La Marvel torna al cinema e pure ai suoi antichi splendori: I Fantastici 4: gli inizi era ciò di cui i fan avevano bisogno dopo alcune uscite non proprio felici in termini cinematografici. Matt Shakman ha saputo raccontare la prima famiglia marveliana con una sensibilità rara: ha trasformato i supereroi in persone vere, con le loro fragilità quotidiane e i loro piccoli rituali d’amore.
Dopo decenni di tentativi fallimentari, dai film della Fox agli esperimenti dimenticabili, finalmente qualcuno ha capito come raccontare Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm. E la risposta era lì, davanti a noi: come una famiglia che vive, che cresce, che affronta insieme le tempeste cosmiche e quelle domestiche.
I nuovi mondi dei Fantastici 4
Shakman ambienta tutto in una versione alternativa degli anni ’60, dove l’ottimismo del futuro si mescola con l’eleganza del passato. Earth-828 diventa un playground visivo che rende omaggio a Jack Kirby senza mai scadere nella nostalgia vuota. Qui la Marvel riscopre quella capacità di stupire che sembrava aver smarrito tra franchise interconnessi e obblighi narrativi.
Questa scelta estetica funziona perché parla direttamente a noi, spettatori del 2025, cresciuti con le promesse della tecnologia e ora alle prese con le sue conseguenze. I Fantastici 4 vivono in quel mondo che ci avevano promesso sarebbe stato il nostro: automobili volanti, città scintillanti, scienza al servizio dell’umanità.
Generazioni che cambiano: i Millennials protagonisti della scena
Vent’anni fa ci identificavamo con Tony Stark e la sua ribellione geniale, con Thor e la sua ricerca di identità. Oggi, quei Millennials che affollavano i cinema per Iron Man si ritrovano davanti Reed e Sue Richards: due trentenni che cercano di salvare il mondo mentre cambiano pannolini e si preoccupano per il futuro del loro bambino.
Franklin Richards diventa il cuore pulsante del film. Quando Galactus minaccia la Terra, la posta in gioco acquisisce una dimensione intima che va oltre la solita apocalisse cosmica. Qui si combatte per proteggere una culla, per garantire a un figlio il diritto di crescere. È la genitorialità che entra prepotentemente nell’universo Marvel, e lo fa con una naturalezza sorprendente.

Vanessa Kirby in una scena de I Fantastici 4: gli inizi
Pedro Pascal e Vanessa Kirby costruiscono questa dimensione familiare con una chimica autentica. Lui porta a Reed quella vulnerabilità intellettuale che mancava alle versioni precedenti, mentre lei trasforma Sue in una donna che sa essere tempesta e rifugio allo stesso tempo.
Eroi dell’incertezza
Questi Fantastici 4 sono diversi dagli Avengers che conoscevamo. Sono più fragili, più incerti. Reed sbaglia i calcoli, Sue fatica a controllare i poteri, Johnny brucia per rabbia e paura, Ben vive il dolore della trasformazione ogni giorno. Sono eroi dell’imperfezione, specchio di una generazione che ha imparato a convivere con l’ansia del futuro.
La forza del film sta proprio in questa humanitas ritrovata. Quando Joseph Quinn fa decollare Johnny Storm, vediamo un ragazzo che cerca di convincere se stesso di essere coraggioso. Quando Ebon Moss-Bachrach dà voce a Ben Grimm, sentiamo tutto il peso di chi porta sulle spalle le trasformazioni che non ha scelto.
La famiglia come superpotere
Shakman costruisce la sua narrazione attorno a un’idea semplice ma rivoluzionaria per il MCU: la famiglia come fonte di forza. I vecchi film sui Fantastici 4 puntavano tutto sui poteri e gli effetti speciali. Questo film punta tutto sui legami, sulle conversazioni al tavolo della cena, sui silenzi condivisi dopo una battaglia.
Il regista aveva raccontato ai dirigenti Marvel di voler fare “una storia incentrata sulla famiglia”, e aveva mostrato la foto di sua figlia appena nata durante le trattative. Quel gesto personale è diventato il cuore del film: Reed e Sue che proteggono Franklin non sono diversi da qualsiasi genitore Millennials che si preoccupa per il futuro del proprio bambino in un mondo vagante verso la distruzione.
