Arte contemporanea all’interno dei siti archeologici? Certamente potrebbe essere una intuizione che crea un proficuo legame tra il passato e il presente. Ma la scelta degli “astici” dell’artista britannico Philip Colbert ha più il sapore di una sceneggiata che di un vero confronto  di stili.

Ma davvero queste caricaturali grandi sculture di aragoste umanizzate, fumettizzate, coloratissime, con costumi pseudo antichi e realizzate a grandezza umana, in acciaio inox e in versioni con patina bronzea (che spreco di materiali e soldini) sono espressione d’arte? O piuttosto un giochino infantile di dubbio gusto?

Astici a Pompei

Fonte foto: Valentina Sensi

Non la pensano così gli organizzatori che, sino al 30 novembre, in vari siti quali Pompei, Longola, Boscoreale e Oplontis, sono riusciti a mettere in atto un improbabile connubio tra elementi della nostra antichità più amata e l’indole dell’ossessione monotematica di un signore inglese, da alcuni presentato come l’erede di Andy Warhol, definito come “Hyper-pop”, che da anni si crogiola con costosi pupazzoni a forma di astice in tutte le salse.

Philip Colbert in Pompeii: Mythology of Pop” è il titolo della manifestazione che vorrebbe ridisegnare un percorso ideale tra l’antichità e l’espressione dell’arte contemporanea, ma gli ingrandimenti di fumetti di Roy Lichtentein (1923-1977), negli anni sessanta del secolo scorso, o i lavori dello stesso Warhol e degli altri esponenti della Pop Art sono stati, già nella loro epoca, l’espressione analogica che rispecchiava una società, in questo caso come quella americana, votata al consumismo e sviluppava  una analisi della superficialità come sintomo della manipolazione intellettuale anche attraverso l’arte.

astici a Pompei

A parte la discutibile qualità estetica queste aragoste giganti che assomigliano più ai manga giapponesi che a una qual si voglia espressione artistica, la domanda è: quale messaggio e quale accostamento culturale vogliano trasmettere e qual è la china che il mercato dell’arte vuole ulteriormente percorrere per rendere questo mondo ancora più frivolo e superficiale.

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