Fino al 19 settembre è possibile visitare la mostra di Diego Cibelli al Museo e Real Bosco di Capodimonte, il panoramico rione di Napoli.

Chi è Diego Cibelli?

E’ un artista non solo vivente, ma anche giovane. Classe 1987, scultore contemporaneo, di quella forma espressiva così contemporanea da essere già antica, ovvero l’installazione. Un artista che vive tra Napoli e Berlino e che porta avanti una ricerca che tende a unire nel concetto di habitat la sensibilità soggettiva e il design, come fossero una unità. Quell’ambiente carico di segni, dunque significati, e che nella funzionalità (di quella cara a Le Corbusier) va a fissare la concettualità più essenziale. Una sorta di riduzione del concetto, una residualità pensata all’interno del canone estetico. E anche per questo la mostra si intitola L’arte del danzare assieme.

In realtà, però, fuori dalle elucubrazioni c’è una ragione concreta di questo titolo. Perché si tratta di una mostra che mette in comunicazione una ricerca viva come quella di Cibelli, con quella della mostra permanente della collezione del Museo e Real Bosco di Capodimonte. La mostra è ricoperta da una carta da parati che fotografa la collezione Firmian. Si apre anche un’altra sezione dedicata a sculture di vasi ispirati a Mascagni. C’è un vero rivestimento dello stile passato che viene incluso perfettamente nella contemporaneità. L’habitat diventa un tutt’uno con la cultura del passato, come a voler realizzare un’unione dentro la Storia dove il pezzo, foss’anche uno sguardo, proveniente da ciò che accade oggi, potesse continuare a definire una catena di senso e di segni. Nell’unità di questo rivestimento e dei vasi, vediamo la nostra sensibilità avvicinarsi a quell’universo museale fino a diventarne parte.

Un’artista che finalmente promette non più di rispecchiare con l’arte i sogni infantili di ciò che eravamo, ma che mostra un presente fermo che cambia solo forma. Fuori da quel mito del progresso che sfora troppo spesso nel concetto sterilizzante. Questa è un’opera non solo di incisione, fotografia e scultura, ma anche di allestimento. Il dialogo materico capace di farsi leggere da un uomo del settecento così come da un uomo che ancora deve nascere. Finalmente il fruitore viene pensato come organismo. L’arte non è più ornamento ma evento.

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