Galactus e il peso delle scelte
Il Divoratore di Mondi di Ralph Ineson funziona proprio perché rappresenta l’antitesi di questa dimensione familiare. È la fame cosmica che non conosce amore, la forza che distrugge senza pensare alle conseguenze. Julia Garner, dal canto suo, costruisce una Silver Surfer tragica e complessa, portatrice di un dolore che risuona con quello terrestre dei protagonisti.

Julia Garner nei panni di Silver Surfer in una scena de I Fantastici 4: gli inizi
La scelta di trasformare il tradizionale Norrin Radd in Shalla-Bal, dandole un volto femminile, rappresenta una delle intuizioni più felici del film. Garner riesce a incarnare quella dualità tra potere cosmico e vulnerabilità umana che rende Silver Surfer una delle figure più affascinanti dell’universo Marvel. La sua voce metallica nasconde una sofferenza antica, quella di chi è stato costretto a servire una forza distruttiva per proteggere il proprio mondo. È un riflesso distorto della genitorialità stessa: fino a che punto si è disposti a spingersi per salvare chi si ama?
La battaglia finale acquista così una dimensione esistenziale che va oltre la solita resa dei conti tra bene e male. È il confronto tra chi protegge e chi consuma, tra chi costruisce legami e chi li spezza, tra madri diverse che combattono per il futuro dei propri figli.
L’esordio esplosivo al botteghino
I 118 milioni di dollari del weekend di apertura americano raccontano una storia interessante. I Fantastici 4: Gli Inizi esce a pochi giorni di distanza del Superman di James Gunn, creando un duello tra Marvel e DC Comics che ricorda i tempi d’oro del cinema di supereroi. Entrambi i film puntano tutto sul ritorno alle origini, sulla riscoperta dell’umanità dietro i costumi.
La sfida tra i due colossi fa bene al genere: costringe gli studios a innovare, a cercare nuove strade narrative, a non accontentarsi delle formule collaudate. Entrambe le pellicole sono a dir poco entusiasmanti: un ritorno di cui l’universo del Cinecomic aveva bisogno.
Le scene post credit (spoiler)
Le scene post-credit meritano una menzione speciale. La prima ci porta quattro anni nel futuro, dove Doctor Doom fa la sua comparsa silenziosa ma potente. È Robert Downey Jr. che torna nel MCU con un volto diverso, e quella scelta di casting acquista qui un significato narrativo profondo: Tony Stark e Victor Von Doom, due facce della stessa genialità, due modi diversi di usare l’intelligenza.
La seconda è un omaggio puro alla storia del fumetto, un cartoon che celebra 60 anni di Fantastici 4 per la gioia di chi ama i personaggi.
Verso un futuro…fantastico!
Avengers: Doomsday si annuncia come il crocevia dove tutti i fili si riannoderanno. Reed Richards come nuovo leader degli Avengers rappresenta un cambio di passo generazionale: dall’individualismo geniale di Stark alla responsabilità collettiva di chi ha imparato che la famiglia viene prima di tutto.
Pedro Pascal in una scena de I Fantastici 4: gli inizi
Matt Shakman ha consegnato alla Marvel un film che sa essere spettacolo e intimità, avventura e storia domestica. Ha ridato dignità cinematografica a personaggi troppo spesso maltrattati, li ha resi nostri contemporanei senza tradirne l’essenza fumettistica.
I Fantastici 4: Gli Inizi è il film che aspettavamo da vent’anni: una storia di supereroi che parla soprattutto di essere umani. In un’epoca di Cinecomics sempre più complessi, Shakman ha scelto un punto di vista inedito: raccontare una famiglia che si ama e si protegge nonostante l’incertezza della riuscita e la vulnerabilità data dalle emozioni, anche quando le sorti del mondo intero dipendono da loro.
E forse, alla fine, è proprio questo il superpotere di cui avevamo bisogno.
Da bambina mi chiamavano “la piccola scrivana”, forse perché stavo sempre con carta e penna in mano. Soprannome profetico? Chi sa. Intanto porto in borsa biro e taccuino, non si sa mai.
Pedro Pascal in una scena de I Fantastici 4: gli inizi