In occasione del centenario della nascita e del decennale della scomparsa si terrà, fino al 10 gennaio 2027, una mostra particolarmente attuale con un prezioso valore documentario: “Plurale femminile. Fotografia e scrittura, 1926-2026” della fotografa Carla Cerati a Palazzo Reale a Milano.
La narrazione fotografica procede dalle trasformazioni della città tra gli anni Trenta e Cinquanta alla ricostruzione del dopoguerra, del boom economico fino ad oggi, dando particolare risalto al 1968, caratterizzato da contestazioni e tensioni politiche. Nuovi quartieri, proteste operaie, cortei studenteschi e manifestazioni femministe rinascono così sotto i nostri occhi sia con immagini pubbliche che con la dovuta ironia sui comportamenti della borghesia e sui rituali della vita culturale milanese dagli Anni Settanta in poi.
Chi è Carla Cerati e finalità della mostra.
Fotografa e scrittrice nata a Bergamo (1926-2026), la Cerati nelle sue opere alterna continuamente la dimensione della memoria delle famiglie e della vita dei Milanesi durante il Novecento con quella della cronaca dell’epoca, con i fatti storici e i cambiamenti politici e ideologici che tanto hanno scosso l’opinione pubblica negli anni Settanta. Sono in mostra più di 200 fotografie affiancate da libri, materiali d’archivio e contributi video, per ricostruire un percorso artistico variegato e complesso. Promossa dal Plurale femminile. Fotografia e scrittura, 1926-2026 prodotta da Palazzo Reale, Pernice Group e Cluster-A, la mostra è curata da Giovanna Calvenzi, Elena Cerati e Mariateresa Cerretelli.

Dario Fo e Franca Rame negli scatti presenti nella mostra di Cerati
I percorsi e le curatrici della mostra della Cerati

Umberto Eco negli Anni Settanta nella mostra della Cerati
Raccolte in dieci sale, alle fotografie si alternano gigantografie, proiezioni, strutture tridimensionali e ambienti immersivi che accompagnano il pubblico attraverso i diversi nuclei tematici. Le fotografie restano al centro del racconto, mentre documenti originali e contributi audiovisivi permettono di approfondire il lavoro di Cerati e di ascoltarne direttamente la voce in un video: particolare infatti è la cura espositiva che si deve a Elena Cerati, figlia della fotografa e co-curatrice della mostra.
La sezione più attuale della mostra di Cerati
Il percorso espositivo a nostro parere più’ prezioso, soprattutto per il valore contemporaneo di contrasto alla violenza di genere, è costituito dalle fotografie dedicate alla cronaca politica, alla condizione delle donne e alla rappresentazione del corpo femminile. Libertà, emancipazione, valore e ammirazione per le donne e le loro lotte sociali- una tra tutte, quella per la legalità dell’aborto che renderebbe fiera della mostra Emma Bonino, scomparsa di recente- si intrecciano con la “Milano da bere” e i vizi alto-borghesi della società milanese degli Anni Settanta. “Nel centenario della nascita, la città riconosce nella sua opera un patrimonio vivo e ancora capace di interrogare il presente, di parlare alle nuove generazioni con la stessa forza con cui ha saputo raccontare la propria epoca. Questa mostra è un viaggio visivo e letterario attraverso oltre 200 opere, pensato per riscoprire una delle grandi protagoniste della cultura italiana e, con lei, le figure femminili che nel corso del Novecento hanno saputo farsi specchio critico del proprio tempo“, afferma Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del comune di Milano.
Una mostra che tutti dovrebbero vedere, in primis come omaggio alle donne che ci hanno preceduto e alle loro battaglie per l’emancipazione femminile. Ogni sforzo per ottenere una parità di genere, in realtà, oggi quasi più di allora, nonostante leggi e diritti conquistati, stenta a diventare un comune modo di pensare, generando al contrario violenza irrefrenabile e una catena sanguinaria di femminicidi sempre più efferati. La mostra contribuisce ad aggiungere un importante tassello alla lotta della donne rinnovandone la memoria e rivalutando il ruolo sociale delle donne.