Dopo il successo di Amanti, Ivan Cotroneo torna al Teatro Diana con un nuovo testo che promette di far discutere. Mercoledì 5 novembre ha debuttato Scandalo, una commedia intelligente e provocatoria che mette al centro le dinamiche del desiderio, del potere e dei ruoli di genere.

Protagonisti di questa storia sono Anna Valle e Gianmarco Saurino, una coppia scenica inedita ma già capace di accendere curiosità e aspettative. La regia, come la scrittura, è firmata dallo stesso Cotroneo, che prosegue così la sua fertile collaborazione con il Teatro Diana, di cui lo spettacolo è una nuova produzione.

La trama

Ambientata in una villa sull’Appia Antica, la vicenda ruota attorno a Laura, una scrittrice segnata da un passato ingombrante: da giovanissima è stata la moglie di un celebre autore molto più grande di lei, recentemente scomparso. Il lutto e il peso di quell’etichetta sembrano averla paralizzata, fino all’arrivo di Andrea, assunto prima di morire dal marito, per riordinare la sterminata libreria di famiglia.

Tra i due nasce un’attrazione irresistibile, che riapre ferite, domande e giudizi. I ventiquattro anni di differenza che li separano diventano il terreno su cui Cotroneo costruisce una riflessione ironica e tagliente sulle convenzioni sociali, su ciò che si considera accettabile o scandaloso quando è una donna, e non un uomo, a lasciarsi guidare dal desiderio.

Scandalo è una commedia brillante, ma non leggera: dietro il ritmo e l’eleganza della scrittura, si nasconde un’indagine lucida sui tabù che ancora condizionano la libertà femminile, e sulla doppia morale che regola i rapporti tra i sessi. Cotroneo gioca con la tensione tra pubblico e privato, tra verità e apparenza, mostrando quanto sia ancora fragile l’equilibrio tra emancipazione e giudizio.

Con Anna Valle nel ruolo di Laura e Gianmarco Saurino in quello di Andrea, il palcoscenico del Teatro Diana accoglie un duetto di grande intensità, capace di restituire tutta la complessità e la sensualità di un incontro che mette a nudo, più che i corpi, le ipocrisie di una società ancora spaventata dal desiderio femminile.

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