Nella magnifica cornice di Villa Borghese, al Museo Carlo  Biliotti presso la celebre Aranciera è presente la mostra “Tra mito e sacro. Opere dalle collezioni capitoline di arte contemporanea”, inaugurata il 17 aprile scorso e che durerà fino al 14 settembre 2025.

Le caratteristiche della mostra al Museo Biliotti

La mostra si propone un approfondimento sul valore del sacro e del mito attraverso l’arte contemporanea, esplorando i numerosi linguaggi che la caratterizzano. Si tratta di un allestimento immersivo e coinvolgente che esprime il rapporto tra l’uomo e il sacro attraverso 30 opere del Novecento e del Duemila provenienti dalle collezioni capitoline esposte, talvolta, solo in rare occasioni. I promotori della mostra sono Roma Capitale, l’Assessorato alla Cultura e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

C. M. Mariani - Trascendente (2010) alla mostra "Tra mito e sacro" presso il Museo Biliotti

C. M. Mariani - Trascendente (2010) alla mostra "Tra mito e sacro" presso il Museo Biliotti 

Fonte foto: museocarlobiliotti.it

Il percorso espositivo della mostra al Museo Biliotti

IL museo consta di 5 sezioni tematiche che dal mito classico fino all’iconografia cristiana mostrano la ritualità tra il sacro e le figure mistiche e trascendenti.

La prima sezione tematica intitolata “Dal mito al sacro” prende ispirazione dai miti sacri, come dimostra l’ “Orestiade” di Paola Gandolfi, in cui sono sospesi i frammenti dei corpi di Oreste, Elettra  e Clitemnestra, sottolineando la psiche femminile della celebre tragedia greca sia nell’ideare che nel realizzare il misfatto del matricidio. Al piano successivo risalta il celebre “Orfeo solitario” di Giorgio De Chirico, che celebra il cantore classico che ispirò il culto misterico.

La seconda sezioneCulto e ciclo della vita” è caratterizzata da due installazioni, la Cattedrale di A. Tesi e Universal Keyboard di A. Valeri; quest’ultima consiste in tre moduli quadrati che alludono alla circolarità dell’esistenza nella quale si ritrovano le scritte milk (latte), dead (morte) e Revo (rivoluzione).

La terza sezioneIl dolore, la morte, la sublimazione” porta lo spettatore verso i grandi interrogativi esistenziali con A. Fogli, C.M. Mariani e con B. Ceccobelli; l’opera di quest’ultimo  a forma di croce “In piedi sul cielo” è composta da quattro pannelli  di legno su cui sono riprodotti un pesce, un uccello e una figura umana, a indicare l’alpha  e l’omega, ma anche la Genesi e la formazione cristiana dell’universo. Ci sono però anche i simboli del male, come a esempio Diavoleria di Ferruccio Ferrazzi in cui in una prospettiva deformante appare una Roma in notturno in cui si intravede l’ospedale di S. Giacomo dove l’artista fu ricoverato. La sezione si conclude però con la prospettiva salvifica, come ad esempio La deposizione di Pericle Fazzini che recupera l’arte futurista e il suo simbolico “Manifesto futurista dell’ Arte sacra” del 1931.

La quarta  sezione definita “Astrazione e rappresentazione del divino” recupera le figure mistiche della religione cattolica come ad es. il celebre San Sebastiano nero di Leoncillo (1963) in cui il taglio centrale sembra trafiggere l’argilla, tentando così di riprodurre le ferite del santo martirizzato. Interessante è anche l’opera Stendardo antico del 2021 che appartiene a Sidival Fila: si tratta di uno stendardo araldico  di fine Settecento smontato e poi ritagliato e ricucito insieme a frammenti specchiati per dimostrare la tensione dell’uomo verso la natura divina mentre esalta la propria storia familiare.

La sezione conclusivaRitualità e idoli contemporanei” è caratterizzata da due opere di Benedetta Bonichi, To see in the dark. Banchetto di nozze (2002) che è una stampa a raggi X di un banchetto di nozze dove gli oggetti ritratti sulla tavola imbandita contrastano con le forme scheletriche umane. Del pari, la figura dello scheletro è recuperata anche nell’altra opera esposta, Oh my God del 2023, figura che si staglia stampata sulla banconota di un dollaro, ad indicare l’invito a vedere oltre la forma, l’apparenza e il denaro, inteso come idolo terreno.

Una mostra immersiva dunque del panorama contemporaneo che esplora un rapporto che è sempre stato controverso e poco lineare: quello tra l’uomo e il metafisico, che spesso oltrepassa la dimensione umana, creando dubbi e perplessità, ma anche innalzando l’umano oltre la sua natura in prospettiva teleologica e finalistica.

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