Umberto Orsini, icona del teatro e del cinema, torna in scena al Teatro Diana di Napoli con lo spettacolo Prima del temporale, con la regia di Massimo Popolizio.
Alla prima dello scorso mercoledì, in sala il sipario è aperto già una mezz’ora prima dell’orario di inizio. La scenografia, spoglia ma eloquente, fornisce ad una gremita platea un assaggio di ciò che sarà: un camerino dotato di una scrivania e diversi oggetti sparsi qua e là. Un pallone, un appendiabiti, una radio, un libro. Tutti futuri input per una storia che viene dal passato.
L’attore che trascorrerà un’ora e mezzo circa all’interno di quel camerino è Umberto Orsini nei panni di se stesso, affiancato dalla sua assistente (Diamara Ferrero) e da un vigile del fuoco (Flavio Francucci) addetto alla sicurezza, entrambi piccole e significative comparse, interlocutori e privilegiati destinatari di racconti pre-spettacolo.
Certo, Umberto Orsini ne ha da raccontare. Oltre 70 anni di carriera sapientemente condensati in 125 minuti, tra nomi altisonanti e amici, commozione e sorrisi sornioni. La regia di Popolizio guida con delicatezza ed impatto la narrazione di una vita con proiezioni di volti noti del cinema e teatro, che come in un’apparizione della memoria, allietano e supportano i ricordi di Orsini, nell’attesa di entrare in scena da protagonista per la replica del “Temporale” di Strindberg, l’ultima.
Orsini, con il cinismo dell’attore navigato quale è, sbeffeggia i novellini alle prese con prove e allenamenti della voce, tra una sigaretta e un rimprovero del giovane addetto alla sicurezza; rimanda i preparativi e la vestizione prima di andare in scena, colpito ora da un libro di gioventù apparso sulla scrivania, ora dal ricordo del suo primo vero viaggio da Novara a Roma per sostenere l’esame di accesso all’Accademia d’Arte Drammatica. Non sappiamo quanto di vero ci sia in quella narrazione appassionante ed appassionata, ma Orsini mostra a parole, gestualità ed intensità lo straordinario talento che l’ha portato a calcare l’ennesimo palco, all’età di 92 anni, tra un ballo, un racconto ironico, un ricordo di tenerezze e uno di avventure. La memoria, solida compagna di una vita, alterna in scena il sogno alla realtà, a cui Orsini è richiamato dalle frequenti irruzioni nel camerino della sua giovane assistente.
Prima del temporale ci consegna una storia di altri tempi, dal dopoguerra ad oggi, ripercorrendo la giovinezza del talento che non invecchia mai. Lo spettacolo chiude con una voce fuoricampo che richiama l’attore sul palco. È ora di andare in scena. Orsini indossa il suo cappello, spegne le luci del camerino e chiude dietro di sè la porta. Il sipario di Strindberg si alza, quello del Diana cala. La platea tutta è in piedi. Che immenso onore aver assistito al talento di Umberto Orsini.

Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.