A volte le copertine dei dischi fanno rumore, infrangendo tabù, nudità e sessualità. Facendo lavorare duro gli uffici di case discografiche, avvocati e giornalisti del mondo.

In questa lotta tra il diritto di libertà di espressione, spesso volutamente provocatoria, e il clamore mediatico, ha un ruolo centrale l’auto censura. Modificando l’immagine stessa degli album controversi, inserendo bollini e adesivi, e nei casi più eclatanti cambiando completamente la cover.

La storia della discografia presenta migliaia di album censurati, addirittura proibiti in alcune parti del mondo o mai distribuiti. Ecco una lista di alcune delle cover più censurate.

“Beggars Banquet” The Rolling Stones (1968)

La “disdicevole” toilet cover, opera di Barry Feinstein, fu rimpiazzata per circa quindici anni da un’anonima illustrazione bianca, che evocò il White Album dei Beatles realizzato solo due settimane prima. Le imbrattature e i testi realizzati da Keith Richards e Mick Jagger, si aggiunsero ai graffiti originari presenti sopra lo scarico.

cover

“Virgin Killer” Scorpions (1976)

Al centro di un fondale nero, una ragazzina di 10 anni nuda siede in posa erotica, l’effetto di un vetro spezzato nelle parti intime. La famigerata cover della band tedesca provoca ancora oggi denunce e richiami per le copie vendute su internet. Ma il gruppo fece finta di non capire, salvo pentirsene in diverse occasioni.

“Blind Faith” Blind Faith (1969)

Il fotografo Bob Seidemann, amico di Eric Clapton e già stimato nel rock and roll, realizzò la cover dell’unico disco del supergruppo. Mariora Goschen, allora undicenne, fu immortalata col consenso dei genitori. Nonostante il simbolismo dello scatto, creò solo imbarazzo ai discografici che proposero una nuova edizione per il mercato americano.

“Unfinished Music No. 1: Two Virgins” John Lennon & Yoko Ono (1968)

Il debutto del duo, registrato nel Surrey a casa di Lennon mentre la futura ex moglie Cynthia era in Grecia, mostra i due artisti completamente nudi, fronte-retro. Ancora oggi alcune riedizioni sono accompagnate da una confezione di cartone marrone usata per coprire i corpi e stondata sui volti di John & Yoko.

“Electric Ladyland” The Jimi Hendrix Experience (1968)

A creare sconcerto è stata la versione inglese, stampata dalla Track Record, che ritrae diciannove donne nude fotografate da David Montgomery. Jimi Hendrix non gradì molto questa scelta, anche perché aveva suggerito una cover alternativa. Fu sostituita da varie copertine, l’ultima quella col volto assorto virato giallorosso di Jimi immortalato da Karl Ferris mentre suona al Saville Theatre di Londra.

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