni dalla sua morte e dopo un’assenza decennale delle sue opere, il maestro siciliano, che visse nella Capitale dal 1937 alla morte, rivive nelle oltre 60 opere esposte, tra olii, disegni, acquarelli e incisioni datati tra gli Anni Trenta e gli Anni Ottanta.
I curatori e i partner della mostra su Guttuso
L’esposizione è stata curata dal famoso critico Vittorio Sgarbi, assente alla presentazione della mostra per motivi di salute, ma che si spera possa visitarla nel prossimo periodo natalizio – come hanno riferito gli ospiti presenti, oltre ad aggiungere l’augurio di una pronta guarigione. Presentata da Lino Mezzocane, Marina Giordano, la co-curatrice, e dal produttore di Navigare s.r.l. Salvatore Lacagnina nell’ambito di un’iniziativa culturale del Ministero della Difesa, con il patrocinio del Ministero della Cultura della Regione Sicilia, si è avvalsa di prestiti provenienti dal Museo Renato Guttuso di Gibellina– Capitale dell’Arte Contemporanea nell’anno 2026-, dal MAC Museo di Arte Contemporanea “Ludovico Corrao”, dal comune di Bagheria e dai suoi musei, nonché dal MART di Trento e Rovereto, la Fondazione Sicilia e la Banca d’Italia.
L’intervento della curatrice nella mostra su Guttuso
Particolarmente interessante il contributo della co-curatrice Marina Giordano che ha riferito nella nostra intervista come il critico Vittorio Sgarbi si sia occupato della mostra con grande impegno durante la scorsa estate, curando anche l’aspetto relazionale ed entrando in contatto con musei e istituzioni al di fuori della Sicilia, mentre lei si è potuta occupare dei contatti siculi, non solo pubblici e statali, ma anche rivolgendosi particolarmente ai privati, come ad esempio Leonardo La Rocca, Massimo La Piana, Fabio Lupo. Questo ha permesso di ottenere una sinergia vincente tra settore pubblico e privato per una mostra davvero così ricca di opere e di testimonianze su Guttuso.
Il percorso della mostra su Guttuso
La “lunga traversata” tra Roma e la terra sicula- come è stata definita dal gallerista e amico del Maestro Ezio Pagano– è documentata nella mostra in cui si mescolano pittura e realtà, indicando per lui memoria ma anche impegno politico. “L’anima mediterranea non si esaurisce nei confini geografici ma è una specifica forma mentis” – afferma Marina Giordano. La “sicilianitudine”- come l’ha definita la Giordano– si riconosce ovunque ed è la capacità di essere ottimisti sempre, è ciò che ci fa sorridere anche di fronte alle sventure della vita!
Il percorso della mostra è antologico piuttosto che cronologico e si suddivide in cinque sezioni: 1) Volti: come ad esempio il Ritratto postumo di Kafka (1963 ca.) e le tele dedicate a Mimise- la nobildonna milanese Maria Luisa Dotti a cui il pittore si legò appassionatamente ma che morì tre mesi prima di lui- e i suoi autoritratti (1940 e 1943). 2) Paesaggi: dedicati sia a quelli siciliani – tra i quadri più importanti l’ Eruzione dell’Etna (1983) e Tetti a Bagheria (1960)- che a quelli dei luoghi in cui si trasferì e visse per un periodo, come le tele Laghi di Varese (1964) e Paesaggio di Tivoli (1951). 3) Nature vive e nature morte: tra cui la famosa Finestra blu (1940-1941) e Bucranio e noci (1966), oltre ai Girasoli in omaggio a Van Gogh. 4) Artista e società: in cui prevalgono le opere di impegno civile: La notte di Gibellina, ispirata al terremoto del Belice del 1968, ma anche le tele sulla Resistenza e sulla Guerra Civile Spagnola, sulle condizioni dei contadini e dei pescatori – celebri sono Il pescatore addormentato (1950), Marcia di contadini nel fondo (1954) e Massacro (1941) sull’occupazione tedesca. 5) Il femminile. Racchiusa in una stanza alla fine del percorso espositivo, questa sezione è dedicata all’esplorazione del corpo femminile anche con i nudi, con un omaggio a Marta Marzotto, ma anche alle donne laboriose e lavoratrici, sensuali come in un harem, ma anche reali e concrete lavoratrici, come nel dipinto Ragazza bionda su poltrona nera (1967).
Con questo caleidoscopio di esperienze tradotte in opere artistiche, la mostra su Guttuso rende vivi tutti gli aspetti dell’arte del Novecento, ma anche con tutti gli altri artisti a lui contemporanei, leggendoli secondo una chiave interpretativa personale e misurandosi con loro in modo critico, senza mai cristallizzarli in un topos statico. Così la mostra fa rivivere negli occhi dello spettatore quell’epoca, quelle tematiche e quei paesaggi, restituendo appieno tutta la vitalità che li ha animati.